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Perché Luigi Di Maio dovrebbe abbassare lo sguardo quando parla dell’Ilva

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Ieri sera il bisministro vicepremier Luigi Di Maio era ospite di Lilli Gruber a Otto e Mezzo. Dopo aver parlato del caso Siri e della richiesta di dimissioni da parte del premier Conte Di Maio è stato messo di fronte a quello che non ha fatto in questi dieci mesi di governo. Perché in questi ultime settimane l’azione politica è stata offuscata dai guai giudiziari dei leghisti, dalla svolta di Di Maio che ha riscoperto il valore del 25 aprile e dal tentativo di spostare a sinistra il M5S.

Perché Di Maio continua a mentire sull’Ilva?

L’inversione di rotta è a tutto tondo. Qualche tempo fa Di Maio aveva detto da Fazio «penso che la famiglia sia quella con il papà e con la mamma». Ieri invece il Capo Politico del MoVimento 5 Stelle ha riscoperto il valore dei diritti civili: «io penso che l’attuale legge sulle unioni civili che c’è in Italia sia una legge assolutamente da sostenere e da difendere», curioso visto che il M5S non votò quella legge e visto che nel frattempo in Europa Di Maio si allea con i polacchi di Kukiz 15, un partito sovranista che in patria ha sostenuto l’ultradestra. Di Maio continua a ritenere che la famiglia sia quella con mamma e con il papà e che sull’adozione dei bambini per le coppie omosessuali sia necessaria fare una riflessione perché «è un tema molto complesso che non si può risolvere in favorevoli o contrari».

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Insomma: Di Maio è un po’ come un’anguilla, riesce sempre a eludere le domande cambiando argomento o evitando di rispondere nel merito. Il direttore de L’Espresso Marco Damilano ha ricordato ieri quanto avvenuto durante l’incontro con i comitati dei cittadini di Taranto. Quando il presidente di PeaceLink Alessandro Marescotti rinfacciò al ministro dello Sviluppo Economico che da quando era stato approvato l’accordo con Arcelor-Mittal le emissioni inquinanti non erano diminuite ma aumentate. Damilano si concentra sulla scena di Di Maio che distoglie lo sguardo mentre Marescotti lo incalza. Il vicepremier replica dicendo che nella sua risposta aveva spiegato che «i filtri verranno installati nei prossimi tre anni come da contratto». Il problema però è un altro. Il problema è che Di Maio ha mentito agli italiani e ai cittadini di Taranto quando nel settembre del 2018 aveva annunciato un taglio delle emissioni. «Abbiamo installato tecnologie a Taranto che riducono del 20% le emissioni nocive» aveva detto il ministro che non aveva parlato di cronoprogrammi e contratti ma di una cosa già fatta. Non erano promesse, erano cose date come già fatte.

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«Perché il MoVimento non ha detto la verità sull’Ilva» chiede Damilano? La risposta di Di Maio è un’altra supercazzola: «diciamo le cose come stanno, il governo attuale con me come Ministro dello Sviluppo Economico ha eliminato una cosa che tutelerà l’ambiente a Taranto per i prossimi anni, che si chiamava immunità sui vertici dell’Ilva e di Arcelor-Mittal». Anche questa però è una menzogna, perché il governo ha semplicemente riscritto la legge sulle esimenti penali per i vertici dell’ex Ilva, norma che aveva già cessato di avere effetto il 30 marzo. La conseguenza è che viene a cadere il ricorso alla Corte Costituzionale presentato dal GIP di Taranto Ruberto sulla norma precedente che oggi non è più in vigore. A dire che non è un’abrogazione ma una modifica è lo stesso Ministero di Di Maio quando scrive che «con questa misura viene eliminata l’esclusione della responsabilità penale per l’attuazione del piano ambientale ILVA, limitandola alle sole condotte connesse all’attuazione dell’autorizzazione integrata ambientale». Di fatto l’immunità penale resta ed è legata all’AIA, che scadrà nell’ottobre del 2023. A Otto e Mezzo però Di Maio non abbassa lo sguardo mentre lo dice, forse perché nessuno in studio gli fa notare che stava mentendo.

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