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Quando Salvini non voleva abbattere gli ulivi malati di Xylella “perché ce lo chiedeva l’UE”

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«MALEDETTA Unione Sovietica Europea! Ordina di abbattere gli ulivi in Puglia anche se non ancora malati di xylella. Il prossimo obbligo sarà di sradicare i vigneti nel Chianti o in Veneto???». Non usava mezzi termini Matteo Salvini nel commentare la sentenza della Corte di giustizia europea che imponeva l’abbattimento degli ulivi salentini per contenere il dilagare della xylella, il batterio causa del Co.Di.RO, il Complesso del Disseccamento Rapido dell’olivo che sta flagellando la Puglia dal 2013.

Tutti quelli che non volevano abbattere gli ulivi per contenere la diffusione della Xylella

Era il giugno del 2016, Salvini era ancora un Capitano di belle speranze che viaggiava a bordo di una ruspa gialla. Ma quella ruspa il leader della Lega la usava solo per minacciare i campi Rom, mica per sradicare le piante infette e creare una zona cuscinetto tra gli ulivi aggrediti dalla xylella e quelli sani.

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In questi anni abbiamo letto e sentito di tutto, da quello che sul Fatto Quotidiano ci diceva che la malattia degli ulivi era tutta colpa del cemento a quello che invece ci spiega che si possono curare le piante malate lavandole con il sapone passando per le più fantasiose teorie del complotto: quelle scoperte da Sabina Guzzanti o Beppe Grillo, e quelle individuate (e smentite) dalla procura di Lecce.

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Per la verità un piano di abbattimento ce l’avevamo pure noi in Italia, senza doverci fare dire dalla UE cosa dovevamo fare. Si chiamava “piano Silletti”, dal nome del commissario straordinario nominato dal governo, ma non piaceva. Non piaceva al M5S e non piaceva nemmeno al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. Il risultati sono sotto gli occhi di tutti: un territorio devastato e trenta milioni di ulivi da abbattere.

Gian Marco Centinaio scopre la Xylella

Insomma sono in tanti che in questi anni hanno osteggiato il piano di abbattimento. E tutti hanno scoperto più o meno di recente che forse sarebbe stato meglio procedere subito che fare polemica contro gli scienziati che avevano scoperto il nesso causa effetto tra Xylella e disseccamento degli ulivi. Oggi il ministro delle Politiche Agricole e Forestali Gian Marco Centinaio era in Puglia, e ha sorvolato proprio le zone colpite dalla Xylella. Il ministro ha chiesto scusa alla Puglia «perché lo Stato, che si può chiamare ministeri, Regione, politica italiana o magistratura, in questi anni ha voltato la faccia dall’altra parte». Centinaio ha spiegato che «per ogni mese perso ci sono stati 2 chilometri (di ulivi, ndr) infettati».

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Ma allo stesso tempo Centinaio non ha resistito a incolpare l’Unione Europea (non più “sovietica”): «l’Europa sa bene che se la Xylella è arrivata in Salento non è perché vi sia arrivata da Marte, ma perché i confini dell’Europa non sono sicuri. La responsabilità dell’arrivo in Salento della Xyella sta in un’Europa che da un lato, in alcuni Paesi come l’Italia, sembra matrigna, permettendo tutto ad altri Paesi». E ancora: «sono convinto, che ci sono delle responsabilità ben precise dell’Europa che forse dovrebbe prestare più attenzione a quei Paesi che fanno meno controlli semplicemente perché devono rispondere a logiche di mercato».

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Ma non è così. Intanto perché bisogna ricordare che la sede di EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare che ha dimostrato la correlazione tra Xylella e Co.Di.RO è proprio in Italia, a Parma. In secondo luogo non è vero che l’Europa non ha fatto nulla: l’Unione Europea ha chiesto al nostro Paese di abbattere gli  ulivi infetti. Se questo non è stato fatto è colpa degli italiani. A partire da Matteo Salvini che urlava “vergogna” e blaterava di vigneti del Chianti o del Veneto. Chissà, magari anche Salvini si prenderà le sue responsabilità.

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