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Come i grillini si bevono la storiella di “Salvini traditore” e “Di Maio eroe” sulla Tav

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«Minacciare di far cadere il governo come dice il ministro Salvini è da irresponsabili. Io voglio andare avanti per tutti i cittadini che credono in questo governo». Così Luigi Di Maio dopo il fallimento dell’ultima trattativa sulla Torino-Lione tra Lega e M5S. Il vicepremier, bisministro e Capo Politico del MoVimento 5 Stelle sembra non crederci più al contratto di governo, quello che viene chiamato in causa ogni volta che i due alleati di governo sono in crisi. E come potrebbe, del resto il contratto prevede la convocazione del fantomatico “Comitato di conciliazione” ma c’è poco da conciliare.

Davvero il governo rischia di saltare sulla TAV?

Il MoVimento 5 Stelle ha deciso di giocare un’altra carta: quella del Salvini “traditore” non solo dei patti ma anche degli italiani. Perché se il ministro dell’Interno decidesse di aprire una crisi di governo non si potrebbero fare le tante cose buone che i 5 Stelle hanno in mente per il Paese. Uno su tutti il Reddito di Cittadinanza, che sta per partire senza la tanto promessa e necessaria riforma dei centri dell’impiego (quindi è un mistero come funzionerà). Le sorti del governo e di milioni di poveri, ci fa capire Di Maio, sono subordinate all’interesse della Lega per quel buco inutile nella montagna che è la Tav.

Ma il problema è un altro. Lunedì dovrebbero essere pubblicati i bandi di TELT, la società che costruirà il tunnel di collegamento Italia-Francia sotto le Alpi. Sono i bandi che il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli ha deciso di non bloccare, probabilmente per prendere tempo. Ma una volta aperte le gare sarà sempre più difficile dire di no all’opera. Da giorni il M5S ha deciso che la strategia sulla Tav è quella di fare un’inutile sceneggiata, ad uso e consumo del suo elettorato che si sente tradito già per una lunga serie di deroghe fatte dai 5 Stelle al programma con cui si sono presentati alle politiche: dalla questione dell’Ilva di Taranto fino al TAP passando per il Terzo Valico e un assordante silenzio sul Muos. Tutte battaglie del M5S cadute nel dimenticatoio (il No Muos a Miscemi) o disattese.

I grillini arrabbiati con Salvini chiedono la linea dura

Tutto questo non serve a fermare la Tav e probabilmente nemmeno ad impedire una crisi di governo. L’unico vero obiettivo è quello di salvare la faccia. Probabilmente al MoVimento considerano più onorevole far cadere il governo Conte su una questione come la Torino-Lione che andare a vedere il bluff del Reddito di Cittadinanza e dei Navigator. I pentastellati potrebbero anche giocare la carta della Lega “ingrata”. Dopo che i 5 Stelle hanno salvato Salvini dall’autorizzazione a procedere sul caso Diciotti è così che il titolare del Viminale li ripaga? Ma anche quella questione non è affatto chiusa, perché manca ancora il voto (a scrutinio segreto) dell’Aula di Palazzo Madama.

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Bisogna quindi raccontare ai grillini che è Salvini che sta facendo di tutto per far cadere il governo. E se possibile tentare di far dimenticare come le posizioni di Lega e M5S sulla Torino-Lione fossero inconciliabili già da prima. La strategia sembra funzionare, infatti nei commenti molti elettori del M5S chiedono la testa del ministro dell’Interno e consigliano a “Luigi” di farsi rispettare e far rispettare la storia del MoVimento.

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La linea è quella di Di Maio: «Io sono veramente sbalordito da questa minaccia di crisi di governo che viene dal ministro Salvini. Questo è un momento in cui ci sono milioni di italiani che aspettano di essere risarciti perché sono stati truffati dalle banche, di avere un reddito di cittadinanza, di accedere a quota 100 e il ministro Salvini minaccia una crisi di governo?». Cosa fare? Quello che i pentastellati di governo sanno fare meglio: aprire un tavolo di discussione (con la Francia in questo caso).

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A cosa serve? A prendere tempo, a procrastinare la decisione sulla Torino-Lione a dopo le elezioni europee di maggio. Che coincidono con un altro appuntamento elettorale importante: le elezioni regionali in Piemonte, la regione al centro geografico della questione Tav.

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I commenti degli indignados grillini tracimano dalla pagina Facebook di Di Maio e vanno a “dirgliene quattro” direttamente a Salvini. Le argomentazioni sono sempre quelle: Salvini non far cadere il governo per un buco inutile; Salvini preferisci la Tav a quota 100 e Reddito di Cittadinanza, allora hai a cuore solo il bene del Nord. Ma ci sono anche quelli che hanno assimilato la lezione leghista e si lamentano che tutta Italia debba pagare per una grande opera che aiuta solo il Nord. Una sorta di padanismo al contrario.

Il dilemma del prigioniero del MoVimento 5 Stelle

Naturalmente è possibile ribaltare il ragionamento di Di Maio. Perché rischiare di far cascare il governo, e quindi di non fare RdC, quota 100 e rimborsi ai truffati delle banche, per partito preso e per opporsi a quello che in fondo è solo “un buco in una montagna”? Prima o poi qualcuno farà un’analisi costi-benefici della trattativa Di Maio-Salvini. E potrebbe scoprire due cose: la prima è che il partito di maggioranza relativa nel governo non riesce ad imporre una sua linea. Certo, i sondaggi danno la Lega sopra al M5S, ma in Parlamento si governa con i voti del 4 marzo 2018, e quelli ci hanno detto che il M5S ha il 30% e la Lega il 17%.

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La seconda è che per non vole far fare la Torino-Lione il MoVimento 5 Stelle rischia di mandare a monte tutto le cose buone che ha fatto. Perché una crisi la si fa in due, e se è vero che Salvini vuole andare avanti a tutti i costi sulla Tav è anche vero che a rimetterci non è il suo elettorato ma quello dei 5 Stelle. Il M5S si trova così nel più classico dei dilemmi del prigioniero: accettare di fare la Tav dicendo che così ha salvato Reddito di Cittadinanza e Quota 100 (che è sempre meglio che ammettere che non c’era alcuna possibilità di fermare l’opera) sacrificando i propri ideali in nome della Ragion di Stato e mostrandosi così una forza politica responsabile. Oppure riaffermare la propria contrarietà alla Tav facendo saltare il banco del governo, ben sapendo che così non si faranno RdC e Quota 100, ovvero due provvedimenti per fare i quali ha già sacrificato tanto, a partire dalla coerenza con i propri valori fondanti quando ha salvato Salvini.

 

Foto copertina via credits: Salvimaio

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