Fact checking

E alla fine Salvini “rottama” la Lega Nord dei 49 milioni di euro

Immagina di essere a capo di un partito con un’eredità pesante: 49 milioni di euro da restituire allo Stato. Come fare per evitare che continuino ad assillarti con domande sul dove sono finiti (alle quali non rispondi mai)? Semplice: crei un nuovo partito mentre quello vecchio fa da bad company e non è più affar tuo

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A Matteo Salvini, è cosa nota, sentirsi chiedere dei famosi 49 milioni della Lega Nord non fa molto piacere. Non che abbia mai risposto seriamente alle domande dei giornalisti sull’argomento. Ma una volta concluso il congresso che sancirà la nascita ufficiale della Lega per Salvini premier non dovrà più farlo. Perché quella Lega dei 49 milioni di euro non sarà più affar suo. Il Congresso del 21 dicembre darà vita ad una bad company, una Lega “cattiva” che dovrà occuparsi della questione dei 49 milioni di euro.

La bad company leghista per i 49 milioni di fondi pubblici

La vecchia Lega non può sparire, non tanto per questioni nostalgiche o perché il partito ormai non è più radicato solo al Nord ma perché deve restituire allo Stato (in comode rate) i famosi 49 milioni. Salvini però non sarà il Segretario di quella Lega per la quale verrà nominato un commissario. Il leader della Lega avrà quindi finalmente  l’alibi politico per non dover rispondere alle domande di chi gli chiede dove siano finiti quei soldi. Anche se parte di quelli sono “scomparsi” ben dopo la fine della gestione di Umberto Bossi, prima con Maroni (quello delle scope padane) e poi proprio con Salvini. Perché la vicenda è sì quella della truffa ai danni dello Stato, sui rimborsi elettorali non dovuti dal 2008 al 2010, ma l’Espresso ha documentato che non si tratta unicamente di “presunti errori” di dieci anni fa perché i soldi in questione sono entrati nelle casse del partito anche tra il 2011 e il 2014, quindi durante la gestione di Roberto Maroni e Matteo Salvini. 

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“Presunti errori di dieci anni fa”, così commentava Salvini la sentenza del Riesame

E pensare che qualche tempo fa Salvini commentando la sentenza del tribunale del Riesame che aveva accolto il ricorso della Procura di Genova sul sequestro dei 49 milioni di euro della Lega diceva che i soliti poteri forti «cercano di toglierci dai giornali, dalle tv, dalle radio, dal Parlamento. Cercano di farlo “alla turca”. Ma non ci riusciranno. In democrazia sono i cittadini con il loro voto che decidono chi vince e chi perde, non un singolo giudice. Sono proprio curioso di vedere adesso cosa dirà il Presidente della Repubblica». Alla fine a far sparire la Lega sarà proprio lui, quello che diceva che non avrebbe mollato. E a “suggerire” che questa sarebbe stata l’unica strada era stato il procuratore di Genova Francesco Cozzi che in un’intervista al Corriere nel settembre dello scorso anno aveva spiegato che «di fronte a un nuovo soggetto giuridico completamente autonomo, non potremmo fare nulla rispetto ai versamenti futuri. Anche se il neonato partito è erede del precedente dal punto di vista ideologico e politico. Bisogna sempre valutare la continuità giuridica per procedere e in questo caso salterebbe». Insomma alla fine le scope padane di Maroni sono servite prima a nascondere la polvere sotto il tappeto e poi a metterci direttamente il partito. Chissà cosa succederà in futuro, ad esempio ora che c’è la nuova Lega che fine faranno le indagini e le inchieste in corso?

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