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Gianluigi Paragone: dalle stalle della Lega alle 5 Stelle del MoVimento

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Qualche giorno fa Gianluigi Paragone ci spiegava su Facebook che il nuovo regolamento del M5S varato da Beppe Grillo ha lo scopo di “stringere i bulloni” del partito per portare in Parlamento “persone che credono realmente in una battaglia che è di antisistema”. Una battaglia che – come casualmente dice sempre lui – è quella di “rovesciare il paradigma macroeconomico”. E chi meglio di Paragone quindi per portare avanti la battaglia del MoVimento 5 Stelle?

L’avvicinamento di Paragone al MoVimento 5 Stelle

A quanto pare nessuno visto che secondo alcune indiscrezioni Paragone potrebbe essere uno dei candidati del MoVimento 5 Stelle alle prossime politiche. Per farlo dovrà prima superare la formalità della lotteria dei click delle Parlamentarie. Lui al momento non si sbilancia troppo e si limita a scrivere “se son rose fioriranno, se son stelle brilleranno”. Ad ogni buon conto questa mattina Paragone ha cambiato l’immagine di copertina della sua pagina Facebook, che ora sfoggia una foto dal palco di Italia a 5 Stelle di Rimini. Giusto per ricordare che è stato lui a condurre la kermesse pentastellata che ha incoronato Di Maio candidato premier. E fra un paio di giorni il conduttore de La Gabbia sarà a Marghera (Venezia) a presentare il suo ultimo libro assieme al candidato premier del 5 Stelle Luigi Di Maio.
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Gianluigi Paragone del resto al momento è libero da impegni. La 7 ha deciso di cancellare dal palinsesto La Gabbia sostituendolo con Non è l’Arena di Giletti. Niente di meglio da fare quindi che tentare la sorte in Parlamento. Tanto più che il nuovo regolamento tanto lodato dal nostro apre alle candidature di esponenti della cosiddetta società civile. Anche chi non ha uno specchiato passato da attivista a 5 Stelle ed anzi ha avuto qualche contatto con altri partiti può aspirare ad un posto al sole sotto le stelle di Grillo.
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E Paragone di contatti ne ha avuti parecchi. È stato infatti direttore de La Padania, il defunto quotidiano della Lega Nord finanziato con i soldi pubblici e poi fallito. Chissà cosa ne diranno gli attivisti, da sempre pronti ad attaccare quei giornali “colpevoli” di godere dei finanziamenti pubblici all’editoria. La vicinanza alla Lega ha consentito a Paragone di essere nominato in Rai, prima alla vicedirezione di Rai1 e successivamente a quella di Rai2, sempre in quota Lega Nord. Fatto curioso: Paragone non è mai stato un giornalista Rai.

Gianluigi Paragone non ha debiti con la politica, che però lo piazzò in Rai

Nel 2011 però ci fu la rottura. Umberto Bossi “scomunicò” Paragone invitando i leghisti a disertare il suo “L’ultima Parola”. Durante una puntata della trasmissione, il deputato PDL Giorgio Stracquadanio accusò apertamente Paragone di “salire sul carro dei vincitori”. Fino ad allora era stato un semplice Carroccio, oggi potrebbe essere la vettura sportiva del “rally per l’Italia” di Di Maio. Lui sostiene di essersi messo in pari con la politica dicendo che non è da tutti “lasciare un contratto a tempo indeterminato” e che dopo essere stato fatto fuori dalla Rai “non ha più debiti con il Palazzo”.

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Endorsement di un certo livello

Le cronache ci ricordano che all’epoca l’allora maggioranza di centrodestra navigava in cattive acque e il dietrofront di Paragone è sembrato il tentativo di abbandonare la nave prima che si schiantasse contro gli scogli dell’austerity. Meglio criticarla da fuori che avere rapporti con il governo che non ha saputo affrontarla e lo ha piazzato in Rai. Raggiunta la salvezza a La 7 Paragone ha potuto continuare a portare avanti un’agenda ispirata al nuovo leghismo di Matteo Salvini.
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In questi anni La Gabbia è diventato il punto di riferimento di tutti quelli che vogliono ribellarsi ai Poteri Forti™, che si chiamino Unione Europea, banche o Partito Democratico. Profeta e portavoce di un nazionalismo d’accatto che strizza tutti e due gli occhi ai sovranisti Paragone si è molto impegnato a spiegare i nefasti effetti del piano organizzato d’invasione per la sostituzione del Popolo Italiano ordito niente meno che da Laura Boldrini. Euro? Globalizzazione? Gasdotto Tap? Critiche alla legge sui vaccini obbligatori? C’è tutto. Paragone andò a Pesaro a parlare ai 15 mila Free Vax, su FQ Millennium – il magazine del Fatto Quotidiano – se la prese con i professoroni che incarnavano il Sapere.
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Perché Paragone è il paladino dell’uomo della strada, l’eroe televisivo del populismo spicciolo di chi si oppone per principio a tutto quello che non capisce. Paragone si sarebbe trovato benissimo con Salvini, condividono molte idee. Però ormai con la Lega la storia d’amore è finita, non restava che il Movimento 5 Stelle. Sarà la volta buona?

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