Politica

Quanto ci costa la guerra tra Salvini e Di Maio sugli inceneritori

L’Italia paga 120mila euro al giorno di multe all’Unione Europea perché il ciclo dei rifiuti in Campania non è autosufficiente ma per il MoVimento 5 Stelle bisogna puntare sulla differenziata. Peccato che in due anni e mezzo a Roma la strategia dei pentastellati non abbia prodotto nessun risultato concreto. Pensate di applicarla ad un’intera regione

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Dal luglio del 2015 l’Italia paga 120.000 euro al giorno di multe all’Unione Europea perché in Campania ci sono milioni di ecoballe stoccate in siti provvisori e non esistono impianti sufficienti a gestire in maniera autonoma il ciclo dei rifiuti. La Corte Di Giustizia Europea nel 2014 ci ha condannato a pagare 42 milioni ogni sei mesi perché abbiamo lasciato sparso sul territorio italiano 200 discariche fuori norma. È da queste semplici cifre che bisogna partire per affrontare la nuova polemica tra i due dioscuri del governo del Cambiamento. Oggi infatti Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno trovato un nuovo argomento su cui scontrarsi, per la gioia dei loro tifosi ma non – ahinoi – del Paese: gli inceneritori.

Come il MoVimento 5 Stelle ha gestito il ciclo dei rifiuti

Il Vicepremier 1 (quello leghista) ha dichiarato a Napoli che «Bisogna capire che serve un termovalorizzatore per ogni provincia» ricordando che a metà gennaio a metà l’unico impianto campano, quello di Acerra, andrà in manutenzione con il rischio di una nuova emergenza. A stretto giro di posta la replica dl Vicepremier 2 che gli «inceneritori non c’entrano una beneamata ceppa e tra l’altro non sono nel contratto di governo». Vero, ma nel contratto di governo non era nemmeno previsto il condono edilizio per Ischia. Anche il presidente della Camera Roberto Fico ha voluto dire la sua: «Mai più inceneritori, da Salvini uno schiaffo a Napoli e alla Campania». Ma allora come pensano i 5 Stelle di risolvere il problema dei rifiuti che attanaglia la Campania e Roma?

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Perché a parole sono tutti bravi a dire che si è per il “recupero” per i “rifiuti zero”. Si possono addirittura chiamare i rifiuti in un altro modo materiali post-consumo come si usa fare ultimamente a Roma ma la realtà dei fatti è un’altra. Nelle città amministrate dai 5 Stelle (ad esempio Torino e Livorno) o da ex 5 Stelle (Parma) gli inceneritori vengono usati eccome. Pure a Roma il presidente e AD di AMA (scelto dai 5 Stelle) ha chiesto il revamping – la riaccensione – dell’inceneritore di Colleferro. In altre città dove il M5S è al governo e persegue l’obiettivo della raccolta differenziata le cose sono ferme al 2015, quando va bene. Perché a Roma è anche successo che con una petizione da 5.000 firme sia stato fermato l’avvio della raccolta porta a porta. Un sistema che altrove – si veda ad esempio in provincia di Treviso – funziona così bene che il “modello Treviso” è stato inserito nel contratto di governo.

Se i comuni pentastellati usano gli inceneritori che il M5S non vuole

Tutto bello, bellissimo. È esaltante leggere Fico che propone di non utilizzare più la parola inceneritore e che  dice che bisogna puntare su nuove tecnologie, sul riciclaggio, sul riuso e sul riutilizzo. Però intanto abbiamo visto che a Roma tutta questa iniziativa non ha prodotto i risultati sperati. Qualcuno ha più sentito parlare degli impianti di compostaggio che durante la campagna elettorale stando al duo Raggi&Montanari sembravano essere sul punto di costruiti? No. I rifiuti – quando non sono per strada – vanno in discarica. E quando non vanno nelle discariche (perché gli impianti di trattamento non riescono a gestirli) vengono esportati. E a pagare sono i cittadini romani, non chi si porta i rifiuti in Austria, in Emilia Romagna o in Veneto. Già perché quello che Roma non riesce a smaltire lo smaltiscono gli altri. Evidentemente più bravi.

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Un deposito di ecoballe in Campania, alcuni sono fermi da dieci anni [Fonte: Report]
Il discorso di Fico e quello di Di Maio hanno anche un altro punto debole: si può applicare solo al futuro (non è dato di sapere quanto prossimo o remoto) e non al passato (le ecoballe) e al presente. Per le ecoballe e i rifiuti già raccolti non c’è modo di separare la frazione organica dal secco, la plastica dalla carta. Il tal quale è indifferenziato e mettersi a fare ex post tutta quella bellissima procedura di differenziazione che dovrebbe essere fatta a monte (dagli utenti, in primis) è ovviamente molto costoso.

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Il grande viaggio dell’indifferenziato romano verso discariche e inceneritori italiani

Le cose si complicano se si va a guardare chi c’è dietro ai 44 inceneritori attivi sul territorio. Chi li possiede? La maggior parte sono delle quattro grandi multiutilty italiane la a2a, Hera, Iren e la romana Acea; la società che è partecipata dal Comune di Roma e dove il M5S aveva fatto nominare l’avvocato Luca Lanzalone alla presidenza. Ma torniamo alla Campania dove Fico e Di Maio non vogliono inceneritori. Come vengono smaltiti i rifiuti? Come spiegava a Report  Andrea Abbate, direttore tecnico di Sapna – la società della città metropolitana che gestisce il ciclo dei rifiuti – una gran parte dei rifiuti di Napoli finisce negli inceneritori. Non in Campania, ma a quello di Dalmine a Bergamo.

La strada leghista e la filosofia pentastellata

Lo scontro tra Di Maio e Salvini è uno scontro tra due “filosofie” diverse. Da una parte c’è la Lega che con il ministro dell’Interno è per la soluzione immediata, ovvero gli inceneritori: «Io sono per costruire e non per i no, perché i con i no non si va da nessuna parte». Uno degli slogan di Salvini è “dalle parole ai fatti”e gli inceneritori gli consentirebbero di mantenere anche questa promessa. Dall’altra c’è il MoVimento 5 Stelle e la sua logica NIMBY  che racconta che nei termovalorizzatori viene bruciato tutto e non si fa la differenziata (falso, si brucia l’indifferenziato) e che al tempo stesso non vuole altre discariche. Nessun problema però per i pentastellati se i rifiuti campani (o romani) vengono bruciati sotto casa di qualcun altro, e non sembra che il Comune di Roma abbia fino ad oggi rinunciato ai dividendi generati dai termovalorizzatori ACEA di Terni e San Vittore del Lazio.

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C’è poi un altro discorso. Salvini ha detto che se non si fa qualcosa e si dice sempre di no alla fine il rischio è che i rifiuti li gestisca la Camorra. Di Maio ha replicato che siccome la Camorra ha investito nel business degli inceneritori è ora di dire basta agli inceneritori. Se a qualcuno ricorda l’argomentazione per il no alle Olimpiadi del 2024 a Roma per paura che i palazzinari ci facessero i loro loschi affari non sbaglia.

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Il MoVimento 5 Stelle è al governo, in Campania ha preso percentuali da record eppure ha paura di non saper gestire il rischio di infiltrazioni mafiose sugli inceneritori. Ma che garanzie ci sono che cicli dei rifiuti più virtuosi non facciano la stessa fine? Quali sono però le alternative e le iniziative del Governo del Cambiamento? Se lo chiede anche Riccardo Magi di +Europa che ricorda che solo per la condanna della Corte di giustizia Europea sul ciclo dei rifiuti in Campania «fino ad oggi l’Italia ha pagato multe per 165 milioni di euro». A quanto pare per ora la strategia di Di Maio è quella di affidarsi all’uomo del destino: «Abbiamo un ministro dell’ambiente che ha scoperto la Terra dei fuochi e conosce la Campania, quindi affidiamoci a lui».

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