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Tre promesse non mantenute dal M5S a Roma

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Roma è una città complicata e senza dubbio non è facile da amministrare. Viene da decenni di cattiva amministrazione che hanno lasciato un proverbiale buco nel bilancio e debiti per milioni di euro. Un conto però sono le responsabilità del passato, delle quali non si può certo fare una colpa all’attuale sindaca, un altro sono invece le promesse fatte da Virginia Raggi e da assessori e consiglieri del M5S in questi venti mesi di governo pentastellato della Capitale. Alcune non hanno nulla a che fare con l’operato di chi ha preceduto la Raggi e quindi è alquanto strano che siano state disattese. Per comodità e semplicità ne abbiamo scelte tre.

Il Camping River “superato” e diventato abusivo sta diventando un ghetto

La prima è il famoso Piano Rom varato dalla giunta. La promessa era quella di arrivare a chiudere i campi Rom, a superarli, per dire finalmente addio a “ghetti e sacche di illegalità”. Una grande promessa, senza dubbio. Anche perché poi alla prova dei fatti il bando varato dalla giunta riguardava solo due campi (La Monachina e La Barbuta). Si dirà: intanto si inizia da qualche parte, si vede se il percorso di “superamento” e reinserimento sociale funziona e poi lo si estende agli altri campi. E deve essere proprio con questo obiettivo in mente che il M5S ha deciso di iniziare a chiudere i campi partendo dal Camping River, che inizialmente non era compreso nel Piano. La Raggi aveva promesso che il River – che si trova nel XV Municipio – sarebbe stato chiuso entro il 30 giugno. Non è stato chiuso. È stata concessa una proroga al 30 settembre. La situazione è rimasta uguale.

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Fonte: il Messaggero del 07/02/2018

La vicenda è tristemente nota, il fallimento superamento del River ha comportato problemi sanitari relativi alla fornitura di acqua potabile. L’unica cosa che è successa dal 30 settembre 2017 è che il campo è diventato abusivo. E qui la promessa diventa un paradosso: per dire addio a “ghetti e sacche di illegalità” la giunta Raggi ne ha creato uno nuovo. Perché la verità è che il campo è rimasto lì e che i suoi abitanti per la maggior parte non hanno trovato una soluzione abitativa alternativa. La realtà è tornata a bussare alla porta del Campidoglio ieri quando alcuni residenti – ora abusivi – si sono scontrati con gli agenti della Polizia Municipale che presidiano l’accesso al campo di via Tenuta Piccirilli. È evidente che il campo è stato chiuso solo sulla carta e soprattutto non è stato affatto superato.

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La promessa della Raggi e della sua giunta di “superare” i campi Rom ha come primo risultato la creazione di una situazione di illegalità e marginalità della quale non è possibile dare la colpa alle “precedenti amministrazioni”. Non si capisce se il M5S sta aspettando che la situazione degeneri per poter intervenire in forze a sgombrare il campo (che però insiste su un’area privata) o se si tratta di semplice mancanza di rispetto per la sorte dei residenti del Camping River e del circondario.

Le richieste di autorizzazione per gli impianti di  compostaggio 

il 10 gennaio scorso l’assessora all’Ambiente Pinuccia Montanari annunciava che entro fine gennaio il Comune avrebbe presentato «l’iter autorizzativo per i due impianti di compostaggio a Cesano e Casal Selce. Con una tempistica normale, per i lavori non dovrebbero volerci più di 36 mesi». Poi c’è stata un po’ di confusione perché il Capo Politico del M5S si è fatto prendere un po’ la mano e ha detto che gli impianti erano già in corso di realizzazione. Poi si è scoperto che che in Regione non è giunta nessuna richiesta di autorizzazione ma solo alcune slide.

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Cittadini e giornalisti hanno scoperto che “la documentazione tecnica già acquisita agli atti del Tavolo tecnico di coordinamento per la gestione dei rifiuti di Roma” (che si svolse a luglio 2017) altro non era che una presentazione in PowerPoint. L’assessore regionale all’Ambiente Mauro Buschini ha fatto sapere (il 19 gennaio) che «non si tratta dei progetti tanto attesi, bensì di n.42 slide (22 per l’impianto di Casal Selce + 20 per quello di Cesano) che raccontano la bontà del compostaggio». Mancano quindi le relazioni tecniche, quali ad esempio quelle che indicano la proprietà dei siti dove si andranno a realizzare gli impianti. Senza quelle ovviamente non si può procedere ad avviare l’iter autorizzativo. Senza contare che come ha raccontato Roma Today ci sono documenti che dimostrano che uno dei due terreni è in realtà di proprietà della Regione Lazio. Non solo: via Casal Selce, rientra nei nuovi vincoli paesaggistici per l’Agro romano apposti dalla Regione nel 2015 che li ha definiti di “notevole interesse pubblico paesaggistico“. A Cesano invece c’è già il sito del centro ricerche ENEA Casaccia al cui interno ci sono i 5 depositi della Nucleco che ospitano poco più di 7 mila metri cubi di rifiuti radioattivi, contenuti in circa 2500 fusti prodotti dagli anni ’90 e fino al 2009. Fine gennaio è passata da qualche giorno ma al momento non risultano annunci da parte della Raggi o della Montanari. Probabilmente la giustificazione sarà che è meglio aspettare dopo il 4 marzo. Ma questo lo si poteva dire anche il mese scorso.

Che fine ha fatto la gara per le rimozioni delle auto in sosta vietata?

I bandi, si sa, sono una cosa difficile da fare. Soprattutto se si tratta di bandi milionari. La Raggi si è giustificata dicendo che le procedure vanno a rilento perché in Comune ora “si fanno le cose per bene”. Però nel frattempo i mesi passano e i bandi non vengono pubblicati (e quando lo sono vengono annullati o bloccati). Un caso esemplare è quello per il servizio rimozioni delle auto in sosta vietata. Si tratta di una commessa da 5 milioni di euro all’anno. Un servizio che manca a Roma dal novembre 2015, quando venne revocato l’appalto al Consorzio Laziale Traffico (CLT). A novembre il Presidente della Commissione Mobilità Enrico Stefàno prometteva che entro la fine dell’anno (2017) sarebbe partita la gara.

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Qualche settimana fa Stefàno glissava sull’argomento e in un post su Facebook parlava di “tolleranza zero” e del mandato chiaro da parte dell’Amministrazione: “reprimere con ogni mezzo chi pensa di poter utilizzare le aree pedonali come garage a cielo aperto”.

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Peccato che per farlo servirebbero più mezzi. Mezzi che la Municipale non ha. Per questo servirebbe quel bando. Che però non è ancora arrivato e non si sa quando arriverà. Ma nel frattempo ci sarà la tolleranza zero, senza possibilità di attuarla nel concreto.