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Sorpresa: Virginia Raggi non ha chiuso il Camping River

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Che fine ha fatto il Camping River? Dove sono andati a finire gli oltre 400 abitanti del campo di via Tenuta Piccirilli nel XV Municipio che è stato ufficialmente chiuso il 30 settembre? Da nessuna parte. Delle oltre 100 famiglie residenti nel campo solo una è riuscita a sottoscrivere un contratto di locazione. Le altre sono ancora tutte lì in quello che da sabato è diventato un insediamento abusivo. Il Comune di Roma ha sì chiuso il campo, ma gli abitanti sono ancora al suo interno.

Camping River: come funziona il “superamento dei campi Rom” secondo il M5S

La situazione non è delle migliori, perché dal momento che il campo non è più un insediamento autorizzato il rischio è che a breve vengano sospese la fornitura di acqua potabile e di energia elettrica così come il funzionamento dei depuratori per gli scarichi fognari. Da campo modello per i rom e i sinti della Capitale il River potrebbe trasformarsi rapidamente in un nuovo Castel Romano, il campo dove i rom sono costretti a vivere in situazioni igienico-sanitarie. Ma cosa è successo allora questo fine settimana al Camping River? Sostanzialmente nulla. Come spiega il Presidente dell’Associazione Nazione Rom Marcello Zuinisi l’unica cosa che è stata fatta è stata la rimozione di uno dei cinque moduli abitativi che non erano occupati. È la “casetta” che nel video diffuso dal MoVimento 5 Stelle Roma viene demolita e caricata su un camion.

In buona sostanza l’Amministrazione ha “chiuso” il Camping River e per dimostrarlo ha fatto portare via un modulo abitativo che era vuoto. Gli altri invece sono rimasti lì, e le famiglie che ci abitano sono ancora nel campo. Nessuno in questi mesi è riuscito a ottenere una sistemazione alternativa, impossibile stipulare un contratto d’affitto se non hai un reddito. Ma il Comune di Roma non ha fornito nessun sostegno all’inclusione. I soldi, i famosi soldi che non sono dei cittadini romani (ma di tutti gli europei), verranno al limite utilizzati per l’acquisto di moduli abitativi o roulotte. Da mettere ovviamente in altri campi. Qualcuno potrebbe anche chiamarlo il gioco delle tre carte del MoVimento sui campi rom. Se non fosse che in gioco ci sono le vite delle persone che in quegli insediamenti ci abitano.

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La rimozione dell’unico modulo abitativo portato via dal Camping River

Da oggi il Camping River è stato chiuso, con le persone dentro. Un metodo assai curioso di “superare” i campi rom legali facendo finire gli abitanti nell’illegalità. Il M5S su Facebook canta vittoria, e spiega che è stato innescato “un cambiamento epocale”. Ma sarebbe da spiegare ai cittadini come mai dei 65 moduli abitativi di proprietà del Comune ne sia stato rimosso solo uno. Forse perché – fa notare Zuinisi – non si sa nemmeno di chi siano gli altri. C’è il dubbio infatti che alcuni moduli siano stati acquistati con i fondi distratti durante il periodo di “Mafia Capitale” e per questo domani mattina Simonetta Lanciani, presidente della Cooperativa Isola Verde (che fino a sabato ha gestito il campo) sarà ascoltata come persona informata sui fatti dalla Procura di Roma. Per scongiurare il peggio l’Associazione Nazione Rom chiederà domani ai PM il sequestro del Camping River. L’obiettivo è quello di arrivare alla nomina di un commissario di gestione per consentire il funzionamento del campo.

Il “duro lavoro” dell’Amministrazione comunale sul Camping River

Secondo il MoVimento 5 Stelle di Roma “i dati iniziali lasciano ben sperare nella riuscita del progetto” di superamento del campo rom. Perché il fatto che dopo mesi di lavoro “svolto lontano dai riflettori dei media” e soprattutto “a diretto contatto con il territorio” il 30 settembre una famiglia su 94 ha lasciato il campo. Tutti gli altri – sottolinea il trionfante comunicato stampa – hanno firmato “la richiesta di adesione al progetto”. Firma che – come hanno denunciato Associazione Nazione Rom e Associazione 21 Luglio – è arrivata dopo forti pressioni da parte degli uffici comunali nei confronti dei residenti del campo, il tutto senza ascoltare le rappresentanze di Rom, Sinti e Caminanti. Fin’ora il Comune non ha saputo dare una risposta ai residenti del campo ma siccome la delibera di luglio prevedeva la chiusura del River “entro tre mesi” si è deciso di procedere ugualmente.
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Risulta al momento che solo una minoranza delle famiglie del Camping non ha i requisiti per rientrare nel piano di accoglienza del Comune ma dopo gli accertamenti della Guardia di Finanza, che dovevano servire ad individuare le famiglie “fragili” i residenti del River sono stati abbandonati a loro stessi. Carlo Stasolla riferisce che «solo una metà dei nomadi sono stati chiamati dal Dipartimento per capire quale sistemazione potevano trovare. Ad oggi, non c’è una soluzione. Sono previsti al massimo 800 euro per nucleo come rimborso, ma non sarà certo facile per persone che hanno un Isee uguale a zero trovare chi affitta loro una casa». E per tutti lasciare “i vecchi moduli” significherà sostanzialmente trasferirsi in nuovi moduli acquistati con il contributo del Comune.

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Fonte: delibera n. 201 del 15 settembre 2017

Moduli che saranno posizionati “altrove”, molto probabilmente in altri campi, magari in quelli non autorizzati. Zuinisi denuncia che il nuovo status dell’insediamento del  Camping River desta preoccupazione anche tra i residenti del XV Municipio. Il fatto che ora sia ufficialmente un campo non autorizzato e che quindi gli abitanti possano rimanere senza acqua e assistenza spaventa gli abitanti del quartiere che temono che si possa venire a creare una situazione esplosiva come quella di Castel Romano dove le Associazioni da tempo denunciano il diffondersi di malattie e l’aumento costante della mortalità. Della questione di Castel Romano si è interessato anche il Ministero della Salute e Zuinisi ha denunciato Virginia Raggi – che in qualità di sindaca è la massima autorità sanitaria del Comune – per omissione di soccorso. Non si spiega infine come mai l’Amministrazione abbia deciso di iniziare a “superare” i campi Rom proprio dal Camping River, inserito all’ultimo nel Piano che riguardava inizialmente solo i campi de La Barbuta e de La Monachina.