Politica

L’arrampicata sugli specchi di Di Maio sul salva-Salvini

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«Se stiamo parlando del fatto che abbiamo aspettato qualche giorno per sentire dall’Unione Europea quali paesi erano disponibili a prendere quei migranti perché se li facevi sbarcare non si faceva vivo nessuno e non ci dava una mano nessuno» così ieri a DiMartedì il bisministro, vicepremier e Capo Politico del MoVimento 5 Stelle Luigi Di Maio giustificava la decisione del suo partito di salvare Salvini dal processo per sequestro di persona aggravato.

I migranti della Diciotti usati dal governo come merce di scambio con la UE

Di Maio ha spiegato che ieri si è votato su un’azione di governo perché «il tema vero di quella decisione è che è stata una decisione di governo che ha detto “noi ritardiamo lo sbarco perché l’Europa ci deve dire in quali paesi vogliamo redistribuire i migranti“, modifica del Regolamento di Dublino che abbiamo sempre cercare di fare in questi anni e non ci siamo riusciti». Vale la pena di ricordare brevemente la cronologia degli eventi: tra il 15 e il 16 agosto 2018 la nave Diciotti della Guardia Costiera effettua un’operazione di salvataggio di 190 migranti, in prevalenza di nazionalità eritrea. Il 20 agosto la nave attracca a Catania con 177 migranti a bordo (13 erano già stati fatti sbarcare a Lampedusa in esecuzione del protocollo sanitario. Fino alla tarda serata del 25 agosto il Ministero dell’Interno decide di non indicare il POS (Place of Safety) impedendo lo sbarco dei migranti.  In totale i migranti sono stati 10 giorni a bordo della nave, cinque fermi in porto. A bordo c’erano donne che avevano subito violenze e stupri in Libia.

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Di quei 177 migranti 100 sono stati accolti dalla CEI nel centro di Rocca di Papa (in Italia) e 20 sono andati in Albania, che non è un paese dell’Unione Europea. Secondo Di Maio però il “ritardo” faceva parte di una raffinatissima strategia per  costringere in qualche modo l’Unione Europea a farsi carico della propria parte dei migranti. Gli accordi di redistribuzione prevedono però che possano essere ricollocati solo i richiedenti asilo. E per sapere se un migrante è un richiedente asilo o meno è necessario farlo sbarcare per poter “processare” la sua richiesta in un “hot spot” e dare l’avvio all’iter.  Di Maio probabilmente ignora la procedura. Oppure sta mentendo agli italiani. Non è stato quindi un problema di difesa dei confini nazionali, come invece sostenuto dai pentastellati in questi giorni. Sullo sfondo c’è l’alleanza politica tra il ministro Salvini – accusato di sequestro aggravato di persona – e i paesi del Gruppo di Visegrad, ovvero quelli che si sono sempre rifiutati di farsi carico della redistribuzione dei richiedenti asilo.

Il fallimento della trattativa Stato-Salvini sulla Diciotti

Di Maio sostiene che la richiesta fatta dal Tribunale ai Senatori sia la seguente «si chiede ai senatori la persona che ha agito o il governo che ha agito ha agito come governo nell’interesse dello Stato o perché gli andava di bloccare una nave?». In realtà la richiesta è diversa e si chiede al Senato l’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini (e non del governo) per il reato di sequestro di persona aggravato (art.605 cp). Va fatto notare che il governo non ha però modificato con alcun atto normativo la procedura di salvataggio che si conclude con lo sbarco delle persone tratte in salvo in un POS indicato dal Dipartimento per le Libertà Civili e per l’Immigrazione che fa capo al Ministro dell’Interno.

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Allo stesso tempo il provvedimento richiama come la trattativa con la UE – sulla pelle dei migranti, nemmeno Di Maio lo nasconde ormai – non aveva avuto esito positivo. Tant’è che solo Irlanda, la Conferenza Episcopale Italiana e uno stato extra-UE si erano fatti avanti per il ricollocamento. Non solo quindi le persone sono state trattenute illegittimamente a bordo della Diciotti ma il “ritardo” non è servito a nulla. Del resto solo un ingenuo potrebbe pensare che nei 5 giorni del presunto sequestro sarebbe stato possibile intavolare una trattativa sulla modifica degli accordi di Dublino. Anche in considerazione del fatto che lo stesso ministro Salvini, appena insediato, aveva annunciato il no dell’Italia alle proposte di modifica. Verrebbe da chiedersi: lo ha fatto in nome del governo? E se sì perché Di Maio ha tirato fuori la questione ieri sera?

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A rendere ancora più ridicola la difesa d’ufficio di Salvini da parte del Capo Politico del M5S c’è il fatto che nelle famose carte il Tribunale dei Ministri mette nero su bianco che «in concomitanza con il “caso Diciotti”, si era assistito ad altri numerosi sbarchi dove i migranti soccorsi non avevano ricevuto lo stesso trattamento». L’arbitrarietà della limitazione della libertà di quei migranti, unita al fatto che a bordo non c’erano “persone pericolose”, ci fa capire come tutto quello che il governo va raccontando agli italiani sia una colossale balla. Anche perché se davvero Salvini avesse tutelato interesse preminente dello Stato allora ci sarebbe un risultato concreto: il trasferimento della maggioranza dei migranti a bordo verso altri Stati Membri della UE. Quel trasferimento non c’è stato, anzi si potrebbe ipotizzare che tutta la vicenda abbia danneggiato l’immagine dell’Italia, che si è resa responsabile della violazione di numerose leggi e trattati internazionali.

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