Economia

Perché Quota 100 è una fregatura per i giovani

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Ieri a Otto e Mezzo Paolo Pagliaro ha spiegato che nonostante le promesse del governo sulle grandi assunzioni che seguiranno ai pensionamenti con Quota 100 la realtà è molto meno rosea per chi spera che si liberino posti di lavoro. Qualcuno si ricorderà di quando Luigi Di Maio triplicava i posti di lavoro e spiegava come con la progressiva abrogazione della Legge Fornero i lavoratori che sarebbero andati in pensione avrebbero lasciato il posto a nuovi occupati per quasi il triplo del numero delle uscite. La realtà, come sempre, è molto diversa.

Quota 100? Il Turn over sarà appena al 37%

Secondo uno studio della Fondazione Consulenti del Lavoro citato ieri da Pagliaro alle 315 mila uscite con Quota 100 previste per quest’anno dovrebbero corrispondere poco più di 116mila ingressi di giovani under trenta. Questo significa che il rapporto tra quotacentisti in uscita e nuovi lavoratori è assai inferiore a quanto promesso dal vicepremier pentastellato. Il tasso di riassunzione infatti è di 37 su 100. Che non solo è molto meno di quello che diceva Di Maio ma è inferiore a quanto andava dicendo l’altro vicepremier, Matteo Salvini. Il leader della Lega ci era andato più cauto dicendo che «potenzialmente possono andare in pensione 400 mila persone e si liberano altrettanti posti di lavoro». Per il ministro dell’Interno il rapporto era di uno a uno.

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Il numero di domande presentate per Quota 100 suddiviso per categoria di lavoratori [Fonte: Il Sole 24 Ore]
Ma il trucco della propaganda è tutto nell’uso degli avverbi: Salvini diceva “potenzialmente” mentre Di Maio parlava di un rapporto tre a uno “in alcuni casi”. Al solito, come ha detto proprio Salvini ad Otto e Mezzo qualche tempo  fa loro “non vendono certezze, vendono battaglie”. La battaglia era contro la Fornero, mica per più posti di lavoro. Quelli al limite sarebbero stati una gradita conseguenza collaterale. I numeri circa il totale di uscite previste è in linea con le stime contenute nel DEF, che parlano di 290 mila unità a fine 2019, 327 mila a fine 2020 e 356 e 296 mila, rispettivamente, a fine 2021 e 2022. Il tutto ovviamente ha un costo, sempre il Ministero dell’Economia nel DEF scrive che «nei primi quattro anni la maggiore spesa ammonterebbe a 3,8 miliardi di euro nel 2019, 7,9 miliardi nel 2020, 8,4 miliardi nel 2021 e 7,9 miliardi nel 2022».

I posti di lavoro perduti non verranno rimpiazzati con nuove assunzioni

Il problema però non è tanto quanti ne escano (per carità è un problema anche quello visto che aumentano i costi a carico dell’INPS) ma a quanto ammonti il turn over che appunto è al 37% come diceva quello studio citato in maniera sbagliata da Salvini. A meno che il RdC non intervenga a rilanciare l’occupazione (ma appare improbabile ormai) Quota 100 non riuscirà a fare meno della metà di quello che Salvini prometteva. E i numeri purtroppo non mentono.

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 Nel settore bancario ad esempio UILCA fa sapere che le uscite non verranno rimpiazzate con nuove assunzioni. Tanto meno di giovani e spesso verranno sostituite da soluzioni di machine learning e artificial intelligence». Non va meglio per la Pubblica Amministrazione, nella bozza del DEF il Ministero scriveva che «a fronte di una cessazione nel 2019 di 100 mila dipendenti pubblici, concentrata negli ultimi cinque mesi dell’anno, l’ipotesi di turn-over sarebbe pari 35 per cento». Insomma sembra proprio che Quota 100 sia stata una bella battaglia della Lega a spese degli italiani. Che strano vero?

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