Economia

I giochi di parole di Di Maio sul reddito agli stranieri

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Luigi Di Maio rilascia oggi un’intervista a Luca De Carolis sul Fatto in cui torna a propalare la baggianata del Prima gli italiani sul reddito di cittadinanza nonostante leggi e ordinanze che non permettono questa distinzione. La parte interessante dell’intervista sul tema è però l’affermazione finale:

Troveremo risorse facendo deficit. E la manovra farà salire le pensioni minime a 780 euro e darà il reddito di cittadinanza a tutta la platea, esclusi gli stranieri.

Bel favore a Salvini.
Falso. La proposta l’avevamo già cambiata nel 2015: tenendo dentro i migranti ci avrebbe fatto saltare i conti. E poi sarebbe stato un fattore di richiamo per tanti stranieri. Ma il reddito spetterà ai residenti in Italia da dieci anni.

L’affermazione più interessante è l’ultima: se il reddito spetterà a chi risiede in Italia da almeno dieci anni, allora spetterà a chiunque risieda in Italia da almeno dieci anni (e ne possiede i requisiti). Ovvero, anche ai cittadini stranieri residenti in Italia da dieci anni.

La percentuale di stranieri nelle famiglie povere (La Stampa, 22 settembre 2018)

Ma Di Maio dice anche qualcosa di interessante sulle critiche arrivate dal M5S riguardo il caso Casalino:

C’è grande ipocrisia. Tutti ci arrabbiamo e capita di dire parolacce in conversazioni private. Ma la gente in queste ore ferma Casalino per strada e gli dice: “Andate avanti”. Hacapito il merito del problema: c’è gente che ci rema contro.

Era una conversazione di lavoro. E l’audio ha disturbato anche alcuni dei vostri parlamentari.
Rocco era arrabbiato, perché sa quello che ci succede. Quanto ai nostri eletti, ho letto alcune interviste (quelle di Luigi Gallo e Elena Fattori, ndr) e dico che anche qui ho visto ipocrisia. Sono stati eletti con un Movimento che ha detto vaffanculo nelle piazze per anni e si scandalizzano?

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