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La resa di Salvini sul condono

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«Alla Lega non interessa nessun condono, nel contratto si parla di saldo e stralcio delle cartelle di Equitalia solo per chi ha fatto la dichiarazione dei redditi e non è riuscito a pagare tutto. Manteniamo gli impegni, rispettiamo il contratto e aiutiamo gli italiani onesti, noi saremo felici e contenti»: con una nota diffusa da Matteo Salvini prima del consiglio dei ministri si certifica la prevedibile resa della Lega sulla pace fiscale.

La resa di Salvini sul condono

Una resa che non può non ricordare le infinite polemiche dei tempi dei governi Berlusconi, quando Umberto Bossi ogni due per tre minacciava di far cadere il governo salvo poi rimangiarsi tutto al momento dei fatti. Salvini, padano nel sangue, si mette così in scia con il Senatùr e offre pure una discreta anteprima di quello che potrebbe succedere in altre occasioni, quando il gioco si fa duro e i duri si mettono a giocare. La nota di Salvini è un modo, per il Capitano, di salvare capra e cavoli ed era stata anticipata dalle dichiarazioni di stamattina, quando aveva parlato di misunderstading e fraintendimento a proposito della sceneggiata di Di Maio a Porta a Porta.

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L’articolo 9 del decreto sulla «pace fiscale» (La Stampa, 18 ottobre 2018)

Nel frattempo infatti il complotto della manina è stato perfettamente dipanato e le accuse di Di Maio erano a vanvera: nei giorni scorsi la Lega ha rivendicato in più occasioni la paternità del provvedimento, che è un condono e con le norme di cui all’articolo 9, che hanno scatenato la prima crisi politica di governo soprattutto a causa del fatto che Di Maio e gli altri non hanno capito cosa avevano votato e su cosa si erano accordati con il Carroccio.

Ma alla fine chi ha voluto il condono?

Con le parole di Salvini, che negano punto per punto quanto affermato da Garavaglia, Bitonci e Giorgetti in questi giorni la Pace Fiscale partorita in prima istanza dal governo Lega-M5S rimane orfana, come succede sempre alle sconfitte in Italia.”Ci fa molto piacere e siamo felici del no della Lega al condono. Sono amici ritrovati”, ha detto Di Maio a Palazzo Chigi prima di entrare al consiglio dei ministri.

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Pace fiscale, condono e scudo: le pietre dello scandalo (Il Sole 24 Ore, 19 ottobre 2018)

Visto come si erano messe le cose, il provvedimento era diventato indifendibile e chissà se la Lega rimarrà del proposito di fare la guerra ai grillini su Ischia e sulla RC Auto, come sembrava dalle dichiarazioni bellicose dei capigruppo leghisti ieri. Oggi Di Maio ha anche escluso il passo indietro dei grillini sugli emendamenti alla legittima difesa. C’è anche da dire che Salvini era convinto, viste le dichiarazioni di questi giorni, che la corsa dello spread fosse in qualche modo legata alle liti nella maggioranza e al rischio di instabilità. Così, lui pensa di aver chiuso il cerchio. Ma la corsa era collegata più che altro al downgrade di Moody’s e alla lettera della Commissione. L’impressione è che sui mercati si continuerà ancora a ballare.

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