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La figuraccia di Di Maio che ha mentito agli operai Whirlpool (che contavano su di lui)

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«È una settimana che ho detto a Whirlpool che siccome avevano sottoscritto un accordo con me dovevano tenere aperto lo stabilimento di Napoli», così l’ex ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio l’11 giugno in un video pubblicato su Facebook nel quale prometteva di fare chiarezza sulla decisione di Whirlpool di lasciare Napoli. «Non si prende per il culo lo Stato italiano. Non con me, non con questo governo» aveva detto l’allora bisministro e vicepremier parlando dell’annuncio di Whirlpool di vendere lo stabilimento di Napoli e lasciare a casa 430 lavoratori.

Quando Di Maio mentiva a lavoratori e sindacati

Ma Di Maio mentiva. Ha mentito ai giornalisti e agli elettori del MoVimento 5 Stelle. E quello che è peggio è che ha mentito ai lavoratori dello stabilimento di Napoli. Gli stessi lavoratori che il 4 giugno si erano radunati sotto al Ministero per sostenerlo al grido «dai Di Maio non mollare, dai Di Maio non mollare». Il problema era che lui i lavoratori li aveva già mollati da un pezzo. Lo ha confermato a In Mezz’Ora in più su Rai 3 il segretario generale della FIM-CISL Marco Bentivogli che ha dichiarato che «il ministro Di Maio ha mentito ai lavoratori. La Whirlpool mi ha detto di aver comunicato al Mise le sue intenzioni dagli inizi di aprile, ma Di Maio lo ha annunciato solo il 31 maggio, dopo le elezioni europee». Quando è esploso il “caso Whirlpool” il ministro dello Sviluppo Economico non aveva perso tempo a fare la voce grossa con l’azienda colpevole di non aver rispettato i patti.

Eppure quando Di Maio ha iniziato a fare il “duro” sapeva già da due mesi della decisione di Whirlpool di lasciare Napoli. In barba agli accordi sottoscritti al MISE nell’ottobre del 2018. Accordi sui quali evidentemente nessuno aveva vigilato. In quei due mesi il Ministero non aveva informato nessuno, nemmeno i sindacati. E per giorni a giugno il titolare del MISE ha continuato a negare di essere a conoscenza delle intenzioni dell’azienda.

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Il 13 giugno ad una precisa domanda sul fatto che ne fosse a conoscenza fin da aprile Di Maio rispondeva «ma no, assolutamente, io quello che le posso dire è che da sempre sapevamo che questo stabilimento non se la cavava troppo bene». Il giorno successivo il sito Politico.eu dava la notizia di una lettera inviata dalla Whirpool al Ministero ad inizio aprile. Il 19 aprile c’era stato un incontro al Ministero alla presenza del vice capo di Gabinetto di Di Maio, Giorgio Sorial, con Invitalia e i rappresentanti di un potenziale nuovo investitore.

Perché Di Maio non va in Parlamento a spiegare cosa è successo a Whirlpool?

Alla luce delle dichiarazioni di Bentivogli, che confermano quanto già si era scritto nei mesi scorsi, oggi Carlo Calenda ha chiesto le dimissioni di Di Maio, il quale nel frattempo è transitato al Ministero degli Esteri. Ma al di là delle dimissioni, che quasi certamente non ci saranno, sarebbe opportuno che il ministro riferisse in Parlamento sul perché ha deciso di tacere per due mesi le informazioni in suo possesso. Quanto meno per spazzare via i dubbi di chi sostiene che è stata una scelta cinica per evitare un tracollo alle Europee di maggio. Dovrebbe spiegare come mai si è arrivati ad aprile a “scoprire” da Whirpool l’intenzione di lasciare Napoli nonostante l’accordo siglato appena sei mesi prima.

E dovrebbe chiarire come mai nessuno ha vigilato sull’attuazione di quell’accordo. Tutto il resto è storia: quella di un ministro che minaccia di chiedere indietro contributi e incentivi che sapeva benissimo non essere vincolati ad un singolo stabilimento. Quella di un ministro che dopo aver fatto il duro ha finito per promettere altri milioni alla Whirlpool per restare. Anche in questo caso senza successo, perché l’azienda ha giudicato insufficiente il decreto-legge ‘Disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali’.

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