Economia

Tria svela: «Volevo la flat tax ma Salvini mi ha fermato»

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«Certo è che se uno ha in corso una trattativa, e non insulta la controparte, forse è meglio. Facilita la trattativa»: ieri l’ex ministro dell’Economia scelto dalla Lega su suggerimento di Paolo Savona Giovanni Tria, parlando a margine della conferenza “Progressivism, Socialism, Nationalism” , organizzata dal Center on Capital and Society della Columbia University guidato dal Nobel Phelps, ha svelato un retroscena interessante sul modo in cui il governo Lega-M5S ha condotto le trattative con l’Europa. Già che c’era, Tria ha anche raccontato un retroscena sulla Lega e sulla flat tax che farà molto felici gli elettori del NordEst:

Secondo l’ex ministro «c’è da ridurre la pressione fiscale, cambiarne la composizione. Una riforma fiscale credibile non si fa a deficit. Una famiglia si indebita per comprare una casa, non per pagare l’affitto». Poi aggiunge: «Se vogliamo evitare l’aumento dell’Iva dobbiamo contenere la dinamica della spesa corrente e agire su tax expenditure, fare una manovra diffusa su tutte le voci di spesa in modo che non crei danni da nessuna parte».

Non significa tagliare: «Supponiamo che la spesa prevista per la sanità il prossimo anno sia di 2, 5 miliardi. Se invece spendessimo 2 miliardi, la sanità si fermerebbe? No, ma con i soldi risparmiati si potrebbero finanziare interventi per favorire la crescita». E perché non si fa? «Perché ci sono miti che non si possono toccare».

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Tria rivela che «io volevo fare la flat tax l’anno scorso, ma è stata la Lega che ha deciso di non vararla, per fare invece quota 100. Stavo lavorando sulla riduzione delle aliquote, abbassare l’Irpef per i redditi medi e medio bassi, che è quello di cui si continua a parlare. Poi alcuni la chiamano riduzione del cuneo fiscale, altri flat tax, ma è un fatto nominalistico. Per flat tax si è sempre inteso questo: non ho mai visto sul tavolo altri progetti».

Anche sul reddito di cittadinanza avanza dei dubbi: «Forse è servito ad aiutare alcune persone più indigenti», ma non a rilanciare l’economia e la crescita. L’ex ministro parla anche del difficile rapporto con Bruxelles: «Il mio governo aveva ottenuto la flessibilità, il problema è che poi gli investimenti non sono stati fatti».

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