Economia

Salvini, Di Maio, Renzi, Zingaretti: indovinate di chi è la colpa se Ilva chiude

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Arcelor Mittal ha fatto sapere oggi di avere intenzione di restituire l’ILVA di Taranto allo Stato italiano recedendo dal contratto stipulato un anno fa da Luigi Di Maio. La decisione è dovuta alla questione dell’immunità penale che il MoVimento 5 Stelle ha sempre considerato un inutile regalo. La decisione non arriva certo di sorpresa, da mesi Arcelor diceva che senza lo scudo penale (previsto nel contratto) non sarebbe stata in grado di gestire l’acciaieria.

Quando la Lega votò per togliere l’immunità all’Ilva

Partiamo dal principio: dal 2012 l’ILVA è sotto sequestro e lo stabilimento non può essere gestito senza le necessarie tutele legali fino al termine del piano di risanamento ambientale. Nel decreto “salva Ilva” del 2015 varato dall’allora governo Renzi all’articolo 2 era prevista l’immunità per chi sarebbe subentrato nella gestione dell’acciaieria. Si chiamava esimente penale e veniva stabilito che «le condotte poste in essere in  attuazione del Piano di cui al periodo precedente  non  possono  dare  luogo  a responsabilità penale o amministrativa del commissario straordinario, dell’affittuario  o  acquirente e  dei  soggetti  da  questi funzionalmente delegati». Il problema è nato non tanto dalla volontà del M5S di abrogarla – perché di fatto era scaduta il 30 marzo scorso – ma da quello di non prorogarla.

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Nel frattempo è cambiato il governo, Di Maio dopo aver dato il via libera (obtorto collo) ad Arcelor ha subito annunciato che nel Decreto Crescita avrebbe fatto togliere l’immunità penale. Esattamente quella che era già scaduta. Cosa poteva fare allora il Governo? Semplice: non prorogare lo scudo penale per l’Ilva. Ed è esattamente quello che è stato fatto ad aprile scorso quando il governo gialloverde varò il decreto crescita. All’epoca la ministra del Sud Barbara Lezzi dichiarò che “in Italia nessuno può essere diverso dagli altri e lavorare con l’immunità penale”.

Quando il senatore Renzi votò a favore per la legge che conteneva l’abrogazione dello scudo per l’ILVA

Finito qui? Tutta colpa del governo precedente e di quei cattivoni di Salvini e Di Maio? Niente affatto. Perché Arcelor-Mittal protestò, il governo gialloverde ad agosto sembrava intenzionato a ripristinare l’immunità (ma il MISE smentiva) e alla fine approvò poco prima della crisi del Papeete una norma del Decreto Imprese che introduceva una forma di tutele legali “a scadenza” che avrebbe sterilizzato le azioni giudiziarie prima della scadenza del 6 settembre.lezzi ilva scudo immunità penale - 1

Tutto risolto quindi? Niente affatto perché il nuovo governo, quello con Zingaretti, Di Maio e Renzi, decise di mettere di nuovo mano allo scudo penale, cancellando l’articolo 14 del decreto imprese che aveva ripristinato l’immunità per i vertici dell’ex Ilva (badate bene, immunità per chiunque avrebbe avuto in mano l’acciaieria più inquinante d’Italia, non solo Arcelor-Mittal). Ad annunciarlo con entusiasmo l’ex ministra Lezzi che il 22 ottobre scorso ringraziava  i colleghi che avevano a suo dire ripristinato la legalità “abrogando il privilegio dell’immunità penale” e votando l’emendamento presentato dal M5S di cui era la prima firmataria.

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Inutile nasconderci che al Senato il M5S  da solo non avrebbe avuto i numeri per far passare quell’emendamento, quindi bisogna doverosamente ringraziare anche i senatori del Partito Democratico e di Italia Viva che hanno di nuovo fatto abolire l’immunità penale sull’Ilva.

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E ha buon gioco oggi l’ex ministro Carlo Calenda che ha definito “irresponsabili”  M5S, PD e Italia Viva «per aver distrutto il lavoro di anni e mandato via dal Sud un investitore da 4,2 mld, per i vs giochini politici da 4 soldi»  ad accusare anche Matteo Renzi che invece prova a smarcarsi. L’ex premier dà la colpa al governo Lega-M5S “che ha cancellato lo scudo penale”, ma racconta solo una parte di verità. Certo avranno anche messo in guarda il Ministro Patuanelli ma poi l’emendamento Lezzi è passato in Commissione. E in Aula al Senato sia in senatori del PD che quelli del partito di Renzi hanno votato la fiducia al decreto crisi aziendali, compreso il senatore Renzi. Lo stesso è accaduto alla votazione finale alla Camera. Ora è evidente che la responsabilità politica va condivisa tra tutti coloro (Lega, PD, M5S e Italia Viva) che in questi mesi hanno votato per abrogare lo scudo per l’ex ILVA. Ma ci sono due politici che sono i principali responsabili del disastro: Luigi Di Maio e Barbara Lezzi.

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