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Le ecoballe di Lucia Borgonzoni sull’invasione dei rifiuti romani in Emilia Romagna

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Lucia Borgonzoni, la candidata della Lega alla guida dell’Emilia-Romagna ha le idee chiare, anzi chiarissime. Sulla Sanità e sull’addizionale regionale IRPEF vuole fare come il Veneto, su altre cose invece il modello Veneto viene accantonato per amor di propaganda. Il nuovo fronte è quello dei rifiuti. Ieri dallo zio Giletti Salvini ha detto che «una Roma così sporca, disorganizzata, con i topi in strada, le buche, i gabbiani, gli autobus in fiamme non l’ho mai vista». La Borgonzoni ha subito rilanciato andando all’attacco su un presunto accordo per i rifiuti romani al grido di «l’Emilia-Romagna non è la discarica del Paese».

Ma se l’Emilia-Romagna ci guadagna dallo smaltimento dei rifiuti dov’è il problema per Lucia Borgonzoni

Con chi ce l’ha la senatrice leghista? Con l’attuale presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini che a suo dire ha voluto questo famigerato accordo per “importare” i rifiuti di Roma e che rientra «nella strategia di Bonaccini per cercare di ammiccare ai vertici dei Cinque Stelle sperando di raggranellare qualche voto alle elezioni». Per qualche oscura ragione alchemica dare una mano alla Raggi a Roma trasformerebbe i rifiuti in voti per il PD alle Regionali. Eppure quando nel 2018 l’Emilia-Romagna si era offerta di “accogliere” nei termovalorizzatori di Parma, Modena e Granarolo nel bolognese 15mila tonnellate di rifiuti romani non risulta che la Borgonzoni o la Lega si fossero opposti. Del resto Salvini è uno dei più accesi sostenitori della costruzione degli inceneritori. E c’è di più: gli inceneritori, per funzionare e per produrre utili, hanno bisogno di rifiuti.

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Succede però che Bonaccini abbia smentito l’esistenza dell’accordo di cui parla Borgonzoni: «non c’è alcun accordo in essere o in discussione per importare rifiuti di Roma in Emilia-Romagna». Nessuna strategia per guadagnarsi i favori dei pentastellati. Quelli che a Parma avevano eletto il sindaco che doveva bloccare l’inceneritore che nel 2017 avrebbe dovuto accogliere parte dell’indifferenziato romano che la Capitale e il Lazio non sono in grado di smaltire. E il bello è che in passato l’indifferenziato romano, quello destinato ai termovalorizzatori, in Emilia-Romagna ci andava senza problemi, e senza che i leghisti facessero le barricate per fermarlo. La ragione è semplice: per la città che “esporta” i suoi rifiuti altrove si tratta di un costo, per gli impianti che li “importano” invece si tratta di un guadagno, visto che Roma paga circa 150 euro a tonnellata gli impianti fuori regione che si occupano dello smaltimento

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E proprio con la Raggi la Capitale aveva deciso di mandare i suoi rifiuti indifferenziati a Vienna e in Abruzzo (ma anche a Padova, dove c’è un termovalorizzatore del gruppo HERA). In Emilia-Romagna invece per il M5S costava “troppo” mandarli (sbagliando pure i conti) e AMA chiese all’Abruzzo di aprire un accordo interregionale per lo smaltimento dei rifiuti. Ora al di là del fatto che i rifiuti romani possano andare a Padova (che è in Veneto) piuttosto che a Parma è un semplice dettaglio. Quello che Borgonzoni dovrebbe capire è che per i suoi concittadini dell’Emilia-Romagna i rifiuti “altrui” rappresentano un affare perché generano profitto per gli azionisti di HERA, tra questi ci sono 118 comuni, molti dei quali si trovano in Emilia-Romagna come Bologna (che detiene il 12,599%), Modena (6,863%), Imola (7,375%) e Ravenna (6,470%). In breve: la candidata del partito che è favorevole agli inceneritori non si accorge che senza materia prima (l’Emilia-Romagna ha una percentuale molto alta di differenziata) quelle strutture non potrebbero funzionare e racconta di improbabili favori da parte di Bonaccini alla Raggi. Pecunia non olet, ma forse per la Borgonzoni il problema è proprio quello.

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