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Perché Casapound sta zitta mentre Salvini li scarica?

salvini casapound

Simone Di Stefano, leader di Casapound, qualche giorno fa ha risposto forte e chiaro a Giorgia Meloni che aveva detto durante Agorà di non conoscerlo: «Strano, visto che la prima volta che è entrata in una sezione del MSI la porta gliel’ho aperta io e abbiamo fatto militanza politica insieme per due anni». Una replica inappuntabile e puntuale – arrivata qualche ora dopo la trasmissione – a un tentativo furbetto di “dimenticare” le proprie radici per “governare con i moderati”, come disse lo stesso Di Stefano. Ma proprio per questa inappuntabile coerenza nei confronti della leader di Fratelli d’Italia, stupisce che Casapound non abbia avuto nulla da ridire nei confronti di Matteo Salvini, che ieri, in occasione del suo viaggio in Israele, ha detto alla Stampa che con Casapound «da due anni non abbiamo più rapporti».


Perché Casapound sta zitta mentre Salvini li scarica?

È ovviamente falso che Salvini dica di non sentire più Casapound da due anni (secondo la versione del Corriere della Sera avrebbe detto “un anno”). Le foto della manifestazione di Noi Con Salvini a Roma a cui aderì Casapound, che vedete qui, risalgono al febbraio 2015.

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L’effetto Salvini (via Facebook.com)

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Salvini e Casapound manifestano a Roma (febbraio 2015)

E nel settembre scorso Simone Di Stefano era pronto a lanciare il polo sovranista proprio con Matteo Salvini. Eppure proprio Casapound, così giustamente severa nei confronti della smemorata Meloni, non sembra essersi accorta del tentativo di Salvini di scaricarli. Nessun articolo sul Primato Nazionale, organo dei Fascisti del Terzo Millennio, sulla storia. Nemmeno un pezzo sulla visita di Salvini in Israele, quasi a voler soprassedere sulla questione perché troppo imbarazzante. E anche nell’intervista rilasciata da Simone Di Stefano ieri a Intelligonews (ma probabilmente scritta prima) i riferimenti a Salvini erano vaghi: «Sicuramente la Meloni che da quando si è candidata va supplicando Berlusconi di sostenerla ma si renderà conto presto che non lo farà. Anche Salvini si renderà conto che senza Berlusconi non si sta in tv tutte le sere e un modo di fare un passo di lato o indietro si trova sempre in queste situazioni…».

Casapound e la Lega a Milano

Forse però c’è una spiegazione più prosaica del silenzio di Casapound. E risiede in quanto raccontato ieri da Paolo Berizzi nell’edizione milanese di Repubblica a proposito delle liste che sosterranno candidato sindaco della destra a Milano Parisi: qui si racconta che i Fascisti del Terzo Millennio vorrebbero inserire proprio nelle liste della Lega due persone vicine al movimento di Di Stefano:

Casa Pound, nonostante il graduale raffreddamento dei rapporti a livello nazionale seguito alle prove di matrimonio “anti immigrazione” con la Lega Nord, punta a candidare, nelle liste della stessa Lega, Roberta Capotosti alla presidenza del Consiglio di zona 2, e Angela De Rosa in Consiglio comunale. Le due “dame nere” — della prima le cronache ricordano il saluto romano alla manifestazione del 29 aprile 2014 in ricordo di Sergio Ramelli, Enrico Pedenovi e Carlo Borsani e la foto sui manifesti elettorali con la croce celtica al collo — saranno in quota Sovranità, la casa dei salvinisti di destra nata sotto l’egida di Casa Pound.
Se l’operazione-Lega non andasse in porto, Casa Pound si vedrebbe costretta — dentro un vicolo più stretto — a presentare una propria lista. Ma considerando che Sovranità nasce come “nuovo soggetto politico per chi ama la nazione e vuole sostenere le idee di Matteo Salvini”, i dirigenti casapoundini confidano, almeno in chiave milanese, in un ritorno di fiamma con il “Capitano” in felpa. Nel laboratorio elettorale nero-verde altri innesti sono in programma: tra i candidati della Lega per il Consiglio comunale dovrebbe esserci — secondo quanto ricostruito dall’Osservatorio democratico sulle nuove destre — Vincenzo Sofo, già consigliere in Zona 6 e presidente dell’associazione

Insomma, forse la mancata replica a Salvini si spiega prosaicamente con l’alleanza ancora in fieri nel capoluogo meneghino. E serve anche a smentire le fandonie del leader leghista sul fatto che non sente più Casapound da tempo. Realpolitik. E pazienza se sull’altare bisogna sacrificare qualcosa.
Edit: Primo nei commenti segnala questo articolo di Giorgio Nigro che parla del viaggio in Israele di Salvini con un fact checking sulla Striscia di Gaza. Non è quello che si intendeva nell’articolo, ma è comunque una risposta.
Edit2: due giorni dopo che Salvini li ha scaricati, e successivamente alla pubblicazione di questo articolo, Casapound finalmente risponde a Salvini. Da notare che l’articolo, pubblicato successivamente a questo, ricorda tutte le circostanze riportate qui e utilizza anche lo stesso linguaggio:
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