Economia

La favolosa figuraccia di Laura Castelli al convegno dell’Ordine dei Commercialisti

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Ci siamo occupati già altre volte del surreale talento comico della deputata del MoVimento 5 Stelle Laura Castelli. Un paio di mesi fa l’Onorevole ha stupito tutti per la sua franchezza e la sua onestà quando durante una puntata di Otto e Mezzo ha risposto candidamente “non so” alla domanda su cosa voterebbe in un eventuale referendum per l’uscita dall’euro. Sempre durante quella puntata la Castelli aveva provato a trincerarsi dietro un “non si dice il voto” ma poi, come è tradizione nel M5S, la trasparenza ha avuto il sopravvento.

Laura Castelli non è una professionista della politica, e non è nemmeno iscritta all’albo!1

Ma nel corso di questa legislatura la deputata torinese ci ha regalato altre perle. Ad esempio quando, il 22 ottobre 2013, durante una puntata di Agorà denunciò con coraggio quello che nessuno ha mai voluto dire. Ovvero che gli scioperi dei dipendenti pubblici sono pagati. La Castelli disse proprio così: «Sciopero pagato, ricordiamolo ai cittadini che ci seguono da casa, non è uno sciopero volontario, è uno sciopero pagato con i soldi pubblici». Naturalmente non serve essere laureati in economia per sapere che la giornata di sciopero viene detratta dallo stipendio di chi sciopera. Ma si dà il caso che Laura Castelli non solo sia laureata in economia ma che si sia occupata di contabilità e paghe.

Qualche giorno fa la Castelli era ospite degli Stati Generali della professione dei Dottori Commercialisti. Professione per esercitare la quale è necessario essere iscritti ad un apposito albo professionale al quale si accede dopo aver superato un esame di Stato. La Castelli si deve essere sentita davvero a casa perché si è presentata così: «Sono laureata in Economia, non sono un commercialista ma nella vita ho avuto un mio studio, ho lavorato nello studio di famiglia che si occupa di contabilità, paghe, e conosco…». L’onestà e la trasparenza dell’onorevole pentastellata però non sono state apprezzate dalla platea che ha iniziato a vociare e sogghignare.

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Screengrab via: ANSA

Ed in effetti è curioso che ad un convegno nel quale si è discusso anche di chi esercita abusivamente la professione arrivi una persona a dire che pur non essendo commercialista ha esercitato la professione e ha avuto pure uno studio. La Castelli voleva semplicemente attirare le simpatie del pubblico ed infatti poco dopo ha ribadito “mi ritengo un tecnico” ricordando anche che “ho lavorato in un CAF“. Altri brusii e borbottii da parte dei 1.500 commercialisti presenti.

A volte essere professionisti di qualcosa è utile

A quel punto l’imbarazzo era generale e anche Francesco Giorgino, che moderava l’incontro, ha provato ad uscirne con una battuta. La Castelli però non sembra aver compreso il senso delle sue stesse parole. Forse qualche indizio lo ha dato il Presidente del CNDCEC Massimo Miani che ha provato a suggerire – tra uno scroscio di applausi – che «noi abbiamo un tema molto importante di rapporto con soggetti che non sono iscritti».

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Screengrab via: ANSA

Ma non c’è stato verso, anzi la Castelli si è un po’ sorpresa (pensa te) che «la categoria si chiudesse così a riccio» chiedendosi addirittura se «Magari qualcuno preferisce i professionisti della politica» (il che detto da un politico in corsa per un secondo mandato fa sorridere). Ma non è così, forse gli astanti si sarebbero accontentati di un professionista iscritto all’albo. Dopo la Castelli è salito sul palco Matteo Salvini che si è “scusato” per non «aver mai fatto il contabile in un CAF o in uno studio» e spiegando che l’unica contabilità che fa è quella del sabato quando va a fare la spesa «ma quella riesco a farla senza togliere il lavoro a nessuno» ricevendo un applauso dalla platea. A volte essere professionisti della politica, ovvero avere un po’ di mestiere, serve più che improbabili captatio benevolentiae  a 5 Stelle.

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