Cultura e scienze

Il senso di Marco Travaglio per i vaccini

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Ieri un editoriale di Daniela Ranieri sul Fatto Quotidiano ha definito la ministra della Salute Beatrice Lorenzin la peggiore ministra dell’ultima legislatura assieme alla titolare del dicastero dell’Istruzione Valeria Fedeli. Incredibilmente la ragione per cui la Lorenzin è la peggiore non è l’aver scritto una prefazione (poi ritirata) ad un libro che tesse le lodi dell’omeopatia. Non è nemmeno l’aver dimostrato di non conoscere la legge 40 sulla fecondazione eterologa oppure di aver aperto alle richieste degli ospedali cattolici per l‘obiezione di coscienza alle dichiarazioni anticipate di trattamento. No, per il Fatto Quotidiano il vero motivo per cui la Lorenzin è stata un pessimo ministro è l’aver fatto approvare la legge sulle vaccinazioni obbligatorie per l’iscrizione a scuola.

Travaglio è pro-vax “per il vaccino contro l’influenza”

Ieri a Otto e Mezzo il direttore del Fatto Marco Travaglio e la Lorenzin si sono confrontati sulla decisione di reintrodurre l’obbligo vaccinale per l’accesso alla scuola dell’infanzia. Ai più smemorati ricordiamo che – ad eccezione del Veneto – prima dell’approvazione della legge 119/2017 i vaccini erano obbligatori. Erano 4 e non 10 ma non essendoci l’obbligo (come è stato fino al 1999) di presentare a scuola il certificato vaccinale e non essendo applicate le sanzioni era un obbligo sul cui adempimento si poteva soprassedere perché non c’erano gli strumenti per farlo rispettare.
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Travaglio non ci dice in base a quale criterio «dieci vaccinazioni imposte dall’alto delle quali non esistono eguali in altri paesi molto progrediti dell’Europa» sarebbero state scelte “a caso”. Ed è chiaro che quando uno fa un paragone con “paesi progrediti” che ne hanno meno sta dicendo che dieci vaccinazioni sono troppe. Dal momento che non risulta che Marco Travaglio abbia mai contestato il precedente obbligo, in linea con i “paesi molto progrediti dell’Europa, evidentemente per lui 10 vaccini sono troppi. La Lorenzin è poi colpevole di aver criminalizzato il dissenso: «il fatto di dire “ve li impongo” e se c’è un medico che obbietta qualcosa su questo decreto lo cacciamo dall’ordine dei medici». Peccato che l’Ordine dei Medici (anzi gli ordini provinciali) non dipendano direttamente dal Ministero della Salute e che nella legge non ci sia scritto che i medici che sono contrari alle vaccinazioni debbano essere radiati. Travaglio ci tiene a farci sapere di essere “un pro-vax per quanto riguarda il vaccino contro l’influenza” e per gli altri? Alla domanda della Gruber sul fatto che il direttore del Fatto abbia fatto – da piccolo – le vaccinazioni pediatriche (perché erano obbligatorie, perché bisognava presentare il certificato vaccinale a scuola e perché c’era il rischio di vedersi tolta dal giudice la patria potestà).

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Travaglio precisa di essere vaccinato da quando era bambino «quando il morbillo era considerato non la peste bubbonica come è considerata ultimamente ma era considerato quasi un tagliando che un bambino doveva fare assieme ad altre malattie». Il motivo per cui quando Travaglio era bambino la si pensava così è che il primo vaccino contro il morbillo è stato introdotto nel 1963 (il vaccino trivalente al 1971). Travaglio è nato nel 1964, quante cose sono cambiate ma Marco la pensa sempre allo stesso modo. Sembra infatti di capire che per Travaglio il vaccino contro il morbillo non sia poi così importante. Ed è solo un caso che sia stata la legge Lorenzin ad introdurre l’obbligatorietà del vaccino MPR (morbillo-parotite-rosolia) la cui somministrazione prima era solo fortemente consigliata.
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Vale la pena di ricordare a Travaglio che il morbillo non è considerato alla stregua della peste bubbonica ma che è una malattia (facilmente prevenibile) che può avere complicanze anche molto gravi. Inoltre perfino il MoVimento 5 Stelle (dove alcuni deputati vorrebbero cancellare la legge Lorenzin) nella sua posizione ufficiale sulle vaccinazioni e sull’obbligo vacinale ha scritto chiaramente che “il corrente outbreak di morbillo in Italia (almeno 1,600 casi nel 2017) giustifica la adozione temporanea di misure di obbligatorietà relative specificamente a questo vaccino”. In buona sostanza per Travaglio la legge è sbagliata perché l’ha fatta una legislatura che andrebbe rasa al suolo e “sciolta nell’acido”. Ma del resto Travaglio è anche quello che ieri spiegava che la responsabilità della (non) emergenza rifiuti nella Capitale è colpa della Regione che non ha impianti di trattamento adeguati.

Il senso del Fatto Quotidiano per i vaccini

Sempre in quell’editoriale il Fatto ci tiene a precisare “sia chiaro ai più duri di testa: noi siamo a favore delle vaccinazioni”. Ed è curioso perché per anni sul sito del Fatto Quotidiano è stato ospitato il blog di Roberto Gava, medico omeopata, guru dell’antivaccinismo, radiato dall’albo proprio a causa delle sue teorie sulle vaccinazioni. Tra le opinioni di Gava annoveriamo la convinzione che i vaccini causino l’autismo, convinzione ribadita proprio sul sito del Fatto Quotidiano. Ed è altrettanto curioso che diversi “blogger” del fattoquotidiano.it abbiano espresso posizioni molto vicine ai free-vax. Nel senso che non viene criticata la legge (che è legittimo) ma viene messa in discussione l’utilità dei vaccini.
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Si dirà: è il blog e non l’edizione cartacea per cui Marco Travaglio non c’entra. Ed è per questo che sul Fatto diretto da Travaglio sono apparsi articoli che raccontavano che Roberto Burioni era un massone. Oppure interessanti titoli su vaccinazioni e autismo (giusto per strizzare l’occhio ai no-vax). Che dire infine del modo scelto per spiegare la legge sull’obbligo? In un articolo del 13 maggio il Fatto Quotidiano per spiegare l’incostituzionalità della legge  è riuscito a intervistare non un costituzionalista ma un maestro elementare che, guarda caso, ha detto ai lettori che la legge era incostituzionale (spoiler: non lo è). Gli amanti del cartaceo possono volendo recuperare il numero di settembre 2017 di Millennium, il magazine del Fatto Quotidiano, dove si parla di “medici coraggiosi che hanno pagato le loro opinioni con la radiazione dall’ordine” e dove Gianluigi Paragone si scagliava contro la retorica del “Sapere Unico” così come aveva fatto dal palco del raduno free-vax di Pesaro.