Fact checking

Tutte le balle del M5S sul Piano Rom di Virginia Raggi

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Il MoVimento 5 Stelle prova a spiegare il senso del piano per il “superamento dei Campi Rom”. Lo stesso piano che una settimana fa Grillo aveva definito un “capolavoro” e che – come abbiamo spiegato qui – tanto capolavoro non è. Oggi sul Blog un post a firma del M5S promette di dire “tutta la verità sui campi Rom” ma c’è ancora parecchia strada da fare.

Tutta la verità sui campi Rom di Roma

L’uscita del M5S può sembrare fuori tempo massimo e non necessaria ma non è così. Anche se Grillo si era già “spiegato” una settimana fa qualche giorno fa a Otto e Mezzo Danilo Toninelli è stato messo all’angolo da Matteo Salvini proprio sul piano approntato dalla Giunta Raggi per il “superamento dei Campi Rom”. Ecco quindi che il Blog viene in soccorso del M5S per fornire le nuove linee guida da ripetere. Il M5S scrive che la giunta Raggi è la prima amministrazione a porre fine al sistema dei campi. In realtà non è vero che i campi saranno chiusi ma che viene avviato un percorso che porterà alla fine dei campi Rom. Che al di là dei giochi di parole significa che i campi Rom ci saranno ancora quando finirà la consiliatura.
 
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La strada scelta dal M5S è la stessa indicata da Ignazio Marino: “smantellare i campi e creare le condizioni affinché l’emergenza non si ripresenti fra qualche anno”. Ed infatti è grazie alla delibera 350 del 28 ottobre 2015 che la Raggi può contare sui fondi europei per dare corso al progetto “senza chiedere un euro ai romani”. Questo però il M5S non lo dice parla di 3,8 milioni di euro ottenuti “grazie a un bando che abbiamo vinto”. E sembra che a vincere il bando sia stato il M5S, non il Comune di Roma su input dell’allora sindaco Marino.

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Fonte: DGCDelib. N 350 del 28.10.2015

Anzi, il M5S dà la colpa della situazione a tutte le amministrazioni precedenti, compresa quella guidata da Ignazio Marino. Quando si dice l’onestà intellettuale.

Quanti campi verranno chiusi con il Piano Raggi?

Nessuno. Ma nel pezzo sul Blog il MoVimento scrive che  “i campi della Monachina e La Barbuta verranno chiusi” e addirittura lascia intendere che qualcosa sia già stato fatto quando scrive “parliamo di 700 persone che risiedevano qui”. In realtà quelle 700 persone risiedono ancora nei due campi. E probabilmente continueranno a farlo perché il Piano dai due campi usciranno 11 famiglie (circa 60 persone) per una spesa a famiglia pari a 345.454 euro ed una spesa procapite superiore ai 63.000 euro. A Roma nei campi vivono 6.000 persone (1.500 nuclei familiari).

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Fonte: Piano Operativo di Roma Capitale, Asse 3, pagina 85

Quindi nel 2023, se tutto andrà come previsto, i due campi (due degli 8 insediamenti della Capitale) saranno ancora lì. Con sessanta persone in meno.
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Fonte: Piano Operativo di Roma Capitale, Asse 3, pagina 86

Il tutto mentre il Comune dovrà trovare – entro il 30 giugno – una sistemazione per le 120 famiglie che attualmente risiedono nell’area del Camping River gestito dalla Isola Verde Onlus. La convenzione con l’ente gestore è scaduta e il nuovo campo a Roma Nord (per 400 persone) è stato giudicato inidoneo. Che fine faranno quelle famiglie? L’Amministrazione comunale vorrebbero chiudere il Camping River ma l‘Associazione Nazione Rom denuncia che è arrivata una proposta per trasferirle al campo de La Barbuta. Ovvero proprio uno dei campi che secondo Il M5S spariranno grazie al piano Raggi. Ma se la matematica non è un’opinione far uscire (nel 2023) sessanta persone e fare entrare oggi 120 famiglie non farà altro che aumentare (e non diminuire) la popolazione dei campi. Curiosamente di questo strano gioco delle tre carte con i Rom sul blog di Grillo non c’è traccia. Il M5S preferisce rassicurare i cittadini sul fatto che è falso che ai rom saranno assegnate case popolari. Finalmente una cosa vera. Al contrario di quanto prevede il Piano Nazionale di Inclusione (in ottemperanza alle varie direttive europee) il Comune infatti parla di “reperimento attraverso il mercato immobiliare privato” di abitazioni per chi può sostenere le spese. Oppure di “reperimento di alloggi attraverso l’Associazionismo” per i nuclei familiari in situazione di particolare fragilità. Questi ultimi però dovrebbero avere diritto di accedere alle graduatorie per gli alloggi popolari.