Fact checking

Le bugie di Virginia Raggi sui rifiuti della Capitale

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Il M5S va alla riscossa guidato da Virginia Raggi che ha finalmente trovato l’ispirazione e il tempo per parlare dei rifiuti della Capitale. Come sappiamo, e come ci ha spiegato l’assessora Pinuccia Montanari a Roma non c’è alcuna emergenza rifiuti. Semmai c’è la “percezione” di un’emergenza che invece c’è solo – spiegano Giuliana Di Pillo e Paolo Ferrara – nel X Municipio e che ha comportato l’attivazione del TMB che il M5S aveva promesso di non portare a Ostia.

Per Virginia Raggi è tutta colpa della Regione

Da giorni il MoVimento 5 Stelle è sotto attacco per la questione della monnezza. Di quella che il Comune di Roma aveva chiesto alla Regione di poter mandare in Emilia Romagna, di quella che invece il Comune vorrebbe andasse in Abruzzo. Fino ad oggi la Sindaca della Capitale (e della Città Metropolitana) ha lasciato parlare i suoi. Ora da brava leader ha deciso di affrontare la questione di petto e spiegare a cosa è dovuta la “non emergenza” rifiuti della città. La sindaca ha approfittato dell’occasione per rispondere alla lettera del Presidente della Regione Abruzzo sull’attivazione di protocollo d’intesa con Ama per “fare chiarezza sui rifiuti”.
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Curiosamente la Raggi dà tutta la colpa alla Regione che non ha ancora aggiornato il Piano dei rifiuti. Dimentica però che se oggi quel piano non è stato aggiornato è anche per merito suo. La Città Metropolitana di Roma (la ex Provincia per i più distratti) avrebbe dovuto infatti individuare “le zone idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti, nonché delle zone non idonee alla localizzazione di impianti di recupero e di smaltimento dei rifiuti”. Cosa che però non è stata fatta, anche perché alcune delle aree individuate dalla Città Metropolitana (che è governata dalla Raggi) ricadono in zone “di elevatissimo pregio ambientale e agricolo”. Come abbiamo spiegato qui il Consiglio metropolitano ha chiesto alla Raggi di riformulare l’individuazione delle aree. Ad oggi però la sindaca non ha ancora risposto e di conseguenza anche per questo motivo l’iter del Piano regionale è fermo.

Le bufale di Virginia Raggi sui dove finiscono i rifiuti romani

La Raggi continua spiegando che Roma raccoglie i propri rifiuti e che “prova a conferirli nelle poche strutture della Regione che, pare, siano insufficienti”. Attualmente, fa sapere l’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale, solo un terzo dell’indifferenziato romano viene trattato nei TMB Ama (una volta questo era “Il Problema” secondo il M5S)  mentre tutti i residui di trattamento destinati a discarica (230mila tonnellate annue) nell’ultimo anno sono stati spediti in Emilia Romagna, Marche, Abruzzo e Molise. Roma inoltra “esporta” in altre province laziali (Latina, Frosinone, Viterbo) circa 200.000 tonnellate l’anno di rifiuti indifferenziati. Non male per un sistema che la Raggi definisce “fragile”.
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Secondo la Raggi il problema (che però secondo la narrazione pentastellata non esiste) è quindi ascrivibile completamente alle carenze della Regione e non, come invece scriveva nella sua relazione l’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali del Campidoglio – con un responsabile attivista M5S nominato dall’Assemblea Capitolina – alla carenza di investimenti per impianti di trattamento e la manutenzione degli automezzi. Il grafico qui sotto mostra invece come gli impianti (pubblici e privati) di Provincia di Roma e Regione Lazio assorbano la quasi totalità dell’indifferenziato prodotto a Roma. L’Abruzzo tratta solo il 4% dell’indifferenziato romano. Come è possibile se – come dice la Raggi – il sistema regionale non è in grado di farlo?

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La destinazione dell’indifferenziato prodotto a Roma Fonte

La chiusura di Malagrotta ad esempio, che da qualche tempo la giunta a 5 Stelle indica come l’inizio di tutti i mali, non è direttamente responsabile della situazione. Il problema principale – è stato detto da più parti – è che gli impianti di trattamento meccanico-biologico (TMB) della Capitale non sono in grado di smaltire l’indifferenziato. Di conseguenza i camion non possono raccoglierlo e rimane nelle strade.

La differenziata salverà Roma?

La Raggi spiega poi che Roma sta “rendendo forte e stabile con la richiesta di autorizzazioni per costruire impianti di compostaggio e di riciclo”. Peccato però che gli impianti di compostaggio servano per il trattamento della sola frazione organica e che – ha fatto sapere l’assessore regionale all’Ambiente Mauro Buschini “gli unici atti presenti in Regione, nel merito degli impianti, Roma li ha presentati per bloccare l’ecocentro a Rocca Cencia, progettato e presentato da Ama nell’aprile del 2015″. Nonostante infatti oggi Luigi Di Maio abbia detto che la Capitale sta “costruendo tre impianti” le dichiarazioni dell’assessora Montanari parlano di due impianti per i quali però deve ancora iniziare l’iter progettuale e che se tutto andrà bene (e non è detto viste le proteste) entreranno in servizio fra tre anni.

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Fonte

La sindaca continua a fare chiarezza dicendo che “l’estensione della raccolta differenziata spinta a oltre 1 milione di abitanti nel 2018” potrà contribuire ad alleviare le sofferenze del sistema regionale. A Roma però in questi ultimi 18 mesi la raccolta differenziata non è cresciuta. Anche per quanto riguarda le frazioni organiche e la selezione multimateriale Ama tratta solo una piccola percentuale del “materiale post-consumo” prodotto (5,6% e 8%) il resto viene trasferito da Ama in Veneto e Friuli Venezia Giuliain altri impianti della Regione Lazio.
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A dirlo, per inciso è un’agenzia comunale il cui direttore è un attivista M5S  nominato dalla maggioranza dell’attuale Assemblea Capitolina. È chiaro quindi che il problema sono gli impianti di trattamento, ma non quelli della Regione o dei comuni della Provincia che assorbono la quasi totalità dei rifiuti romani. E fa sorridere l’uscita del deputato Stefano Vignaroli che ha diffuso una nota stampa dove fa sapere che ha paura che “queste società che trattano il prelievo dei rifiuti di Roma facciano il doppio gioco”. Secondo Vignaroli “magari queste società offrono un prezzo più alto per mettere in difficoltà Roma, oppure promettono di prendere una certa quantità e invece ne prendono un po’ meno”, auspicando l’intervento della procura. La situazione è disperata, ma non seria.