Fact checking

Riciclati, parenti, amici e partiti su misura, così Salvini ha modificato geneticamente la Lega Nord

L’inchiesta di Report riassume gli ultimi cinque anni di vita del partito che fu di Umberto Bossi. Da quando Salvini ne è diventato Segretario la Lega è andata incontro a profonde trasformazioni che hanno consentito ai leghisti di sfondare al Sud. Ma dietro questo straordinario successo ci sono molte ombre, e tutto inizia dalla storia dei 49 milioni della Lega per cui sono sotto processo Bossi e Belsito

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Lega Nord per l’indipendenza della Padania, Lega, Lega per Salvini Premier, Noi con Salvini; quanti sono i nomi che in questi ultimi anni ha assunto il partito fondato da Umberto Bossi? Quando c’era il Senatùr e la Lega se la prendeva con Roma ladrona e i terroni a Nord di lega (o liga) ce n’erano più d’una: erano i vari movimenti “nazionali”, le anime regionali del partito federale e federalista per eccellenza. Con l’avvento di Matteo Salvini e l’avventura al Sud il partito ha abbandonato la vocazione nordista per abbracciare quello che è il suo nuovo slogan: Prima gli Italiani.

Quante Leghe ci sono attorno a Salvini

Il problema però è che di Lega non ce n’è una sola. Come ha rivelato il Fatto Quotidiano a luglio esistono sia la Lega che la Lega per Salvini premier (quest’ultimo nato nel 2017). Anche la sede del partito non è più quella storica di via Bellerio ma quella – non meglio identificata – in via Privata delle Stelline 1 dove la nuova Lega ha la sede legale. Della Lega il segretario è Matteo Salvini, della Lega per Salvini premier invece non si sa chi sia, perché non il segretario da statuto andrebbe eletto con un congresso. Che però non è mai stato celebrato. Il vicepremier risulta essere così “solo” il proprietario del simbolo.

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Ma c’è di più, come ha rivelato ieri il servizio di Claudia Di Pasquale per Report chi si tessera in Nord Italia si iscrive alla Lega (la vecchia Lega Nord) che ancora ha al primo punto dello statuto il raggiungimento dell’indipendenza della Padania. Chi invece si iscrive al Sud lo fa al nuovo partito, la Lega per Salvini Premier che invece ha come obiettivo la trasformazione dell’Italia in uno  stato federale.

Quarantanove milioni di Lega sotto i mari

Ma perché la Lega ha creato questo strano sistema di partiti doppione? Il motivo non è solo quello di riuscire a sfondare al Sud facendo dimenticare l’odio dei polentoni per i terroni. Secondo Report tutto nasce dalla vicenda che ha visto coinvolto Umberto Bossi, attuale presidente federale della Lega, e l’ex tesoriere Belsito. È la storia dei 49 milioni della Lega Nord per cui la procura di Genova ha chiesto il sequestro e dei quali Salvini ha annunciato di procedere con una restituzione a rate. Creando un nuovo partito sarebbe più difficile per la procura sequestrarne i conti della Lega per Salvini Premier per quanto “legato” alla vecchia Lega.

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I bilanci della Lega mostrano che negli anni sono usciti 30 milioni di euro alla voce “oneri diversi di gestione”

C’è poi il sistema su cui sta indagando la Procura di Bergamo, si tratta di 250.000 euro donati dal costruttore romano Parnasi all’associazione Più Voci di cui è presidente proprio il tesoriere della Lega Giulio Centemero. Soldi che sono finiti a “Il Populista”, considerato l’house organ del partito e che è di proprietà – attraverso un’altra società – della Pontida Fin, l’immobiliare della Lega. Secondo quanto dichiarato a Report da Centemero Giancarlo Giorgetti, numero due della Lega e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio era a conoscenza di quello che “stavamo facendo” (con l’associazione Più Voci e le donazioni di Parnasi).

Come la Lega sta “svuotando” Forza Italia al Sud

Ma se la Lega di Salvini, quella del prima gli italiani, è maggiormente radicata al Sud (tant’è che Salvini è stato eletto in Calabria) chi sono i “nuovi” leghisti? Report ha inviduato il caso di Domenico Furgiuele, ex Alleanza Nazionale ora coordinatore della “Lega per Salvini premier” in Calabria, suocero di Salvatore Mazzei finto in carcere per cumulo di pena e ritenuto il “tramite tra l’imprenditoria e l’organizzazione mafiosa”. A Mazzei è stato sequestrato un patrimonio di 200 milioni di euro. Tra i beni sequestrati anche un immobile – di proprietà di una delle figlie di Mazzei, la moglie del deputato leghista – dove risultava avere domicilio proprio l’onorevole Furgiuele.

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Furgiuele sostiene di avere come l’unica colpa quella di essersi innamorato di una ragazza che poi è diventata sua moglie. Eppure risultava essere socio della Terina Costruzioni, una società che ha sede in una cava sequestrata di proprietà di Mazzei. Ma non è l’unico leghista del Sud finito nel mirino dell’inchiesta di Report. I leghisti del Sud provengono da altri partiti, molti sono ex Forza Italia che si sono “riciclati” grazie a Salvini. Tra questi l’ex consigliere comunale e provinciale di Reggio Calabria Michele Marcianò, ora nella Lega, che nel 2006 venne intercettato, ma non indagato, mentre conversava di a casa del boss Cosimo Alvaro dell’omonima cosca di Sinopoli.

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In Puglia tra i leghisti ex FI e “fittiani” c’è il senatore leghista Roberto Marti finito nell’indagine sui voti elettorali ottenuti in cambio di case popolari. Secondo i Pm nel 2015 Marti avrebbe partecipato insieme ad altri amministratori, al tentativo poi fallito di far assegnare un’abitazione già confiscata alla mafia al fratello di un boss. In Campania l’assessore leghista all’Igiene di Afragola Camillo Giacco – nipote dell’ex sindaco Vincenzo Nespoli – è indagato e rinviato a giudizio assieme allo zio. Curiosamente il senatore leghista Gianluca Cantalamessa (ex AN), segretario regionale per Lega Salvini Premier in Campania non era a conoscenza del fatto che Giacco fosse indagato. Cantalamessa non sapeva nemmeno della parentela tra Damiano Genovese, ex consigliere della Lega ad Avellino e Amedeo Genovese (suo padre). Genovese senior, attualmente all’ergastolo, è ritenuto il capo dell’omonimo clan. Rispetto alle vicende del padre Genovese ha dichiarato che «sono fatti di mio padre di vent’anni fa, e in questi anni niente, vita normale, vita serena». Cantalamessa ha detto che non l’avrebbero candidato «se avessimo saputo di una parentela» ma che Genovese si è dissociato. Ma non è così perché Genovese ha detto «per noi non era niente vero, diciamo non è mai esistito niente, cioè ci sono i pentiti e basta».

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In Sicilia va forte invece Noi Con Salvini il partito personale del Capitano che è sbarcato sull’isola nel 2015 e ha imbarcato un discreto numero di riciclati. Qui la vicenda diventa farsa, con la storia incredibile di Salvino Caputo, dirigente di Noi con Salvini arrestato con l’accusa di voto di scambio. Non potendo candidare Salvino NCS ha puntato tutto sul fratello Mario presentato in lista con il nomei Caputo Mario, detto Salvino. A completare il quadro dei leghisti siciliani sotto indagine c’è anche Antonino “Tony” Rizzotto. Rizzotto è stato il primo “leghista” eletto all’Assemblea regionale siciliana e subito dopo “scoprì” di essere indagato per appropriazione indebita aggravata ai danni di un istituto di formazione di cui era Presidente. Non c’è che dire al Sud Salvini si sta dando davvero da fare, al punto che dopo le regionali del 2017 il partito è stato Commissariato e dal Nord è arrivato Stefano Candiani.

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