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Perché la Lega deve restituire 49 milioni di euro (spiegato facile, per l’ultima volta)

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Oggi alle ore 12 il ministro dell’Interno Matteo Salvini salirà al Colle per incontrare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Non è ben chiaro di cosa parlerà il Segretario della Lega. Il Quirinale ha esplicitamente escluso che si possa discutere della sentenza della Cassazione che il 3 luglio ha disposto il sequestro dei conti del partito fino al raggiungimento della somma di 49 milioni di euro. Salvini ha fatto sapere che incontrerà il Presidente per parlare del suo lavoro al Viminale; «avrò il piacere di spiegare al presidente Mattarella le tante cose fatte nel mio primo mese da ministro», ha dichiarato qualche giorno fa.

Perché il Tribunale ha disposto il sequestro dei 49 milioni di euro percepiti tra il 2008 e il 2010

Salvini nei giorni scorsi ha parlato di attacco alla democrazia da parte della magistratura perché – hanno spiegato i leghisti – con il sequestro dei 49 milioni di euro dai conti correnti sarebbe la fine della Lega. Partito che però non ha colpe e che quindi non può essere costretto a pagare quelle dei padri (come le ha definite Luca Zaia). Altri dicono che quella vicenda riguarda un’altra Lega, quella di Bossi (dove però militavano da vent’anni i vari Zaia, Salvini e Maroni) e non quella di Salvini che ha “vinto” le elezioni politiche. La storia di per sé è molto semplice: la Lega Nord non aveva diritto a quei 49 milioni di euro che ha incassato dal 2008 al 2010. Soldi che sono entrati nelle casse del partito anche tra il 2011 e il 2014, come ha documentato l’Espresso, quindi proprio durante la gestione di Roberto Maroni e Matteo Salvini.

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Il decreto di sequestro del Tribunale di Genova

Per il ministro dell’Interno, che nel frattempo ha fondato un altro partito (Lega per Salvini Premier) si tratta di «un processo politico, che riguarda fatti di 10 anni fa su soldi che io non ho mai visto». La Lega insomma, secondo Salvini e l’attuale gruppo dirigente del partito, non c’entra nulla e il sequestro preventivo disposto dal Tribunale di Genova il 4 settembre 2017 è illegittimo. La Lega ha fatto ricorso, la Cassazione con la sentenza 29923/2018 ha confermato la decisione del Tribunale. Il decreto di sequestro è diretta conseguenza della condanna in primo grado a carico dell’ex leader della Lega (e attualmente senatore nel gruppo Lega – Salvini Premier) Umberto Bossi e l’ex tesoriere Francesco Belsito per il reato di “truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche”.

La truffa aggravata sui rimborsi elettorali della Lega

Come si legge nella sentenza della Cassazione la somma di € 48.696.617,00 da sequestrare alla Lega «corrisponde al profitto – da tale ente percepito – dai reati per i quali vi era stata condanna». Questo significa che la Lega ha beneficiato dei proventi generati dal reato commesso da Bossi e Belsito (i quali ricordiamolo rivestivano cariche ufficiali all’interno del partito. A margine è interessante far notare che Bossi risulta ancora essere Presidente (“a vita”) della Lega. Il reato in questione è una truffa sui rimborsi elettorali che la Lega ha indebitamente ricevuto in base a rendiconti contabili irregolari riguardanti gli esercizi del 2008, del 2009 e del 2010 presentati alla Camera e al Senato.

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Il decreto di sequestro del Tribunale di Genova

Proprio in seguito alle elezioni politiche dell’aprile 2008 Matteo Salvini era stato eletto deputato per la prima volta (rimarrà in carica fino a luglio 2009 quando sarà eletto al Parlamento Europeo). Sostenere che Salvini non abbia mai avuto a che fare con quella Lega quindi è assolutamente pretestuoso.

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Né Bossi né Salvini (e la Lega) hanno saputo o voluto dire dove siano finiti quei soldi. Salvini ha detto che sono stati spesi tutti, Bossi ha detto di “chiedere ai Servizi”, adombrando l’ipotesi di un complotto ai suoi danni. La Lega di oggi proclama la sua totale estraneità ai fatti; eppure parte di quel denaro sarebbe stato accreditato sui conti del partito successivamente alla caduta del Senatur e del suo Cerchio Magico. Il Tribunale ha rilevato che in questo senso la Lega – pur incolpevole o in buona fede – ha beneficiato dei profitti derivanti dal reato commesso da Bossi e Belsito: «è pacifico che il movimento Lega Nord per l’Indipendenza della Padania abbia percepito, attraverso l’accredito sui conti correnti a lui intestati, il profitto dei reati commessi dai suoi rappresentanti, Bossi e Belsito con il concorso di Aldovisi Turci e Sanavio e che tale profitto, costituito dalle somme erogate ai sensi della L 2/97 e 57 /99 sia costituito da bene fungibile e quindi aggredibile indipendentemente dalla prova di nesso pertinenziale diretto con il reato». Non è vero quindi che il partito è totalmente estraneo. E del resto, se la Lega non c’entra nulla perché non si è costituita parte civile nel processo?

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