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Il discorso di Salvini contro i senatori a vita è una ripicca meschina per le parole di Liliana Segre

salvini senatori a vita fiducia conte - 1

Matteo Salvini ieri in Senato ha voluto ribadire che lui ha uno stile diverso da quelli che oggi stanno al governo. A differenza di tanti altri politici lui è proprio uno che ha «stile, buon gusto e lealtà» e che «con coerenza, con serenità e con stile» sta lavorando al nuovo programma di governo (chissà se ci saranno anche i vari Arata e Siri tra i saggi questa volta). Perché, signori miei «lo stile è sostanza, non solo apparenza», parola di Salvini lo stiloso.

Salvini contro “la casta della casta della casta”

Ed è proprio per dimostrare il suo soverchio stile che Salvini ieri in Senato ha deciso di andare all’attacco dei senatori a vita. Colpevoli naturalmente di votare la fiducia al Conte 2 (le senatrici Cattaneo e Segre, e il senatore Monti, che ieri hanno votato sì si erano invece astenuti durante la votazione del 5 giugno 2018). Con stile il capo del Carroccio li ha definiti «la casta della casta della casta». Con chi ce l’aveva l’ex ministro? Con le senatrici Liliana Segre, Elena Cattaneo e con l’odiato Mario Monti.

salvini senatori a vita fiducia conte - 1

Conte al Senato ha raccolto 169 sì, 166 senza i tre senatori a vita che hanno partecipato al voto. Ma per Salvini quella del senatori a vita è una «figura assolutamente superata nella storia della nostra Repubblica» perché «non si può lasciare in mano a dei senatori a vita pro tempore, che vengono quando hanno tempo». Ricordate, Salvini ha un sacco di stile, è per questo che nel giorno del compleanno di Liliana Segre (che ieri ha compiuto 89 anni) il senatore leghista ha il buon gusto di ricordare che sono a vita pro tempore. E sempre perché lui di stile ne ha a pacchi lascia intendere che i senatori a vita non sono dei professionisti, piuttosto dei simpatici pensionati che vanno quando hanno tempo e voglia. Un po’ come lui quando non andava alle sedute del Consiglio Comunale di Milano (perché era europarlamentare, lui che di poltrone non ne vuole sapere) o non partecipava ai lavori del Parlamento Europeo, oppure non andava al Viminale. Ma non lasciatevi ingannare: lo faceva con stile.

Ma con chi ce l’aveva davvero ieri Salvini, che non sapeva ancora quanti voti avrebbe incassato Conte? Non c’è dubbio che il senatore della Lega non abbia gradito un passaggio del discorso della senatrice Segre che ha detto:

Mi hanno preoccupato i numerosi episodi susseguitisi durante l’ultimo anno che non di rado mi hanno fatto temere un inesorabile imbarbarimento della nostra società: i casi di razzismo, sempre più diffusi, trattati con indulgenza, in modo empatico, che quasi sembrano entrati nella normalità del nostro vivere civile, ma allarmante è anche la diffusione dei linguaggi di odio, sia nella Rete sia nel dibattito pubblico. Troppo spesso al salutare confronto delle idee si sostituisce il dileggio sistematico dell’avversario, col ricorso anche all’utilizzo di simboli religiosi, che a me fanno l’effetto di un farsesco ma pericoloso revival del Gott mit uns. A me fanno questo effetto. Forse solo a me, in quest’Aula.

A qualcuno non piace lo stile di Salvini. Quello stile che ha spesso e volentieri lisciato il pelo agli istinti razzisti più beceri, con attacchi alla “zingaraccia” di turno oppure quando ha detto alla madre di un ragazzo vittima di insulti razzisti che doveva piuttosto evitare di mettersi contro il legittimo desiderio di sicurezza degli italiani. Siamo certi che Salvini non sia razzista, il suo è uno stile, è più un modo di parlare, di ripetere slogan e frasi prive di senso compiuto alle quali i razzisti però trovano subito un significato adatto.

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