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Tutti i saluti romani di Fratelli d'Italia che Giorgia Meloni dice di non aver visto

@Giovanni Drogo|

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Ieri sera a Piazza Pulita Giorgia Meloni ha detto che non è affatto vero che Fratelli d’Italia sta cercando di fregare i voti alla Lega di Matteo Salvini. Un minuto dopo però eccola lì a ribadire che c’è una profonda differenza tra l’andare a citofonare ad un ragazzino accusandolo di essere uno spacciatore (come ha fatto Salvini) e mettere alla gogna dei cittadini stranieri solo perché hanno la casa popolare (come hanno due consiglieri comunali di Fratelli d’Italia).

Tutte le balle di Giorgia Meloni sull’immigrazione

A precisa domanda sull’essere o meno moderata la Meloni non risponde, anzi rilancia: «sinceramente non so cosa significhi la moderazione in politica, se lei parla di pedofilia è moderato?». E per carità, pure se parliamo di gattini e cagnolini maltrattati probabilmente è difficile trovare dei moderati (non così se invece parliamo di animali selvatici, vero?). Poi però non appena si parla di qualcosa di più concreto come ad esempio la gestione dei flussi migratori la Meloni si inalbera, dice che le domande di Corrado Formigli sono sbagliate (?) solo perché le aveva fatto notare che con la sua proposta di blocco navale (in più occasioni la Meloni ha dimostrato di non sapere cosa sia) bambini e migranti rimarranno bloccati in Libia un paese in guerra dove FdI propone di creare degli hot spot. «In alternativa si possono fare in Tunisia» dice la Meloni, che forse ignora qualche dettaglio: non è detto che la Tunisia li voglia e i migranti sono nei campi in Libia.

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Ed in effetti tutta questa moderazione e differenza con Salvini non è che si veda. Ad esempio quando la Meloni afferma «io penso che le ONG facciano qualcosa che non esiste nel diritto internazionale». Le si fa notare che la Cassazione ha detto che l’arresto della comandante della Sea Watch 3 Carola Rackete era illegittimo perché aveva agito nel rispetto della Convenzione di Amburgo la Meloni spedisce la palla in tribuna dicendo che «la Cassazione tempo fa disse anche se non sei vergine lo stupro è meno grave per cui non sempre io condivido le sentenze della Cassazione». Ma si tratta di una bufala, perché la Cassazione (è una sentenza del 2006) non l’ha mai detto o scritto. Ma non finisce qui, perché per dimostrare che il diritto internazionale non contempla questa possibilità di salvataggio la Meloni dice «perché non lo hanno fatto i cubani che volevano andare negli Stati Uniti?». Anche qui la Meloni gioca sull’ignoranza del pubblico, perché durante gli anni dell’emigrazione di massa – via mare – da Cuba verso la Florida gli USA adottarono (e rimase in vigore fino al 2017) la politica del wet feet, dry feet. Chi riusciva ad arrivare in Florida senza essere intercettato aveva il diritto di restare. Chi invece veniva intercettato in mare veniva deportato verso un paese terzo (Panama, ad esempio) oppure – in base ad accordi con Cuba – riportato sull’isola. È evidente quindi che in quel contesto (e parliamo del periodo tra gli anni ’80 e gli anni ’90) era assolutamente differente da quello attuale in Italia.

Ma davvero la Meloni sono dieci anni che non vede un saluto romano?

Ora questo giocare sulla paura e sull’ignoranza degli elettori, il banalizzare le questioni, il proporre soluzioni semplici a problemi complessi (il blocco navale per rispondere alle sfide dell’immigrazione) e stabilire indebite analogie è proprio l’essenza del populismo sovranista. Quello stesso populismo della Lega o del MoVimento 5 Stelle. Con la differenza che la Meloni e il partito di Salvini sono stati già al governo del Paese, hanno già avuto modo di mettere alla prova le loro ricette di governo, e non hanno funzionato.

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Ma in politica, è noto, tutto si perdona e tutto si dimentica. E così ieri sera parlando della strage di Hanau la Meloni ha detto che «alcune scelte che noi stiamo facendo in Europa non aiutano. Questo dire che dobbiamo rimuovere i simboli del cristianesimo perché altrimenti offendiamo qualcuno». Bisogna prevenire le bombe sociali che stiamo creando nella nostra società. Eppure il terrorismo di destra in Germania è una tragica realtà, lo dicono i dati: 100 morti. Ma nulla sul fatto che era lei a parlare di «prove generali di sostituzione etnica in Italia» oppure che nel 2017 parlava di “invasione pianificata e voluta” e che spiegava i numeri dell’immigrazione dicendo «penso che ci sia un disegno di sostituzione etnica in Italia».

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Mentre la Meloni dice che a volte è il terrorismo islamico a dare vita al terrorismo di destra in studio si chiedono se non è che per caso anche dalle parti della destra italiana c’è chi strizza l’occhio a certe ideologie. «Non mi pare che nelle nostre manifestazioni ci siano quelli col braccio alzato di Fratelli d’Italia. Sinceramente ci sono decenni che io non li vedo, vi posso dire la verità», dice la Meloni. Che evidentemente non ricorda di quando per fare una provocazione Ignazio La Russa fece il saluto romano in Aula al Senato durante la discussione sul DDL Fiano.

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Più di recente, ma sempre per scherzare eh, La Russa condivise un post di Andrea Nadalini, assessore a Codroipo in quota Fratelli d’Italia, che diceva così. “Non stringete la mano a nessuno, il contagio è letale. Usate il saluto romano, antivirus e antimicrobi”. Poi c’era il caso di Ugo Falcone  segretario di Fratelli d’Italia ad Udine che faceva il saluto romano per festeggiare la vittoria di Pietro Fontanini. Falcone poi dirà che era tutto un equivoco e che in realtà il suo era un semplice gesto di esultanza da stadio nel momento della vittoria. Ma di saluti romani da parte di esponenti di FdI ce ne sono stati parecchi anche ai comizi di Giorgia Meloni, proprio sotto al palco dove si trovava lei. Ma senza fermarsi alla gestualità ci sono anche le parole, come quelle dell’assessora regionale del Veneto Elena Donazzan (anche lei di FdI) che durante un’intervista disse: «Mussolini? È stato un grande statista, l’ha detto Churchill, quindi io non faccio che inchinarmi. Pure Ghandi disse qualcosa di molto positivo su Mussolini. Che sia stato uno dei più grandi statisti italiani è una cosa oggettiva, credo».

Giorgia Meloni si è dimentica forse anche festa dedicata al Ventennio ad Acquasanta Terme cui hanno preso parte (ma sono solo passati “a salutare”) due esponenti di Fratelli d’Italia: il sindaco di Ascoli Piceno Marco Fioravanti e il deputato marchigiano Francesco Acquaroli. La cena organizzata il giorno dell’anniversario della marcia su Roma. Sulle tavole menù con fasci littori e foto del Duce ed altri riferimenti al Fascismo accostati a quello del partito di Giorgia Meloni. Alla fine a prendersi la responsabilità per l’accaduto è il segretario provinciale Fdi di Ascoli Piceno Luigi Capriotti che in una nota chiede scusa e si assume “tutte le responsabilità in merito alla vicenda della cena ad Acquasanta Terme”. Viene fuori così che la cena era in realtà un’assemblea di Fratelli d’Italia organizzata da Capriotti “per parlare, insieme ad alcuni militanti del partito, dei principali problemi del nostro territorio, con un’attenzione particolare alla questione relativa alla ricostruzione post sisma”.

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