Economia

Carla Ruocco: da «dov’è l’oro di Bankitalia?» alla commissione d’inchiesta sulle banche

Alla fine anche la tanto attesa commissione bicamerale d’inchiesta sulle banche ha il suo presidente. Anzi, la sua presidente, perché nel ruolo che avrebbe dovuto – secondo lui – essere affidato a Gianluigi Paragone e poi a Elio Lannutti ci sarà la pentastellata Carla Ruocco. Dopo anni di arbitrario oscuramento l’onorevole Ruocco, grillina della prima ora, si prende finalmente un posto di primo piano, perché la tanto attesa Commissione sarà sicuramente teatro dell’ennesima sfida con Italia Viva e il palcoscenico di una battaglia con Matteo Renzi e i renziani sulla gestione delle crisi bancarie.

Loro non ce lo dicono, dov’è l’oro

Ieri ha l’Aria che tira la neo-presidente ha confermato che sulla vicenda della Banca Popolare di Bari sarà ascoltato anche il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. Lo stesso Visco al quale durante un’audizione in Commissione Finanze della Camera nel dicembre del 2014 la Ruocco – che è commercialista e funzionario dell’Agenzia delle Entrate –  chiese al Governatore, testuali parole, «proprio fisicamente dov’è l’oro della Banca d’Italia». Al che Visco rispose «dov’è l’oro della Banca d’Italia? È in Banca d’Italia, sta sotto. Sono venuti dei vostri parlamentari a vederlo e hanno chiesto “ma questo è veramente oro?“. Se non ci fidiamo, dice. “Ma chi ci dice che questo non sia dipinto d’oro?“».

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Quel video purtroppo non si trova più sulla pagina della Ruocco o su quelle del MoVimento 5 Stelle. Ma è un documento storico, perché in quel periodo il Capo del MoVimento era ancora uno di quelli che parlava della bufala del signoraggio bancario. E perché a quelli del M5S non bastava leggere sul sito di Bankitalia dove si trova l’oro. E nemmeno si sono accontentati di andarci di persona. Dovevano proprio chiederlo a Visco “dove stava fisicamente” l’oro.

Il meglio del meglio di Carla Ruocco

E chissà che ora che la Ruocco è alla presidenza di una commissione d’inchiesta non faccia finalmente luce sul mistero dell’oro. Ma sarebbe riduttivo riassumere così la carriera dell’onorevole Ruocco. Sarebbe come dire che Paola Taverna è solo quella che “cambiava” un’euro con una banconota da mille lire. Che nonostante sia stata messa ai margini dal partito (se ci pensate lei è una commercialista iscritta all’albo, la viceministra dell’Economia è una che ha ammesso di aver esercitato la professione senza averne titolo) si è fatta valere lo stesso.

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Qualche tempo fa a Di Martedì un’entusiasta Ruocco in salsa giallorossa ci spiegava che «il governo ha il grande merito di aver scongiurato un aumento dell’IVA che sarebbe stato una catastrofe per il Paese, questo non era affatto scontato». L’onorevole M5S parlava ovviamente del Conte Bis, dimenticando che le clausole di salvaguardia da 23 miliardi di euro le aveva messe il Conte One. Nel 2017 invece la Ruocco aveva scoperto un’altra cosa: la Legge Fornero era stata fatta per restituire tre miliardi di euro a Morgan Stanley (salvo poi andare a Davos, il famigerato covo di finanzieri e speculatori) e che si poteva abolire grazie ai soldi che il Reddito di Cittadinanza avrebbe messo nell’economia reale. Abbiamo visto che non è stato affatto così. Ma non è l’unica cosa che la Ruocco non ha capito. Tra queste c’è anche il CETA, che secondo la deputata era un «pericolosissimo cavallo di Troia che metterà a rischio le imprese nostrane e il MADE IN ITALY, perché non avranno mezzi economici per opporsi allo strapotere delle lobby finanziarie e delle multinazionali». Chissà, magari ora si scoprirà che nei caveau della Banka d’Italia vengono custodite mozzarelle di bufala DOC e prosciutti di Parma.

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