Economia

«ArcelorMittal restituisce l’ILVA all’Italia»

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ArcelorMittal restituisce l’ILVA all’Italia. Il Sole 24 Ore scrive che secondo alcune fonti romane vicine al dossier nelle prossime ore verrà comunicata la volontà di rescindere il contratto con cui il gruppo indiano ha acquistato l’impresa, ovvero, oltre all’acciaieria di Taranto, anche gli insediamenti di Novi Ligure e di Cornigliano.

«ArcelorMittal restituisce l’ILVA all’Italia»

La notizia arriva temporalmente dopo quella che voleva gli indiani pronti a dichiarare cinquemila esuberi a Taranto. In precedenza, con l’abolizione dello scudo penale che era legato all’esecuzione del Piano ambientale fino all’agosto 2023, Arcelor Mittal aveva sostenuto di essere intenzionata a chiudere lo stabilimento di Taranto a giugno. Poi gli indiani avevano cominciato a manifestare l’intenzione di rivedere il contratto Lucia Morselli, la lady di ferro che ha sostituito Matthieu Jehl, per far capire a tutti quanto l’aria fosse cambiata, aveva subito detto ai sindacati: «Va ridisegnata l’azienda. Qui bisogna cercare di guadagnare i soldi per gli stipendi».

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ILVA, la gara contestata (La Stampa 12 luglio 2018)

In pratica l’eccesso di produzione di acciaio in Europa stava portando Arcelor Mittal a prevedere un dimezzamento degli obiettivi produttivi a Taranto: da 8 milioni a circa 4 milioni. Ma in tutto il mondo c’è un eccesso di offerta: circa 550 milioni di tonnellate. Con una riduzione drastica dell’attività appariva inevitabile un taglio anche della forza lavoro: erano previsti dai 4 mila ai 5 mila esuberi. L’azienda ha in mano un accordo assai oneroso: sono previsti investimenti per 2,4 miliardi. Investimenti che dovevano essere garantiti da una produzione da 6 milioni di tonnellate annue, che dovevano arrivare fino a otto.

Oggi Ilva non riesce ad andare oltre le quattro, anche perché due degli altoforni sono chiusi per i lavori di ambientalizzazione (e un terzo era stato fermato dalla Procura). Così, hanno detto ieri i vertici di Arcelor al ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli, non si può andare avanti. Il ministro aveva capito perfettamente quanto la questione fosse delicata.

L’addio di Arcelor Mittal all’ILVA

Evidentemente le trattative con il governo non sono andate a buon fine. Di qui la decisione di chiudere di restituire ILVA allo Stato italiano. Spiega il Sole 24 Ore:

La ragione dell’invio delle lettere sia all’Amministrazione Straordinaria sia ai sindacati è di natura squisitamente tecnica: alla prima perché i diritti di proprietà dell’Ilva sono ancora in capo ad essa, dato che il contratto attuale è di affitto e si sarebbe trasformato in una cessione effettiva di proprietà soltanto il 1 maggio 2021; ai secondi perché gli oltre 10mila dipendenti dell’Ilva hanno in questo momento un contratto a tempo determinato con Arcelor Mittal, che sarebbe stato convertito in un contratto a tempo indeterminato soltanto con l’avvenuta acquisizione.

ILVA DI MAIO ITALIA
Il nuovo piano ambientale di Arcelor-Mittal per ILVA (Il Sole 24 Ore, 31 luglio 2018)

Qual è la natura di questa scelta? Una uscita definitiva dall’operazione? Oppure una, scioccante, prima mossa negoziale? In ogni caso, se nelle prossime ore verrà confermato l’invio delle lettere, si tratterebbe di una vera e propria bomba su Taranto e sulla sua comunità, sull’Italia e sulla sua manifattura.

EDIT ORE 13,55: AGI conferma l’indiscrezione:

ArcelorMittal si disimpegnerebbe dalla gestione dell’Ilva, presa in fitto dall’amministrazione straordinaria a novembre 2018. Secondo quanto si apprende da alcune fonti, che confermano indiscrezioni di stampa, la multinazionale sarebbe in procinto di inviare due lettere, una all’amministrazione straordinaria, proprietaria degli impianti, e l’altra ai sindacati, manifestando il suo intendimento. Giorni fa i vertici di ArcelorMittal, col nuovo ad Lucia Morselli, hanno incontrato i ministri Patuanelli (Mise) e Provenzano (Mezzogiorno) affermando come la crisi del mercato dell’acciaio renda difficile il mantenimento degli impegni sia contrattuali che occupazionali assunti. Il Governo, riservandosi di promuovere a meta’ novembre un nuovo vertice coinvolgendo anche i sindacati, ha dichiarato la sua disponibilita’ a individuare tutti gli strumenti utili a gestire questa fase di crisi. ArcelorMittal si e’ impegnata a fare investimenti ambientali per 1,1 miliardi, industriali per 1.2 miliardi e a pagare l’azienda, una volta conclusi i 18 mesi di fitto decorsi dall’1 novembre 2018, 1,8 miliardi di euro, da cui detrarre pero’ i canoni di fitto gia’ versati. Gli occupati sono invece 10.700 di gruppo di cui 8.200 a Taranto. A Taranto attualmente sono in cassa integrazione ordinaria per 13 settimane, dal 30 settembre, 1276 dipendenti per crisi di mercato. In attesa di completare gli interventi di risanamento prescritti dall’Aia, ArcelorMittal e’ autorizzata a produrre a Taranto 6 milioni di tonnellate di acciaio ma, per la crisi e altre vicende congiunturali, quest’anno ne produrra’ solo 4,5 milioni circa. L’azienda e’ in perdita pesante: 2 milioni di euro al giorno. Da diversi giorni circola a Taranto l’ipotesi insistente di pesanti tagli produttivi e occupazionali in fabbrica e anche stamattina diverse fonti qualificate hanno dato per imminente l’arrivo di qualcosa di rilevante.

EDIT ORE 14,02: ANSA: Oggi Am InvestCo Italy ha notificato ai commissari straordinari dell’Ilva la volontà di rescindere l’accordo per l’affitto con acquisizione delle attività di Ilva Spa e di alcune controllate acquisite secondo l’accordo chiuso il 31 ottobre. Lo si legge in un comunicato della multinazionale.

Nella lettera in cui ArcelorMittal comunica il suo recesso, si chiarisce che il contratto per l’affitto e il successivo acquisto condizionato dei rami d’azienda di Ilva e di alcune sue controllate prevede che, “nel caso in cui un nuovo provvedimento legislativo incida sul piano ambientale dello stabilimento di Taranto in misura tale da rendere impossibile la sua gestione o l’attuazione del piano industriale, la Società Ha il diritto contrattuale di recedere dallo stesso Contratto”. Con effetto dal 3 novembre 2019, “il Parlamento italiano ha eliminato la protezione legale necessaria alla Societa’ per attuare il suo piano ambientale senza il rischio di responsabilità penale, giustificando così la comunicazione di recesso”.

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