Fact checking

Tutte le balle di Salvini su Open Arms

Giovanni Drogo|

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Archiviata –  Convenzione di Amburgo riguardano invece la richiesta di ingresso, da parte di uno Stato nelle acque territoriali di un altro Paese allo scopo di compiere le operazioni di ricerca e di salvataggio in mare. Si tratta di rapporti di cooperazione tra Stati. 

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Sia nel caso della Alan Kurdi che della Open Arms non solo si parla di un’imbarcazione privata operata da un’organizzazione non governativa ma soprattutto il salvataggio è stato effettuato al di fuori delle acque territoriali perché si è svolto nella zona SAR, che si estende ben oltre il limite delle acque nazionali (libiche o italiane o di qualsiasi altro Stato).

Inoltre quei due specifici articoli della Convenzione di Amburgo non parlano dell’indicazione del POS, il Place of Safety, ma di operazioni di soccorso in mare. L’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) stabilisce invece che sia il primo MRCC contattato a dover eventualmente trasferire la richiesta di soccorso al RCC responsabile per quell’area e che questo RCC debba «immediately accept responsibility for co-ordinating the rescue efforts, since related responsibilities, including arrangements for a place of safety for survivors» compito che ricade principalmente sul Governo responsabile per quell’area. E che fine fa il RCC di primo contatto? Secondo l’IMO è responsabile per la gestione dei soccorsi fino a che l’RCC competente non assume la responsabilità dei soccorsi. Aggiungete a questo punto quanto detto in precedenza sul ruolo degli assetti della Marina Militare italiana nel coordinamento dei soccorsi “libici” da Tripoli e capirete che la questione non si risolve certo lavandosene pilatescamente le mani e dicendo che sono affari della Spagna.

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Inoltre al punto 6.8 delle linee guida dell’IMO si legge che che il governo e il MRCC responsabile dei soccorsi deve mettere in atto qualsiasi sforzo per «minimizzare il tempo di permanenza dei sopravvissuti a bordo della nave che ha prestato soccorso». Esattamente l’opposto di quello che ha fatto Salvini. In base ai trattati e alle convenzioni internazionali non è vero quindi che spetta allo “stato bandiera” indicare il POS. Vi immaginate ad esempio se a soccorrere dei naufraghi nell’Egeo fosse un mercantile battente bandiera cinese o panamense? Non ha alcun senso che si imponga lo sbarco in un porto distante migliaia di miglia quando ce ne sono di più vicini. Impensabile quindi che una nave come la Open Arms potesse andare in Spagna dopo che il premier Sanchez aveva offerto il porto di Algeciras (il 18 agosto, sedici giorni dopo la prima richiesta all’Italia). Salvini conclude ricordando che «gli eventi dell’agosto 2019  sono simili a quelli del 16 marzo 2018, che avevano coinvolto Open Arms e lo stesso comandante e rispetto ai quali la procura di Ragusa aveva già chiesto il rinvio a giudizio (accuse: violenza privata e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina)». Ma non la racconta tutta, infatti dimentica che a carico del comandante della Open Arms c’era anche l’accusa di associazione a delinquere mossa dalla procura di Catania, che però è stata archiviata. E non sarebbe la prima volta se anche il processo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina finisse in un nulla di fatto.

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