Fact checking

CasaPound ha già scoperto perché ha preso lo 0,33% alle Europee

Secondo Simone Di Stefano è tutta colpa dei mass media e della sinistra che hanno spinto il 50% degli elettori di CPI a votare altri partiti. Ma Di Stefano è contento perché hanno vinto i partiti che vogliono cambiare la UE. Ovvero come continuare a portare acqua con le orecchie a Salvini anche quanto ti riduce ai minimi termini

Hanno urlato alla censura, hanno condotto una campagna soffiando sull’odio nei confronti di “zingari” e stranieri ma cosa resta di CasaPound dopo le elezioni del 26 maggio? Molti acuti pensatori e giornalisti pensano che i Fascisti del Terzo Millennio siano ingiustamente sottorappresentati sui media. Addirittura sul Primato Nazionale scrivono che c’è un complotto di Repubblica per minimizzare le aggressioni subite da CasaPound.

Il clamoroso successo di CasaPound

Poi si va al voto e si scopre che a livello nazionale il partito di Iannone e Di Stefano ha conquistato la bellezza di 88mila voti pari allo 0,33%. Per fare un confronto il Partito Animalista ha preso quasi il doppio dei voti di CasaPound (159mila, lo 0,60%) e anche il partito di Mario Adinolfi, il Popolo della Famiglia, ha fatto qualcosa in più degli occupanti dello stabile in via Napoleone III a Roma.

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In poche parole lo zerovirgola niente degli italiani – così come già in passato – ha scelto di votare per CasaPound. Perché quello 0,33% è quello di coloro che hanno votato ieri con l’affluenza al 56,10%. Quindi è lo 0,33% di poco più della metà degli aventi diritto. In pratica a livello nazionale CasaPound “vale” poco più dello 0,1%. Eppure Simone Di Stefano oggi su Facebook senza dare numeri ha spiegato che «oltre metà dei nostri elettori ha scelto altri partiti, oppure ha deciso di astenersi». A parte che non è chiaro come faccia Di Stefano a sapere che cosa fanno i suoi elettori questo significa che al massimo i fascisti del Terzo Millennio possono contare su 180mila voti a livello nazionale, un dato che è in ogni caso al di sotto dell’1%.

Per Simone Di Stefano è tutta colpa dei giornali (e della sinistra). Ma và?

Alle politiche di marzo 2018 CasaPound aveva preso lo 0,9% e Di Stefano aveva dato la colpa al poco spazio concesso sulle televisioni. Ora che invece CasaPound, per essere un partito che rappresenta meno di centomila elettori, di spazio in televisione ne ha avuto a sufficienza (grazie ai vari Formigli) la colpa di chi è? Secondo Di Stefano, intenzionato a fare al più presto una “riflessione seria” la colpa è della «sinistra e i media hanno voluto caratterizzare la campagna elettorale in un assurdo dibattito fascismo/antifascismo». Insomma mentre quelli di CasaPound rivendicano di essere fascisti è colpa dei giornali e della sinistra se scrivono o dicono che in Italia ci sono dei neofascisti che vanno in giro a picchiare la gente, prendersela con le famiglie di Rom italiani o a dichiararsi orgogliosamente fascisti come ha fatto Polacchi di Altaforte.

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Ma non è finita qui perché secondo Di Stefano «questo fronte antifascista ha clamorosamente fallito» perché «hanno vinto i partiti convinti di poter riformare l’Unione europea». Ora non è chiaro se Di Stefano sta parlando della vittoria della Lega in Italia oppure della presunta vittoria dei sovranisti in Europa. La prima c’è stata, la seconda decisamente no.

Così Forza Nuova e CasaPound rischiano di estinguersi (dentro la Lega)

Va decisamente peggio per l’altra forza di ultradestra. Forza Nuova con poco più di 40mila voti prende lo 0,15% dei voti e riesce nell’incredibile impresa di fare peggio del Partito Pirata. O meglio, il Partito Pirata, un partito di cui davvero nessuno sa qualcosa e che non gode certo dell’esposizione mediatica di CasaPound e Forza Nuova riesce a fare quasi quanto il partito di Gianluca Iannone. Evidentemente la censura non è il vero problema.

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Il punto è che CasaPound non ha senso di esistere nel panorama politico italiano. Non solo perché un partito di ispirazione fascista non dovrebbe avere l’agibilità politica di cui godono i fascisti del Terzo Millennio ma soprattutto perché ormai i (pochi) voti di CasaPound sono tutti confluiti dentro alla Lega di Salvini che dopo la rottura con “Sovranità” si è letteralmente appropriato di tutti i temi sovranistico-nazionalisti che sono il core business di CPI. A questo punto un partito politico serio farebbe una riflessione seria. E questa riflessione non dovrebbe cominciare con “colpa dei media e della sinistra”. Primo perché i media hanno dato ampio spazio a CasaPound, secondo perché dire che si perde perché la parte politica avversaria ha fatto il suo lavoro significa non essere nemmeno in grado di ammettere una cosa: che al di là delle provocazioni e delle scaramucce territoriali quelli di CasaPound vanno bene solo per fare gli sbandieratori e urlare Presente! Ma soprattutto forse sarebbe il momento, per gli elettori di CPI (perché i dirigenti lo sanno da un po’) di rendersi conto che portare acqua con le orecchie alla Lega significa scomparire. Ma attenzione, questo non significa che Salvini ci sta salvando da derive neofasciste (come diceva di voler fare Grillo quando era l’argine contro Alba Dorata) ma semplicemente che quei temi, quelle parole d’ordine ora sono diventate anche quelle della Lega. Dal Prima gli Italiani alle battaglie per la famiglia “naturale” contro l’aborto e col rosario in mano a rivendicare le radici cristiane d’Europa. È Salvini il vero leader dell’ultradestra italiana, esattamente come sperava.

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