Economia

San Luigi Di Maio e la moltiplicazione dei pensionati e dei posti di lavoro

@Giovanni Drogo|

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«In un’epoca in cui un certo giornalismo ha un po’ la puzza sotto il naso qui si possono dire le verità come stanno, le cose come stanno». Così ha esordito il vicepremier Luigi Di Maio Fonte

I numeri sono diversi (400 mila contro i 500 mila di Di Maio) e anche il rapporto. Per il pentastellato è tre a uno mentre per il leader leghista è uno a uno. Ma non è così, perché questo ragionamento si basa sull’assunto che esista un numero fisso di posti di lavoro che non varia mai e che per così dire è “tenuto impegnato” dai lavoratori più anziani che – tardando ad andare in pensione – ritardano l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Ma è un ragionamento che non ha senso, perché se così fosse non ci sarebbe mai una vera crescita economica, e non tiene conto della capacità di creare nuovi posti di lavoro e nuove opportunità lavorative. Si tratta di una fallacia che è nota come lump of labor fallacy. Se ci sono 100 posti di lavoro e ci sono 8 giovani in cerca di lavoro e 8 “pensionandi” significa che un Paese non è in grado di creare nuovi posti di lavoro ma solo di procedere alla sostituzione delle posizioni precedentemente occupati.

Quante nuove assunzioni ci saranno con il superamento della Fornero?

In realtà in un’economia che cresce (che è quello che accadrà, promette il governo) i lavoratori anziani non sottraggono opportunità lavorative ai più giovani. Senza contare il problema derivante dal fatto che abbassare l’età pensionale significa mandare al collasso il sistema pensionistico (a meno di non prelevare ulteriori contributi dai nuovi lavoratori) perché l’INPS dovrà erogare un maggior numero di pensioni. Certo, le aziende di potrebbero trovare costrette a sostituire i lavoratori più anziani pensionati in maniera repentina e lo farebbero non senza difficoltà dovuta all’impossibilità di portare avanti una pianificazione delle assunzioni. Ma non è detto che punterebbero sull’assunzione dei più giovani perché la scelta dipende da una molteplicità di fattori dei quali l’innalzamento o l’abbassamento dell’età pensionabile è solo uno.

Ma quindi quante assunzioni ci saranno se andranno in pensione 500mila lavoratori (o 400mila, secondo Salvini)? Non si tratta di una cifra facile da prevedere, molto dipenderà anche dal tenore della crescita economica promessa (o dall’eventuale fase di stagnazione). Qualche tempo fa su LaVoce.info  ha condotto un fact-checking sulle affermazioni del vicepremier leghista spiegando che esiste anche una correlazione positiva (e non solo negativa come sostiene il governo) tra il numero dei lavoratori anziani e quello dei nuovi lavoratori. Secondo LaVoce però è quanto mai irrealistica l’ipotesi di una sostituzione di 400mila pensionati con 400mila giovani. Il rapporto di sostituzione non sarebbe di 1 a 1 come dice Salvini e nemmeno di 1 a 3 come dice Di Maio. Secondo alcuni studi invece sarebbe di 5 a 1 a favore dei pensionati. Ovvero un nuovo assunto ogni cinque pensionati. Rapporto che si traduce in circa 80mila nuove assunzioni.

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