Opinioni

Quello che di Maio e Salvini non vi dicono su rifiuti e termovalorizzatori

Diceva il buon Einstein che solo due cose sembravano non avere limiti: l’Universo e la stupidità umana, ma mentre sulla prima questione aveva dei dubbi della seconda asseriva una certezza.
Per confermare questa dichiarazione di Einstein (da cui ci dissociamo) in questi giorni hanno parlato di “rifiuti” i due vicepremier che l’Italia ha avuto in dote: Matteo Salvini e Luigi Di Maio, il primo ha parlato, a proposito della Regione Campania e della gestione rifiuti, di “un termovalorizzatore in ogni provincia”, da cui si evince che, essendocene uno solo al momento, la Campania avrebbe bisogno di ben 4 termovalorizzatori, sparando una fesseria immane, il secondo, per non essergli da meno ha detto che “i termovalorizzatori sono una tecnologia superata”. Forse pensava alla Biowash di Beppe Grillo o al “ponte dove si mangia ” di Toninelli e non sapeva come superarli in fesserie.

 

 

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Se c’è una cosa su cui il mondo economico-scientifico-tecnologico è abbastanza d’accordo è la gestione del ciclo dei rifiuti, il luogo di discussione è l’ISWA, l’associazione internazionale del “waste management”, e in tutto il globo terracqueo si parla di un ciclo di rifiuti basato su:

1. Biodigestori per l’umido.
2. Recupero metalli, carta, vetro e alcuni tipi di plastica (in particolare PET e PA6)
3. Recupero dell’energia (termovalorizzazione) da tutto il resto.

L’accordo è talmente ampio che anche l’Unione Europea ha emanato una direttiva in tal senso, come anche l’EPA (Ente per la Protezione dell’Ambiente negli USA): all’interno di queste tre aree esistono varie tipologie d’impianto, ma nessuno mette in dubbio che da qui si parte, e in particolare che il punto 3 è fondamentale. Sì, ma quanto e cosa recuperare di energia? Beh, se ci concentriamo sulla Campania, visto che i due vicepremier di quello parlavano, la Campania produce circa 2 mln di tonnellate di rifiuti urbani, di cui il 35% circa di “organico”, ovvero oltre 700.000 tonnellate di umido. La sola Napoli ne produce circa 500.000 tonnellate. Indovinate Napoli quanti biodigestori ha? Ve lo dico io: ZERO. Indovinate chi si oppone alla costruzione di un biodigestore a S. Pietro a Patierno (NA)? Ve lo dico di nuovo io: il Movimento 5 Stelle. Indovinate cosa fanno oggi di quell’umido ? Ve lo dico io per la terza volta: viene “stabilizzato” e mandato a incenerimento. Di Maio spara cavolate a raffica, si oppone agli impianti che renderebbero inutili o quasi altri termovalorizzatori (ne servirebbe un altro, ma son calcoli economico-scientifici complessi, oltre a coinvolgere problematiche legislative e di altro tipo che richiederebbero un articolo a parte, per cui credetemi sulla parola). Ma perchè anche Salvini ha detto una fesseria ? Perchè i termovalorizzatori si reggono solo se bruciano una quantità X di rifiuti con potere calorifico Y e la Campania non ne produce abbastanza per giustificare simili sforzi economici, ovvero anche Salvini chiacchiera “a vanvera”.

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Il grande viaggio dell’indifferenziato romano verso discariche e inceneritori italiani

Potrei adesso annoiarvi con varie considerazioni, ma ve ne sottopongo una sola: il Movimento 5 Stelle si oppone ai biodigestori “anaerobici” per motivi ideologici, e dice che quelli “aerobici” sono migliori (se volete vedere un biodigestore anaerobico digitate su Google “biodigestore di Augusta” e poi preparate le ghiandole salivari per quando incontrate un pentastellato). Comunque alla conferenza del clima di Parigi si è deciso di chiedere il bando per un tipo di digestori, in quanto “fortemente inquinanti”. Indovinate quale tipo…. sì, esatto, quelli che piacciono a Di Maio. Colui che vive in una cabina telefonica a gettoni.

Leggi sull’argomento: Quanto ci costa la guerra tra Salvini e Di Maio sugli inceneritori