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La falsa intercettazione contro Siri (in realtà è vera)

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Ieri le pagine Facebook della Lega hanno rilanciato un articolo della Verità in cui si sosteneva che l’intercettazione in cui Paolo Arata e il figlio Francesco parlano di 30mila euro dati ad Armando Siri per l’emendamento sull’eolico non esistesse. Oggi arriva la risposta dei quotidiani chiamati in causa dall’autore dell’articolo Giacomo Amadori e quella del Fatto.

La falsa intercettazione contro Siri (in realtà è vera)

Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera oggi, senza nominare La Verità, dice che l’intercettazione risale al settembre 2018 ed è stata captata dagli investigatori della DIA grazie a una cimice nel telefonino di Arata.

Gli Arata discutono dei propri affari. Non immaginano di essere ascoltati e il padre parla a ruota libera. Spiega al figlio i rapporti con Siri, le richieste per farlo intervenire su provvedimenti di legge che riguardano gli impianti eolici per cui loro hanno svariate società e in particolare gli incentivi che loro non possono ottenere. Parla esplicitamente di 30mila euro che ha dovuto impegnare. Il senso del colloquio per i magistrati è chiaro: quei soldi sono il «costo» per garantirsi l’impegno del politico del Carroccio.

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Il testo del decreto di perquisizione in cui si parla dei 30mila euro e di Siri (Corriere della Sera, 26 aprile 2019)

Per loro è un’ammissione sufficiente a procedere contro Siri e infatti nel decreto di perquisizione esplicitano esattamente il contenuto dell’intercettazione. E infatti sono proprio gli inquirenti a confermare che «l’interpretazione di quanto affermato da Paolo Arata nell’intercettazione è univoca», soprattutto che non c’è alcun dubbio che si riferisca proprio al suo rapporto con Siri.

Per questo nel provvedimento si afferma che «Siri è indagato in qualità di pubblico ufficiale, per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, asservendoli a interessi privati — tra l’altro proponendo e concordando con gli organi apicali dei ministeri competenti per materia — l’inserimento in provvedimenti normativi di competenza governativa di rango regolamentare e di iniziativa governativa di rango legislativo, ovvero proponendo emendamenti contenenti disposizioni in materia di incentivi per il cosiddetto «minieolico» — riceveva indebitamente la promessa e/o la dazione di 30.000 € da parte di Paolo Franco Arata amministratore della Etnea srl, della Alqantara Srl, dominus della Solcara srl (amministrata dal figlio Francesco Arata) e dalla Solgesta srl (amministrata dalla moglie Alessandra Rollino), imprenditore che da tali provvedimenti avrebbe tratto benefici di carattere economico».

L’intercettazione fantasma di Arata

Marco Lillo sul Fatto aggiunge ulteriori particolari. Il primo è che “a breve saranno depositati nuovi atti e lì dovrebbe esserci anche l’intercettazione chiave del caso Siri al centro ieri di una polemica politico-giornalistica”.

Il 19 aprile Il CorSera riporta il virgolettato della “presunta”conversazione avvenuta in estate tra l’imprenditore Paolo Arata e il figlio Francesco: “Questa operazione ci è costata 30 mila euro”. Lo stesso giorno anche Repubblica riporta la frase ma in modo diverso. Ci sarebbero addirittura due conversazioni. La prima di agosto (“Questo affare mi è costato 30 mila euro”) e la seconda di settembre (“mi ci sono voluti 30 mila euro”).

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Anche Il Messaggero ha una sua versione: “Sta storia mi è già costata 30 mila euro”. Il punto è che l’intercettazione c’è, ma non ha il testo riportato dai tre quotidiani. Mentre nel titolo de La Verità e poi nelle interpretazioni politiche che ne sono state date, sembra quasi che non ci sia nessuna intercettazione che “inguaia”Siri.

Il punto, chiude il Fatto, è che la Procura di Roma ha scelto di non depositare la conversazione intercettata in cui Arata parla dei soldi, ma i pm hanno formulato un capo di accusa chiaro: “Siri, proponendo emendamenti contenenti disposizioni in materia di incentivi per il cosiddettomini eolico,riceveva indebitamente la promessa e/o la dazione di 30mila euro da parte di Arata”.

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