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Come Salvini ha scatenato la gogna sessista contro Carola Rackete, la capitana di Sea Watch

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È ormai un anno che Matteo Salvini è al governo come vicepremier, ministro dell’Interno e papà. Da un anno ogni volta che una nave (che sia di una Ong, della Guardia Costiera o un mercantile) soccorre qualche decina di migranti tra l’Italia e la Libia va in onda lo stesso, identico, programma. Salvini “chiude” i porti, passano alcuni giorni in cui i migranti sono costretti a rimanere a bordo (in mezzo al mare o in porto) e poi invariabilmente vengono fatti sbarcare, in Italia.

Come può un Salvini, arginare il mare?

È questo il modo in cui si chiudono i porti italiani? Ma soprattutto: è davvero così che Salvini sta governando la cosiddetta “emergenza migranti”? Certo, i dati ci dicono che il numero degli sbarchi è in calo ma questo è il frutto di accordi scellerati stipulati dal precedente governo con le autorità libiche. I rapporti del Viminale non dicono però che in proporzione agli sbarchi il numero dei morti è aumentato. E non dicono nemmeno di come gli sbarchi fantasma e le nuove rotte stiano già indebolendo la velleitaria strategia leghista.

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Ma non tutto è perduto. I migranti possono ancora essere utili a qualcosa anche se l’invasione ormai non c’è più perché Salvini ha detto che gli irregolari non sono 600mila ma solo 50mila. Il governo avrebbe potuto lavorare ad accorti bilaterali per i rimpatri, ma forse Salvini era troppo impegnato a fare campagna elettorale. E perché privarsi dell’unica argomentazione che sa essere sempre vincente?

La Lega all’attacco della Sea Watch tace sulle responsabilità del governo

Di fatto Salvini il problema dei migranti non lo vuole risolvere. Lo vuole tenere lì, bene in vista, magari a debita distanza per poter fare la voce grossa quando non ha altro da dire sulle vere questioni importanti del Paese. E allora poco importa se né la Lega né il M5S hanno detto dove intendono trovare il 23 miliardi di euro per scongiurare l’aumento dell’Iva e i 10-15 miliardi per fare la Flat Tax (che per Salvini aiuta i poveri). Chissenefrega se l’Istat ha certificato un aumento della pressione fiscale a livelli da record. Il vero nemico degli italiani è quella sbruffoncella (ma i patridioti hanno saputo dire di peggio) di Carola Rackete, la comandante della Sea Watch 3 che ieri pomeriggio ha deciso di “forzare” un inesistente blocco navale.

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Salvini e i sovranisti pestano i piedi e agitano i pugnetti in aria promettendo carcere duro, sequestro della nave e conseguente affondamento (o quanto meno la sua completa distruzione). Il ministro dell’Interno se la prende con la capitana Rackete indicandola come emblema del buonismo radical chic perché è bianca e di buona famiglia. «Ma non è che tutti quelli bianchi tedeschi e ricchi devono venire a rompere le palle in Italia» scrive sui social il Ministro. Dimenticando forse di come molti di quei “bianchi, tedeschi e ricchi” (da sempre disprezzati dagli italiani) abbiano fatto la fortuna dell’industria turistica del Bel Paese. Ma non c’è problema, ormai quelli da tempo hanno deciso di far rotta verso la Croazia o la Spagna. Carola in realtà aveva detto una cosa diversa:  «Ho potuto frequentare tre università, sono bianca, tedesca, nata in un Paese ricco e con il passaporto giusto. Quando me ne sono resa conto ho sentito un obbligo morale: aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità».

Salvini usa i migranti per attaccare l’Unione Europea

Il ministro dell’Interno dice che i migranti dovevano andare in Olanda o in Germania, perché la nave batte bandiera olandese e la Ong ha la sede in Germania. Ma dimentica che le direttive internazionali impongono lo sbarco nel porto vicino più sicuro. Questo esclude la Libia, la Tunisia e anche Malta. La Valletta è sì un porto sicuro ma  al momento del salvataggio era l’Italia ad essere il POS più vicino. Spettava a chi aveva il coordinamento dei soccorsi di indicare il POS ma i libici hanno indicato Tripoli, che non è un porto sicuro. Il salvataggio è avvenuto in quella farsa che è la zona SAR libica. Un’area che la Libia non è in grado di gestire in autonomia, tant’è che spesso e volentieri gli ordini vengono diramati dalla plancia di una nave della  nostra Marina Militare ormeggiata a Tripoli. Di fatto l’Italia opera nella zona SAR per conto dei libici.

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Salvini dice che è tutta colpa dell’Unione Europea. I suoi gli vanno dietro dicendo che bisogna uscire dall’Europa perché “imperniata sul progetto Kalergi” e altre balle sovraniste. La verità è che quelli che chiedono una riforma dei trattati non hanno mai voluto sedersi al tavolo delle trattative per la modifica del Regolamento di Dublino. Salvini ha disertato i vertici dei ministri degli Interni UE perché impegnato a fare campagna elettorale, isolando l’Italia. Ma soprattutto: la gestione dei flussi migratori e delle frontiere esterne della UE (come appunto quella a Sud della Sicilia) sono materie che sono rimaste di competenza dei singoli stati. Com’è che Salvini da un lato difende il diritto ad esercitare la nostra sovranità sui nostri confini e poi dimentica questo piccolo dettaglio dando la colpa all’Unione Europea? Già oggi, già ora, come sempre è stato, i confini nazionali “esterni” (quindi non quelli con altri stati membri) ricadono sotto la nostra esclusiva giurisdizione. Gli altri stati europei hanno senza dubbio delle responsabilità, soprattutto gli amici del “gruppo di Visegrad”, ma in ultima istanza è l’Italia sovranista che vuole che le cose rimangano così. Evidentemente però si preferisce continuare a creare “incidenti” perché fa comodo, perché distrae gli italiani dai veri problemi. Incanalare l’odio verso i migranti o Carola Rackete tiene il governo Conte al riparo dalle critiche dei suoi elettori.

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