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Virginia Raggi scopre improvvisamente che Roma è zozza

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“I cittadini hanno ragione, voglio la città pulita”: con la faccia che soltanto Virginia Raggi potrebbe avere, la sindaca si sarebbe rivolta così a Pinuccia Montanari durante la riunione di Giunta che ha bocciato il bilancio AMA e portato alle dimissioni l’assessora all’Ambiente che non ha mai visto un topo a Roma (l’ha detto!).

 

Virginia Raggi scopre improvvisamente che Roma è zozza

L’argomento della giornata e il motivo delle dimissioni non era certo la sporcizia della città: se la Raggi l’avesse a cuore davvero e avesse individuato il problema nel duo AMA & Montanari, avrebbe dovuto cacciare tutti almeno un anno fa. Invece le parole che la sindaca fa filtrare ad arte sui giornali servono solo a individuare la storiella di propaganda da raccontare ad usum cretini: vi mando via perché la città è sporca e ho bisogno di un capro espiatorio e di una versione potabile per i giornali.

Montanari invece ieri se n’è andata perché la Giunta non ha voluto accettare la soluzione proposta da AMA per i diciotto milioni di crediti per i servizi cimiteriali che vanta con il Comune di Roma ma che il Campidoglio non vuole riconoscere perché questo costringerebbe all’ennesima variazione di bilancio e a rinunciare a quei soldi nel frattempo impegnati altrove. Invece Lorenzo Bagnacani non vuole perché questo costringerebbe AMA a chiudere il bilancio in passivo, con tutte le conseguenze che ciò comporta, comprese quelle sugli emolumenti di dipendenti e management.

A dispetto degli slogan sbandierati dalla sindaca che promette di «fare pulizia sul bilancio e sulle strade», tutto questo comporterà un ennesimo ritardo sull’approvazione della relazione di fine anno facendo slittare la tanto attesa firma almeno di altri due mesi. Si apre così lo scenario  che vede nella decisione della giunta una chiara strategia politica legata all’intenzione di rimandare la gestione dell’affaire Ama a dopo le elezioni europee del 26 maggio.

La sindaca ha avvertito l’improvvisa urgenza di fare pulizia dopo quasi un anno dalla prima approvazione in cda del bilancio (era il marzo 2018) e dopo che lo stesso cda aveva modificato il testo del consuntivo per andare incontro alle richieste dell’amministrazione. E neanche le denunce del collegio sindacale erano valse – almeno fino a ieri – a convincere la giunta 5Stelle a far saltare il tavolo delle trattative con il presidente di Ama Bagnacani.

 

Pinuccia Montanari che non ha mai visto un topo a Roma

L’assessora Montanari saluta lasciando la municipalizzata sul binario di un futuro incerto dove i bilanci non approvati diventano due (quello del 2017 e quello del 2018, che avrebbe dovuto essere discusso in questi giorni), aprendo così un fronte caldissimo con le banche. Nei giorni scorsi gli istituti di credito, esposti per diverse centinaia di milioni di euro nei confronti di Ama, hanno fatto sapere in via informale che, in caso di incertezza industriale, potrebbero chiudere le linee di credito già dal prossimo 28 febbraio, una decisione che per la società significherebbe ridurre quasi a zero la liquidità disponibile in cassa e quindi paralizzarne l’attività. La Montanari al Messaggero ha cercato come sempre di scatenare una caccia alle streghe, gridando al complotto senza spiegare in alcun modo le vere ragioni della crisi in Campidoglio:

«Noi abbiamo avviato un grandissimo lavoro per raggiungere gli obiettivi necessari per mettere in sicurezza Roma nei prossimi anni. Avevo da tempo proposto una due diligence su Ama. Qualcuno non vuole che si faccia questo grande cambiamento. Anche per questo rassegno in modo irrevocabile le mie dimissioni da Assessore non essendo per me più possibile condividere le azioni politiche e amministrative di questa giunta».

Per Pinuccia, che ha già dato modo in molte occasioni d essere capace di manipolare la realtà come tutti i politici, e già accusata dalla Raggi di “delirare”, si tratta di nascondere dietro il dito di AMA il totale e completo fallimento del suo piano per la raccolta differenziata, che è stato venduto per anni ai cittadini come la soluzione per l’immondizia di Roma ma che finisce addirittura sospeso in alcune zone e bocciato da minisindaci e assessori grillini.

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La strana coppia che scoppia 

Virginia e Pinuccia erano una strana coppia che oggi scoppia. Il loro matrimonio politico era fondato sull’enorme balla di poter garantire l’igiene e la pulizia quotidiana della città facendo piani futuribili di riciclo e riuso di materiale che oggi la Capitale non ha nemmeno gli impianti per trattare. Nelle cronache di Roma dei quotidiani si parla anche di una relazione inviata alla Corte dei Conti sulla gestione di AMA e di rischi per il Comune in caso di approvazione del bilancio. Tutte balle.

Quello che è contato nell’addio di Montanari sono i cassonetti stracolmi, i topi, le condizioni igieniche e di pulizia generale di una città che erano tragiche negli anni precedenti ma sono riuscite nell’incredibile impresa di peggiorare con i grillini al potere. A causa di una gestione specializzata in piani futuribili che immaginavano le magnifiche sorti e progressive del materiale post consumo ma non si occupavano del problema del cassonetto pieno oggi.

Nelfrattempo la raccolta differenziata che nel 2018 sarebbe dovuta arrivare al 55% si è fermata al 45%. Inchiodata al fallimento di Montanari e all’inefficienza di AMA, inadeguatamente guidata da quel Bagnacani che i grillini hanno voluto a tutti i costi a Roma dopo aver fatto cambiare guida altre due volte all’azienda. Strano, pare proprio che non si trovi un manager buono per una municipalizzata anche se viene pagato a peso d’oro rispetto ai magri risultati di trasporti e monnezza. Oppure in troppi tra questi hanno capito che la strategia giusta è promettere ai grillini mari e monti senza un piano concreto – tanto loro credono ai miracoli – per farsi nominare e poi navigare a vista fino a quando non ti cacciano.