Politica

Il giallo del Di Battista scomparso verso una soluzione?

alessandro di battista floris applausi

L’ispettrice Monica Guerzoni del Corriere della Sera indaga oggi sul giallo della scomparsa di Alessandro Di Battista e fornisce gli elementi decisivi per la soluzione del caso: prima di tutto con un virgolettato e poi con un soprannome. Il virgolettato è quello attribuito allo stesso Di Battista, che fa sapere: «Sto solo sbrigando questioni personali, tutto qui». Il Dibba desaparecido insomma è desaparecido per scelta, non per necessità. E poi c’è la questione della necessaria pausa di riflessione dopo l’evidente tentativo (interno al M5S) di farlo passare per capro espiatorio delle sconfitte elettorali:

Chi gli vuole bene approva la pausa di riflessione. Chi lo teme, spera sia più lunga possibile. Qualcuno insinua che sia stato zittito da Palazzo Chigi con tanto di«divieto» di comparire in tv. Ma un deputato smentisce e, previa richiesta di anonimato, spiega così l’inabissamento: «Lo sa come lo chiamiamo? L’anguilla, per la sua capacità di scivolare via nei momenti difficili». E questo di certo lo è.

Ora, sarà un caso ma giusto l’altroieri Annalisa Cuzzocrea di Repubblica faceva invece sapere che per lo stesso motivo Di Battista era invece soprannominato “il sommergibile”, facendo riferimento alla sua capacità di inabissarsi nei momenti difficili. E qui Dibba ci farebbe un bello status sulla stampa italiana inattendibile perché uno non può avere due soprannomi, e quindi è chiaro che i giornalisti sono corrotti dai Benetton per attaccarlo. Però è innegabile che anche se i soprannomi sono diversi, il senso è lo stesso. O no? Ma continuiamo a seguire l’indagine dell’ispettrice Guerzoni:

Gli addossano il peso della sconfitta, gli addebitano la regia dell’infausto abbraccio coni gilet gialli, l’appoggio al dittatore venezuelano Maduro e gli attacchi virulenti che hanno fatto saltare i nervi a Salvini. «Per un po’ è meglio che se ne stia buonino», conferma l’ariaccia che tira l’onorevole Daniele Del Grosso, che gli è amico.

Sembra che Giuseppe Conte non si strappi i capelli per l’assenza dalle scene di un leader che «non ha un ruolo di governo» e dunque parla a titolo personale. Poteva fare il ministro e non ha voluto, evocano il gran rifiuto i colleghi delusi. E ora? Prepara le valigie per un altro, lungo viaggio di lavoro per Il Fatto quotidiano, in India.

Dibba in India già si sapeva, ma così sembra proprio in preparazione una fuga!

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