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La puzza del disastro AMA che Virginia Raggi non può nascondere

natale monnezza roma 7

Chi ride quando le cose vanno male ha già trovato qualcuno a cui dare la colpa, dice la legge di Jones. E quindi non stupisce che i consiglieri M5S di Roma Capitale ieri abbiano dato il là alla loro gioia fatta di frizzi e lazzi per l’addio di Pinuccia Montanari all’assessorato all’Ambiente,  anche se la situazione di emergenza continuata dei rifiuti della Capitale, la monnezza e i topi dovrebbero consigliare loro un profilo basso.

Come procede l’impresa M5S di mandare a ramengo la raccolta rifiuti a Roma

Invece il M5S festeggia mentre Roma brucia, come un novello Nerone e mentre Lorenzo Bagnacani, fedelissimo di Montanari, almeno per il momento resterà al suo posto intenzionato eventualmente a farsi revocare l’incarico dal socio unico, il Comune di Roma. «Ma revocarli significherebbe sfiduciare il cda che gode ancora della nostra fiducia», fanno sapere da Palazzo Senatorio. E soprattutto sarà difficile trovare un altro amministratore disposto a fare il bilancio AMA come lo vuole Gianni Lemmetti, ovvero con la certificazione della perdita sui servizi cimiteriali che il Campidoglio non vuole riconoscere alla municipalizzata.

Tra le “varie ed eventuali” della delibera che ha bocciato i conti del 2017, il Campidoglio annuncia infatti anche una due diligence sulla «riconciliazione delle partite relative ai servizi cimiteriali» (il nodo del contendere che vale circa 18 milioni di euro) e un gruppo di lavoro congiunto «propedeutico a una preventiva risoluzione delle eventuali criticità riferite al bilancio 2018» di prossima stesura. Il punto però è che se Bagnacani non presenta le dimissioni allora toccherà salutarlo e poi fornire spiegazioni sull’ennesimo cambio di governance in AMA di questi anni.

Spiega oggi il Corriere Roma che da una parte c’è il presidente dell’Ama, forte di un contratto valido fino a fine consiliatura; dall’altra il Campidoglio che non avrebbe individuato una giusta causa da far valere nell’eventuale licenziamento e che, quindi, in caso di benservito teme l’eventuale indagine per danno erariale. L’addio, così, potrebbe uscire da un accordo. Ma quell’accordo va trovato.

Leggi sull’argomento: Come il M5S Roma si scanna su Montanari e Raggi

La verità sulla raccolta dei rifiuti a Roma la dice Paola Muraro

Ieri era circolata l’ipotesi di un ritorno di Paola Muraro all’assessorato ma l’intervista rilasciata dall’esperta di rifiuti a Repubblica Roma fa escludere che Muraro possa tornare in sella:

Rispetto a tre anni fa, come vede la situazione rifiuti di Roma?
«È molto peggiorata. L’azienda va riorganizzata, bisogna coinvolgere di più i dipendenti. Le gare vanno tutte deserte perché non si fanno in sintonia con il mercato che adesso è drogato proprio per la mancanza di impianti. E gli impianti era necessario pianificarli per tempo. Il fatto è che l’ideologia non porta da nessuna parte».

A cosa si riferisce?
«La giunta Raggi non può fare soltanto proclami dicendo che tende a rifiuti zero, che non vuole le discariche e gli impianti e poi si serve delle altre città e regioni che gli impianti ce li hanno perché li hanno pianificati. Così suona come una presa in giro. Roma deve essere autosufficiente».

Questo è quello che sostiene la Regione Lazio con il suo nuovo piano rifiuti.
«Io non credo che la Regione Lazio faccia ostruzionismo. La discarica di servizio ci vuole. È per un periodo transitorio, il tempo necessario a realizzare nuovi impianti, almeno tre anni».

Ma i 5Stelle in consiglio comunale hanno urlato che non ci sarà mai una nuova Malagrotta.
«Sono dichiarazioni strumentali. Le discariche come Malagrotta non esistono più. Adesso le tecnologie ci aiutano a trattare i rifiuti rendendoli inerti, con impatto quasi zero».

La Muraro infatti dice due verità incontrovertibili: la prima è che da quando il M5S governa Roma la situazione dei rifiuti è peggiorata, cosa che i grillini negano essendo abituati a negare anche l’evidenza per cultura di partito. E poi sostiene addirittura che a Roma serva una discarica di servizio, come si sostiene nel piano rifiuti della Regione Lazio che i grillini hanno duramente contestato convinti che mettere la testa sotto la sabbia aiuti a risolvere i problemi. In questa situazione è impossibile che la Muraro venga richiamata: dice troppo la verità per tornare a far parte della banda.

AMA, la situazione può peggiorare

E mentre Beppe Grillo fa sapere di essere arrabbiato per l’addio di Montanari, un errore politico che imputa alla Giunta Raggi, lo stallo sul bilancio 2017 della municipalizzata porterà in dote una serie di problemi quotidiani che l’azienda potrebbe dover affrontare nel servizio di tutti i giorni, con il pericolo concreto che la raccolta dei rifiuti e di pulizia della città possano ulteriormente peggiorare. Spiega oggi Il Messaggero:

I dubbi riguardano la tenuta finanziaria dell’Ama, in un momento di gravi incertezze sui conti aziendali. Il 28 febbraio scade l’ultimatum delle banche per le linee di credito aperte con la municipalizzata, senza le quali è tecnicamente possibile – anche se l’ipotesi è seccamente smentita dal Comune che qualche creditore possa avanzare istanza di fallimento, aprendo le porte a una procedura di concordato preventivo stile-Atac.

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I numeri di AMA (Il Messaggero, 10 febbraio 2019)

Altro fronte delicato è quello dei contratti per “esportare” fuori Roma i rifiuti della Capitale. Una procedura costosa ma sempre più necessaria visto che, oltre alla scarsa volontà dell’amministrazione capitolina di realizzare nuovi impianti nell’Urbe, lo stop al bilancio rende al momento impossibile mettere in cantiere anche quelli, tutti rivolti alla raccolta differenziata, inseriti nel piano industriale dell’Ama.

A breve,però, scadranno alcuni contratti con impianti del Lazio, in provincia di Frosinone e Latina. Di fronte una municipalizzata con i conti a rischio, i gestori privati potrebbero decidere di non continuare la collaborazione, o di chiedere compensi più alti.

E intanto il Comune di Roma fa sapere che la Raggi ha scoperto un’altra traditrice in Giunta: si tratta di Margherita Gatta. La sindaca ha verificato, fanno sapere i cantori delle gesta di Virginia in Campidoglio, quello che è sotto gli occhi di tutti i romani: nei lavori di ripristino del manto stradale di cui si occupano le società di servizi (acqua, luce, gas e telefonia) emergono «troppe anomalie». Tradotto, significa che le strade dove intervengono le ditte che lavorano per queste società si trasformano presto in un colabrodo. Per questo la prima cittadina ha chiesto che vengano convocate in Campidoglio «per richiamarle al rispetto degli standard di esecuzione dei lavori e del regolamento scavi». Un compito di cui dovrebbe occuparsi l’assessore ai lavori pubblici ma che Raggi avoca a sé. Quasi un avvertimento: dopo l’addio della Montanari, ora potrebbe essere il turno della Gatta. «Chi non si attiene alla linea della sindaca è fuori», è il messaggio che la comunicazione del Comune affida all’esterno. Come se la linea della sindaca fosse quella di lamentarsi dei problemi per far sentire la sua vicinanza ai romani, invece di risolverli guadagnandosi il sontuoso stipendio che percepisce (senza tagli di nessun tipo, il M5S non glieli ha chiesti e lei non se li è fatti).

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