Economia

Francesco Giubilei e le balle su Quota 100 che ha diminuito la disoccupazione ad Agorà

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Questa mattina ad Agorà il presidente della Fondazione Tatarella Francesco Giubilei ha criticato l’approccio a suo dire assistenzialistico dell’attuale esecutivo che non ha abolito il Reddito di Cittadinanza. Dimenticando però chi quella misura assistenzialistica l’ha votata e introdotta (per altro senza nemmeno eliminare il bonus degli ottanta euro di Renzi). Secondo Giubilei c’è modo e modo di far ripartire l’economia. Uno è quello di abbassare le tasse con la Flat Tax l’altro è quello del M5S e delle misure assistenzialistiche.

Francesco Giubilei non si è accorto del fallimento di Quota 100?

Facciamo finta per un momento che qualcuno abbia davvero introdotto la Flat Tax in Italia e che quel qualcuno ci abbia detto con quali soldi la vuole finanziare (spoiler: non è mai successo). Perché il Reddito di Cittadinanza è una misura assistenzialistica mentre un altro grande provvedimento del Governo Conte One, Quota 100 invece no? Giubilei, che è Laureato in Lettere Moderne all’Università degli Studi di Roma Tre e in Cultura e Storia del Sistema Editoriale all’Università degli Studi di Milano ed è docente a contratto all’Università telematica Giustino Fortunato di Benevento dove insegna Autoimprenditorialità giovanile e creazione d’impresa, sostiene che «Quota 100 è una manovra che se noi andiamo a vedere i dati dell’occupazione dello scorso anno l’occupazione dal 1977  è cresciuta? Perché cresce l’occupazione? Perché vanno in pensione nuove persone quindi si sbloccano posti di lavori anche per i giovani».

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In buona sostanza il professor Giubilei ritiene che Quota 100 abbia contribuito a far far crescere l’occupazione perché quando vanno in pensione nuove persone si sbloccano posti di lavoro per i giovani. Questo è esattamente quello che diceva Luigi Di Maio (che è il Capo Politico del M5S) quando spiegava i benefici della cosiddetta “abolizione” della Legge Fornero dicendo che avrebbe triplicato i posti di lavoro. Una fregnaccia che non aveva senso visto che si basava sulla nota fallacia notacome  lump of labor fallacy: vale a dire sull’assunto che esista un numero fisso di posti di lavoro che non varia mai. Era ottobre del 2018. La verità oggi (gennaio 2020) è sotto gli occhi di tutti quelli che la vogliono vedere: Quota 100 non crea posti di lavoro e per i giovani, quelli che in teoria avrebbero maggiormente beneficiato del turn-over è una vera propria fregatura.

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Come rileva il presidente di ADAPT Francesco Seghezzi non c’è alcun dato a sostegno delle affermazioni di Giubilei. E no, le sparate di Salvini non sono dati. Anche perché il leader della Lega qualche tempo fa ha annunciato con toni trionfali il successo di Quota 100 linkando uno studio (quello della Fondazione consulenti del lavoro) che lo smentiva. Il turn over è stato appena del 37%, ovvero un assunto ogni tre pensionati. Un successone, al punto che c’è chi dice che Quota 100 ha distrutto posti di lavoro, invece che crearne. E si potrebbe andare avanti, perché sempre la Fondazione consulenti del lavoro Quota 100 libererebbe posti soprattutto nei settori a bassa specializzazione, quelli dove è più facile l’equazione “un giovane per un anziano”.

I tempi sono maturi per ammettere (tutti) che RdC e Quota 100 sono stati una grande marchetta elettorale

Tutto questo non serve certo per dire che il Reddito di Cittadinanza sia stato un successo. Anzi, il Reddito di Cittadinanza di lavoro non ne ha creato, perché ad oggi non risulta che nessuno abbia ricevuto le fatidiche tre proposte di lavoro. Quelli che hanno trovato lavoro grazie al RdC sono invece una minima percentuale e le prospettive future non sono proprio rosee nemmeno per chi ancora non lo ha trovato. E del resto i famosi Navigator del RdC hanno iniziato ad essere chiamati quasi un anno dopo l’erogazione del primo assegno di sostegno al reddito.

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Basterebbe invece ammettere che né Quota 100 né il Reddito di Cittadinanza hanno risolto il problema del lavoro in Italia e che sono state entrambe due costosissime marchette elettorali: una da addebitare alla Lega di Salvini e la seconda al M5S di Luigi Di Maio. Ma Giubilei non ha evidentemente tempo per i dati e le cifre, e  i meccanismi televisivi impongono anche di non concentrarci troppo sul raccontare le cose come stanno ma di rappresentare delle vedute, vere o false che siano l’importante è che siano plausibili.

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Quando però si tratta di titoli Giubilei è molto più puntiglioso. Lo dimostra la precisione con cui ha tentato di stoppare la polemica nata sul fatto che nella sua biografia su Twitter si definisce professore, cosa che secondo Riccardo Puglisi e Roberto Burioni non potrebbe fare perché è un docente “a contratto”. Poco importa che Giubilei sia professore, docente a contratto, editore o presidente di una fondazione politica. Quello che interessa al pubblico è che non racconti balle.

 

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