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Ma perché a Roma Lanzalone è inamovibile?

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Altro che culo di pietra: Lanzalone è inamovibile. L’avvocato chiamato a Roma da Virginia Raggi su suggerimento dei ministri Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro e diventato presidente di ACEA si trova ancora agli arresti domiciliari e rischia di finire sotto processo per i reati di corruzione e traffico di influenze illecite. Eppure risulta essere ancora membro del consiglio di amministrazione della municipalizzata la cui quota di maggioranza è detenuta dal Comune di Roma.

Luca Lanzalone fa ancora parte del CdA di ACEA

Dopo la deflagrazione dell’inchiesta su Parnasi e lo Stadio della Roma Luca Lanzalone aveva rinunciato all’incarico di Presidente di ACEA (al suo posto a giugno il Cda ha nominato Michaela Castelli) ma a quanto pare non ha rinunciato al posto da consigliere. E nessuno evidentemente gli ha chiesto di farsi da parte. Sul sito della società Lanzalone infatti figura tra i membri del CdA della società quotata in borsa.

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A segnalarlo nei giorni scorsi è stata Ilaria Sacchettoni che sul Corriere della Sera spiegava che la decadenza di Lanzalone da membro del CdA non è mai stata sottoposta all’attenzione dell’assemblea da parte degli azionisti. Ci aspettava forse che Lanzalone, dopo aver fatto un passo indietro dal ruolo di presidente si dimettesse anche dal consiglio di amministrazione. Così non è stato e il Comune di Roma, che è l’azionista di maggioranza che aveva indicato Lanzalone al ruolo di presidente, non ha mosso un dito.

Quando Virginia Raggi invitava a cacciare indagati e condannati

Il risultato è che al momento Lanzalone, indagato e agli arresti domiciliari, continua a prendere il suo compenso da consigliere di ACEA anche se è impossibilità dal presenziare alle sedute del CdA. Così facendo il Comune di Roma – guidato dalla banda degli onesti del M5S – di fatto non prende le distanze da Lanzalone. E se per tutti gli altri vale il principio che ognuno è innocente fino a prova contraria è noto come il partito di Di Maio veda le cose. Ci si ricorderà di quando nel settembre 2015 Virginia Raggi chiedeva su Twitter di «cacciare indagati e condannati». Lanzalone è indagato eppure è ancora lì.

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via Twitter.com

Perché questa regola ferrea vale per tutti tranne ovviamente che per i 5 Stelle e i loro amici, che essendo onesti per definizione anche quando sono indagati. Emblematico in questo senso è il caso della sindaca di Roma, che è attualmente sotto processo con l’accusa di falso ma che non solo non si è dimessa (in spregio alle regole del suo partito) ma che addirittura potrebbe rimanere al suo posto anche in caso di condanna in primo grado. Ma non è solo Lanzalone a rimanere fermamente in sella. Anche Fabio Serini presidente dell’Ipa, l’ente di previdenza dei dipendenti comunali del Campidoglio, è ancora al suo posto. Serini venne nominato su suggerimento di Lanzalone e a fine ottobre è stato iscritto sul registro degli indagati per concorso in corruzione e traffico di influenze illecite dalla Procura di Roma. Dalle carte dell’inchiesta è emerso che Serini aveva affidato «incarichi remunerati» allo studio legale di Lanzalone.

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