Politica

Anche oggi Salvini è al Viminale (mentre prima non ci andava mai)

matteo salvini ministero

Da quando il governo Conte è dimissionario, Matteo Salvini non perde occasione per farsi fotografare al Viminale. La raffinatAHAHAH strategia di comunicazione del ministro dell’Interno prevede evidentemente più photo opportunity possibili all’interno di un contesto di lavoro perché quello è un punto debole della sua immagine. E così il 23 agosto, venerdì, si è fatto fotografare in ufficio e ha pubblicato la foto su Facebook. E poco fa ha fatto la stessa cosa mentre additava i cattivone di turno, stavolta un consigliere comunale del PD emiliano.

matteo salvini ministero

L’impegno a favore di social network di queste ultime ore, tuttavia, non può far dimenticare quella campagna elettorale permanente in cui il ministro latitante, il ministro “torno subito”, ha trascinato l’Italia. Lo scorso 14 maggio Repubblica fece un conto: incrociando l’elenco ufficiale degli appuntamenti del ministro, con i lanci delle agenzie stampa, le interviste in televisione e le foto postate sulle sue pagine Facebook e Twitter, venne fuori che Salvini aveva trascorso al Viminale appena 17 giornate intere (ossia mattina e pomeriggio) nei primi cinque mesi e mezzo del 2019. Aggiornate al 24 agosto, le giornate intere di Salvini al Viminale sono diventate 36, calcolo anche questo arrotondato per eccesso perché contiene 14 giorni di “buio”, in cui non si sa bene cosa abbia fatto. In sintesi, Salvini è stato appena un mese sugli ultimi otto al suo posto di lavoro.

matteo salvini ministero viminale

Intanto da oggi gira molto questo scatto, che è stato pubblicato dal Corriere della Sera nei giorni scorsi: fa particolarmente sorridere perché il Capitano tiene il mouse con la sinistra per necessità di posa. “Necessità di posa”: se ci pensate, è la storia della sua vita in tre parole. Intanto si può anche notare come le foto sulla scrivania siano tutte girate in favore di obiettivo di macchina fotografica:

foto salvini

Leggi anche: Tutte le schifezze mai rinnegate da quel grandissimo statista di Giuseppe Conte