Economia

Chi sono i tre tecnici nel mirino M5S

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Il MoVimento 5 Stelle rivendica la linea Casalino sui tecnici del ministero delle Finanze e mette nel mirino tre burocrati che “remerebbero contro” nascondendo risorse per il reddito di cittadinanza e per il Bengodi prossimo venturo promesso dal governo Lega-M5S.  L’ipotesi che i soldi ci siano ma siano finiti nelle pieghe del divano del salotto è la più gettonata tra i grillini, a cui non la si fa tanto facilmente. Per questo nel mirino attualmente ci sono il Ragioniere Generale dello Stato Daniele Franco, il direttore generale del Tesoro Alessandro Rivera e Roberto Garofoli, capo di gabinetto di Tria.

Chi sono i tre tecnici nel mirino del M5S

Nel caso di Daniele Franco parliamo di un sopravvissuto della gestione Padoan, che ai suoi tempi non esitò a mettersi contro Renzi. Di lui si dice che l’Unione Europea lo consideri come il canarino nella miniera: se viene fatto fuori lui, è il segno che la guerra dell’Italia a Bruxelles è iniziata. Franco, nato a Trichiana (Belluno) il 7 giugno 1953, è laureato in scienze politiche all’Università di Padova, ha un Master in organizzazione un Master of Science in economia presso l’Università di York.

Tra il 1979 e il 1994 è stato al Servizio Studi della Banca d’Italia. Dal 1994 al 1997 è stato Consigliere Economico presso la Direzione Generale degli Affari Economici e Finanziari della Commissione Europea. Tra il 1997 e il 2007 è stato capo della Direzione Finanza Pubblica del Servizio Studi della Banca d’Italia. Dal 2007 al 2011 è stato capo del Servizio Studi di struttura economica e finanziaria della Banca d’Italia.

Dal 2011 al 2013 è stato Direttore centrale dell’Area Ricerca economica e relazioni internazionali e ha rappresentato la Banca d’Italia in audizioni parlamentari e in comitati e gruppi di lavoro costituiti presso istituzioni italiane e organismi internazionali. Dal 1999 al 2007 ha presieduto il Gruppo di lavoro di finanza pubblica del Sistema Europeo di Banche Centrali.

daniele franco ragioniere dello stato

Franco non è particolarmente apprezzato dal MoVimento 5 Stelle, anche se oggi Di Maio nell’intervista rilasciata al Fatto ha detto di averlo incontrato una sola volta: a trattare con lui, finora, è stata Laura Castelli, viceministra senza deleghe all’economia che sarebbe tra i più pregiati alfieri del Metodo Rocco sui tecnici di via XX Settembre. La Castelli, un tempo caduta in disgrazia nel M5S per la rivelazione di essere stata una delle fonti di Supernova, il libro di due ex M5S che racconta segreti, bugie e videotape grillini, ha perso l’occasione di diventare ministra delle Infrastrutture ma ha mantenuto la grinta che la porta spesso a compiere mosse avventate.

Daniele Franco, Alessandro Rivera e Roberto Garofoli

E il Ragioniere-canarino ha anche un’altra “grave colpa”: ricorda oggi Repubblica che secondo una ricostruzione di Renato Brunetta, fu colui che scrisse per Draghi e Trichet la celebre lettera del 2011 dove si raccomandava una cura lacrime e sangue al governo italiano: la lettera causò indirettamente la caduta del governo Berlusconi e l’insediamento di Monti.  Tra i non simpatici c’è anche Roberto Garofoli, 52 anni, magistrato e consigliere di stato di lungo corso. E’ stato segretario generale di Palazzo Chigi con Enrico Letta, poi è passato con Padoan al Tesoro ed è stato confermato capo di gabinetto di Tria. Guarda caso anche per lui, ricorda Repubblica, con Renzi non correva buon sangue, così come con la “vigilessa” Antonella Manzione a capo del legislativo di Palazzo Chigi.

alessandro rivera
Di Alessandro Rivera si diceva, quando ancora non era diventato direttore generale del ministero, che la sua scelta avrebbe dato la certezza che Tria fosse un “infiltrato” (dell’Unione Europea) nel governo gialloverde. Rivera è entrato nel ministero di via XX Settembre poco meno di vent’anni fa. Era il responsabile della Direzione IV, quella che si occupa di sistema bancario e finanziario e degli affari legali. Ha rappresentato il ministero del Tesoro in Cassa Depositi e Prestiti ed è stato anche nominato dal Mef presidente della Società per la Gestione di Attività (Sga), il veicolo controllato al 100% dal ministero dell’Economia e nato dal crac del Banco di Napoli, che ora ha tra i suoi compiti la gestione dei crediti deteriorati delle banche venete messe in liquidazione. Per questo è stato considerato l’artefice dei salvataggi delle banche che come è noto ai 5 Stelle non sono piaciuti. Tre tecnici preparati, dal curriculum impeccabile (e senza master inventati) e che hanno litigato a più riprese anche con i predecessori dei gialloverdi. Come si permettono di fermare la marea che avanza armati solo di calcolatrice?

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