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Ma Salvini che vuole andare in Parlamento con il Coronavirus è lo stesso che in Parlamento non ci va mai?

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«La Lega chiede la convocazione immediata del Parlamento. Deputati e senatori come tanti altri lavoratori italiani che sono al lavoro  in queste difficili anche i parlamentari devono andare al lavoro  in queste ore difficili». Così ieri Matteo Salvini chiedeva che i parlamentari si riunissero per poter votare e migliorare il Decreto Cura Italia licenziato il 17 marzo ed in vigore da ieri. Tecnicamente il Parlamento ha 60 giorni di tempo per convertire in legge il decreto ma Salvini vuole fare tutto subito.

Tutte le volte che Salvini non è andato in Parlamento, al Viminale o ai vertici europei

La ragione? A parole il leader della Lega dichiara che ci sono tante cose da sistemare, a partire dai 600 euro una tantum per lavoratori autonomi e Partite IVA. Giudica “inaccettabile” lo svuotacarceri che non fa altro che prevedere una procedura agevolata per la detenzione domiciliare dai detenuti che devono scontare una pena, o residuo di pena, fino a 18 mesi (cosa che è già possibile e prevista dalla legge). E soprattutto teme che «a Bruxelles si prendessero accordi sul MES senza che i parlamentari che rappresentano gli italiani siano coinvolti e ascoltati» (il 5 marzo è stata annullata la seduta dell’Europarlamento e attualmente a Bruxelles stanno studiando come proseguire l’attività in videoconferenza o secondo altre modalità).

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Sembra incredibile però: il Salvini che vuole andare in Parlamento è lo stesso che l’estate scorsa fece esplodere la crisi del Governo Conte 1 dalla spiaggia del Papeete di Milano Marittima da dove aveva chiesto di tornare immediatamente al voto (senza un passaggio parlamentare) e che giustificava le sue assenze dal Viminale spiegando che al giorno d’oggi per fare il ministro e dare ordini, disposizioni e direttive era sufficiente avere uno smartphone. Sì: è proprio lo stesso Matteo Salvini che non andò mai al Senato a riferire sul caso Savoini, lo stesso che per quasi un anno non rispose mai all’invito formale di un’audizione in Commissione Antimafia. Proprio lui, quello che disertava i vertici europei e che quando doveva andare al Parlamento Europeo non ci andava quasi mai riuscendo per ben due volte a perdersi il voto sugli aiuti ai terremotati. Per la cronaca il totale delle presenze in Aula a Palazzo Madama del senatore Salvini è pari al 10% delle votazioni.

Giorgia Meloni, la stakanovista del coronavirus

Ora poco importa che Salvini sia anche quello che vuole “chiudere tutto”, tranne il Parlamento ovviamente. Perché dai banchi del Senato Salvini potrà gridare all’Italia e al mondo (non che non lo abbia fatto già) che questo Governo è inadeguato a gestire l’emergenza coronavirus. Ma il capo del Carroccio non è il solo. «In un momento di emergenza nazionale i primi a dover lavorare devono essere i Parlamentari. Noi vogliamo lavorare, fatecelo fare», tuonava ieri la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.

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Sarà un caso anche qui che Giorgia Meloni non è proprio la deputata più presenzialista di Montecitorio. Secondo il portale OpenParlamento la capo di FdI ha il 70% di assenze dalle votazioni in Aula con appena il 29% di presenze. E lo sa bene visto che qualche mese fa fece la scenetta di andare a farsi una foto in Transatlantico per mostrare che era l’unica al lavoro (ma la commissione si riuniva al piano di sopra). Si dirà che la Meloni ha anche altro da fare. Non si capisce cosa visto che nemmeno al Consiglio Comunale di Roma (dove è eletta) risulta essere molto presente. Nel 2019 su 92 sedute effettuate dall’Assemblea Capitolina la Meloni ha preso parte solo a 11 riunioni dell’Aula, due in più di Alfio Marchini ma meno di una al mese.

Ma si sa, fino ad ora in Parlamento o al Campidoglio non si è mai discusso di Covid-19. Oppure – come suggerisce l’onorevole Giuditta Pini su Facebook – i due hanno solo voglia di fare un po’ di polemica gratuita. Perché, scrive l’onorevole Pini, «il Parlamento non ha mai chiuso. Stiamo lavorando per capire come consentire a chi non può venire, (perché malato, o in quarantena) di poter comunque esercitare il suo ruolo, quindi votare, presentare e discutere emendamenti». Non dimentichiamo che Meloni e Salvini sono quelli che quando si votava la fiducia al Governo Conte 2 erano in piazza Montecitorio a parlare di democrazia e spiegavano che non si poteva fare un Conte Bis perché non votato dagli italiani. Cosa ci si può aspettare da due che da anni raccontano al Paese una versione completamente inventata della nostra Repubblica Parlamentare?

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