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La Commissione Banche e i Poteri Forti che vogliono fermare Paragone

commissione banche

Gianluigi Bombatomica Paragone è ancora in pole position per la nomina alla presidenza della Commissione Banche. Ieri sembrava il senatore che ha sciolto gli animali della Gabbia fosse stato fatto fuori da un veto della presidenza della Repubblica accolto in qualche modo da Palazzo Chigi. Oggi Luigi Di Maio dagli USA lo conferma, ma provvisoriamente.

La Commissione Banche e i Poteri Forti che vogliono fermare Paragone

«Per ora Gianluigi Paragone resta il nostro nome», fa filtrare il vicepremier e bisministro, aggiungendo un particolare storico: «Abbiamo già ceduto su Marcello Minenna». Ovvero sulla Consob, dove il nome scelto dal MoVimento 5 Stelle è stato soppiantato da quello di Paolo Savona, che ha così mollato quel governo che doveva aiutare a riformare l’Europa e l’euro (o a uscirne, secondo i detrattori).

«È il sistema che ha paura», confida a sera agli amici Paragone secondo il racconto di Tommaso Ciriaco su Repubblica. Si considera vittima dei potenti che ha fatto sbranare in diretta tv. Promette che non si fermerà alle porte della Storia. E che non si ritirerà dalla corsa per la presidenza della Commissione banche. Con buona pace del Colle, a cui però ufficialmente offre messaggi rassicuranti via Facebook: «Nessuno spirito di vendetta. Non intendiamo fare lo scalpo a qualcuno, soltanto costruire la verità».

Intanto però è arrivato il veto della Lega alla partecipazione dei senatori Borghi e Bagnai, racconta sempre Repubblica:

Ecco, a questa squadra hanno deciso di affidare il giudizio sul sistema bancario italiano. Ma quando leghisti e grillini hanno inviato al Colle la legge per istituire la Commissione, qualcosa si è inceppato. Sui nomi il Parlamento è sovrano, ovviamente. Ma gli uomini dicono comunque molto della filosofia che orienta l’operazione.

E allora a sera, Salvini e Giancarlo Giorgetti decidono di frenare. Né Borghi, né Bagnai – fanno sapere dalla Lega – entreranno a far parte della commissione. Sarebbero profili scontati per l’incarico parlamentare che rivestono, ma resteranno comunque fuori in modo da evitare problemi. Anche se, ufficialmente, «non sono stati esclusi perché non sono mai stati in corsa».

Come da copione di questi ultimi mesi, quindi, la Lega prosegue nell’opera di normalizzazione dei rapporti politici inaugurata da Salvini che dismette la felpa “Basta euro” e dice che vuole “cambiare l’Europa dal di dentro”, secondo lo stesso criterio seguito dal Partito Democratico e da altri.

Un governo che ha promesso ma non mantiene 

E così anche la vicenda della commissione banche rischia di fare la fine delle altre che hanno caratterizzato i primi nove mesi del governo Conte: tante chiacchiere, tante minacce all’«establishment» e ai Poteri Forti che poi all’atto pratico si sostanziano in dietrofront o accordi diplomatici con i cattivoni che volevano cacciare. E così adesso a Salvini l’euro torna a bastare e tutti quelli che mettono in dubbio la posizione finiscono per fare un passo indietro, volontario o coatto.

lega no euro borghi bagnai salvini - 5

E i noeuro cosa dicono? C’è chi ha scelto di tirare le cuoia, criticando le scelte di Lega e M5S, e chi ha scelto di tirare a campare. Intanto la Commissione Banche si fa, sì, ma come vuole Mattarella. E anche oggi usciamo dall’euro domani.

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