Economia

Salvini confessa che le sue fregnacce le vuole far pagare agli italiani

salvini spread pace fiscale di martedì - 1

Matteo Salvini ieri a Di Martedì ha continuato a fare quello che gli riesce meglio: non rispondere alle domande e prendere in giro gli italiani. Lo ha fatto mentre faceva finta di spiegare cosa avrebbe fatto lui se oggi fosse stato al governo al posto di Conte. Il tema è quello della legge di Bilancio, e Salvini fa sapere che «se si fosse andato a votare l’avrei fatta io con un deficit più vicino alla Francia ma portando più soldi». Il problema è che quando al governo c’era lui il deficit “più vicino alla Francia” non è riuscito a farlo (vi ricordate la barzelletta del 2,04%?) e che non dice come e dove avrebbe trovato i soldi.

Perché Salvini non dice dove trova i soldi per per la “sua” manovra?

Andiamo con ordine. Il problema dell’attuale manovra di bilancio è quello di riuscire a trovare quei 23 miliardi di euro per sterilizzare le clausole di salvaguardia sull’IVA, un’eredità pesante sui conti pubblici lasciata dal governo precedente quello dove c’era anche Salvini. Il quale però sceglie una strategia diversa per rispondere alle accuse di chi sostiene che abbia fatto saltare il governo perché aveva visto che i conti pubblici stavano andando male. Il Segretario della Lega rilancia: «con questi numeri noi avevamo preparato una manovra economica da 50 miliardi di euro fondata sul taglio delle tasse alle famiglie e alle imprese e sugli investimenti».

salvini spread pace fiscale di martedì - 2

Non è proprio una novità, di questa famosa manovra da 50 miliardi di euro Salvini ne parla da maggio, ovvero da dopo la vittoria della Lega alle elezioni europee. Era il periodo glorioso in cui l’allora ministro dell’Interno diceva  di voler usare “la ricchezza degli italiani” senza mai precisare che cosa volesse dire davvero. E soprattutto senza mai dire dove avrebbe trovato i soldi. E 50 miliardi (ne sarebbero serviti 30 solo per la Flat Tax) non si trovano sugli alberi.

salvini spread pace fiscale di martedì - 3

Ora che Salvini non è più al governo non ha nemmeno l’obbligo morale di dire dove troverebbe i soldi per fare quello che promette (cosa che non ha mai fatto prima) e può limitarsi a dire che lui non avrebbe alzato le tasse (ma con il governo gialloverde la pressione fiscale è aumentata) e che avrebbe fatto una manovra molto più coraggiosa. Non deve dimostrare nei fatti o con i numeri cosa avrebbe fatto: funziona sempre dire “io non alzerò le tasse” quando si è all’opposizione. Tanto quando vai al governo e non diminuisci le accise sulla benzina (anzi le aumenti) nessuno si ricorderà di quello che avevi promesso.

Chi è che paga per la manovra di Salvini? Gli italiani!

Quando Floris mostra il cartello con quelle che dovrebbero essere i costi della manovra dei sogni di Salvini (33 miliardi) il sedicente Capitano sbotta: «ma ci sono soldi in più qua da mettere!». Intendendo dire che quei 33 miliardi di euro non sono tutti quelli che la Lega avrebbe voluto mettere nella manovra di Bilancio. «Ma dove li trova quei soldi?» chiede Floris. «Dagli italiani!» risponde Salvini che un attimo dopo sembra rendersi conto di aver detto qualcosa che non suona poi così tanto bene quando di presenti come quello che non vuole mettere le mani nelle tasche degli italiani. Un lapsus? Chissà. Ed infatti poco dopo il capo del Carroccio prova a girare la frittata dicendo che «qua occorre dire la verità: occorre andare a Bruxelles a chiedere la possibilità di usare per gli italiani i soldi degli italiani». Un’altra frase senza senso dal punto di vista del bilancio. Perché non c’è alcuna garanzia che questo possa accadere, anche perché quando la Lega (assieme al M5S) ha provato a intavolare una trattativa del genere è passata dal chiedere il 2,4% di rapporto deficit/PIL al 2,04%.

Ma se Salvini non vuole aumentare le tasse come pensa di trovare i quasi trenta miliardi di differenza tra la legge di Bilancio del Conte 2 e la “sua” manovra? L’unica soluzione è evidentemente quella di fare più debito, e non stiamo parlando di qualche miliardo ma di qualche decina. E qui cade il palco, perché fare più debito significa indebitare gli italiani, non solo quelli di oggi ma anche le future generazioni che quel debito dovranno ripagarlo. Il problema nasce quando però devi collocare quel debito sui mercati e loro non te lo vogliono comprare perché il rating dei tuoi titoli di stato è così basso che nessuno si fida che tu possa ripagarlo e così sei costretto ad offrire un tasso di interesse molto alto per convincerli. Per Salvini non è un grosso problema: «l’interesse sul debito pubblico è quanto do agli italiani sui titoli di stato». Insomma sembra quasi che il leader della Lega stia giocando al gioco delle tre carte: da una parte vi prendo i soldi ma ve li ridò sotto forma di interesse, un gioco a somma zero. Il punto è che non tutti gli italiani detengono titoli di stato e che non tutti i titoli di stato sono in mano a cittadini italiani.

salvini spread pace fiscale di martedì - 4

Ma il discorso centrale di Salvini è un altro, perché lui non vuole passare per quello che ha contribuito a far schiantare i conti pubblici italiani (semmai per quello che lo farà in futuro). Lasciamo da parte per un momento il fatto che la Lega fosse al governo con Berlusconi in quel fantastico 2011 che ci ha portato sull’orlo del default e concentriamoci sul passato recente. «Lei sa che quest’anno grazie al governo di cui facevo parte anche io gli italiani pagano 3 miliardi di euro in meno di interessi sul debito pubblico, perché il debito pubblico non è lo spread, lo spread è la differenza tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi» dice Salvini a Floris rivendicando un successo del suo governo. Qualche giorno fa ad Agorà Salvini aveva detto che il risparmio era stato di 4 miliardi. La verità è che il costo del debito pubblico era aumentato nella seconda metà del 2018 quando al governo c’erano Salvini&Co, proprio a causa dello spread che era schizzato sopra i 290 punti base (oggi è intorno ai 160 bp) facendo aumentare il costo del nostro debito. Quei soldi, gli italiani non se ne saranno accorti perché non sono tasse, li dovremo pagare noi. Gli italiani stanno già pagando per le sparate di Salvini (quelle che facevano salire lo spread e quindi il costo del debito pubblico), perché dovrebbero sobbarcarsi anche il costo in una manovra quasi tutta in deficit? Lui vi dirà che così ripartirà l’economia. Ma come monito c’è la grande riforma voluta dalla Lega: Quota 100, che non è riuscita a creare i posti di lavoro promessi e non ha rilanciato l’economia. Ma tanto basterà fare più deficit, a pagare penseranno quelli che verranno dopo. Se ci saranno.

 

Leggi anche: Giorgia Meloni e l’Europa cattiva delle zucchine di mare che deve aiutarci con Ilva