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Tutte le fregnacce di Davide Casaleggio a Porta a Porta

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Davide Casaleggio non va molto spesso in televisione a farsi intervistare. È quindi una notizia che ieri il figlio del co-fondatore del MoVimento 5 Stelle abbia accettato l’invito di Bruno Vespa di andare a Porta a Porta. Ma non basta la presenza in studio per poter parlare di intervista. Per cominciare bisogna anche rispondere alle domande del giornalista di turno. E ieri sera a Porta a Porta Davide Casaleggio ha adottato lo stesso copione che abbiamo già visto in occasione di una sua precedente apparizione televisiva a Otto e Mezzo.

Chi controlla chi gestisce il MoVimento 5 Stelle?

La prima domanda di Bruno Vespa è anche la prima alla quale Casaleggio non risponde. Vespa chiede «l’Associazione Rousseau è il padrone del MoVimento 5 Stelle, e quindi siccome lei ne è il presidente è lei il vero editore di riferimento del MoVimento 5 Stelle». Casaleggio risponde così «in realtà i padroni, gli utilizzatori e i costruttori del M5S sono gli iscritti soni i cittadini che partecipano attivamente al MoVimento 5 Stelle» e ancora «questo è un concetto del potere che è legato alle organizzazioni del Novecento che pensavano che il potere fosse una risorsa limitata. Con il M5S abbiano dimostrato che il potere è una risorsa illimitata, il potere di cambiare le cose. E questo potere è limitato solo dalla nostra immaginazione».

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Come vedete Casaleggio non ha risposto alla domanda, come se stesse parlando ad un incontro motivazionale aziendale, tant’è che che con una deliziosa supercazzola parla di altre «organizzazioni che stanno impiegando nuovi modi di organizzare le loro organizzazioni e il potere di cambiare le cose». Vespa rifà la domanda, Casaleggio attraverso Rousseau controlla quanto succede nel MoVimento 5 Stelle. Per Casaleggio invece sono gli iscritti a decidere tutti gli aspetti importanti del MoVimento 5 Stelle. Ma di nuovo, non risponde. Poco più avanti Vespa lo chiede di nuovo «che ruolo ha lei nel MoVimento 5 Stelle, è un semplice tecnico informatico come sembra sostenere Di Maio o è l’uomo più potente d’Italia come sostiene il New York Times?» Casaleggio non risponde, parla del record mondialenon certificato – della votazione online su Rousseau e della partecipazione attiva degli iscritti.

La questione dello statuto e dell’atto costitutivo del M5S

La realtà delle cose è questa: Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto Casaleggio, Presidente della Casaleggio Associati è anche Presidente dell’Associazione Rousseau. L’atto costitutivo del Movimento 5 Stelle fondato da Luigi Di Maio e Davide Casaleggio il 21.12.2017 assegna proprio a Rousseau il compito di assicurare lo svolgimento delle operazioni di “funzionamento” del M5S. Contrariamente a quanto ha detto ieri sera Davide Casaleggio quel documento non è stato reso noto pochi giorni dopo l’annuncio della nascita della nuova associazione.

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Come conferma l’avvocato Lorenzo Borrè – che ha curato le cause intentate dagli iscritti e dagli espulsi del M5S – su Facebook era lo Statuto dell’associazione «che nulla diceva sull’identità dei due fondatori e sulle dinamiche inerenti all’attribuzione delle cariche apicali e all’appalto dei servizi di comunicazione all’associazione Rousseau». Quando Vespa chiede come mai l’atto costitutivo non è stato pubblicato fino al marzo 2019 (come è scritto su tutti i giornali) e solo in seguito ad una decisione del tribunale di Genova Casaleggio svicola. Dice che l’Associazione  «l’abbiamo costituita perché era cambiata la legge elettorale» e che «dieci giorni dopo lo Statuto è stato pubblicato sul blog tant’è che gli iscritti lo hanno potuto leggere e dovevano accettarlo per iscriverlo». Ma nel partito della trasparenza e del “è tutto in Rete” gli iscritti non potevano consultare l’atto costitutivo che è stato pubblicato appena tredici mesi dopo.

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Ora si capirà che se il fondatore della nuova associazione (il cui nome non figura nello statuto) è anche il Presidente dell’associazione alla quale vengono affidati – tramite “appositi accordi” – gli strumenti informatici di gestione forse un problema di conflitto d’interessi c’è. Perché avremmo il co-fondatore di un partito che al tempo stesso presiede quella che lo stesso Luigi Di Maio definì «un’associazione privata» con la quale «non esistono collegamenti né normativi né economici» perché «l’Associazione Rousseau è un’associazione in cui noi gestiamo tutti i nostri sistemi informatici». Ma rapporti economici ce ne sono, perché i parlamentari eletti con il M5S erano tenuti a versare 300 euro al mese a Rousseau per il suo funzionamento. Dubbi espressi da Elena Fattori, ex senatrice del M5S che è stata in passato molto critica circa l’opacità sull’utilizzo dei fondi donati obbligatoriamente dagli eletti «il Movimento è stato rifondato nel 2018 da un lobbista, Davide Casaleggio, che lo gestisce attraverso Rousseau». E anche dall’ex ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti  che in un’intervista al Corriere della Sera si cheideva «che relazione c’è tra noi e un’azienda privata che non si capisce a quale titolo gestisce parte delle nostre risorse e che si inserisce nell’agenda politica?». Per Fioramonti «va benissimo un server provider che ci fa il sito web, ma questa situazione dimostra che il problema più che la leadership, è l’organizzazione del Movimento». Il tutto senza considerare quanti soci di Rousseau o ex dipendenti della Casaleggio Associati entrarono poi a far parte dello staff di Palazzo Chigi.

Casaleggio: lasciare Rousseau sarebbe come un trapianto di cuore

Ieri Casaleggio ha detto che «Rousseau è la voce degli iscritti», che però vengono consultati solo quando lo decidono i vertici. Ad esempio come mai “la voce degli iscritti” non è stata consultata in merito al voto sull’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini sul caso Gregoretti come fu fatto per il caso Diciotti? Se davvero la piattaforma Rousseau è il cuore del M5S, come dice Casaleggio, come mai funziona ad intermittenza? Ieri quando Vespa ha detto che il punto centrale è che «non è immaginabile un MoVimento 5 Stelle senza l’Associazione Rousseau» Casaleggio ha detto che «Rousseau è un metodo, è il metodo che il M5S applica», Ma potrebbe scegliersene un altro? «È sempre possibile fare un trapianto di cuore, a rischio di chi decide di farlo», risponde sibillino Casaleggio.

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Il punto è che non sembra possibile nemmeno farlo, il trapianto di cuore dal momento in cui è Rousseau che controlla la vita del partito. Ma c’è poi da considerare quanto scritto tempo fa su Facebook proprio dall’Associazione Rousseau in un post contro le “fake news”: «nel 2016 [sviluppata dalla Casaleggio Associati NdR] la piattaforma viene rilasciata e donata al Movimento 5 Stelle e la sua gestione viene affidata all‘Associazione Rousseau fondata da Gianroberto e Davide Casaleggio proprio con lo scopo di sostenere e sviluppare l’omonima piattaforma di democrazia diretta». Cosa succederebbe se il M5S decidesse di affidare la gestione di una piattaforma che secondo l’Associazione Rousseau è nelle disponibilità del partito ad un altro gestore? Ma Casaleggio è fatto così: ogni volta che gli si chiede “chi comanda nel M5S” risponde “gli iscritti”. E poi inizia a vendere il prodotto M5S-Rousseau spiegando che in tutto il mondo ce lo invidiano. Rimane una sola domanda: che senso ha invitare Casaleggio in televisione se l’unica cosa che fa è non rispondere, cambiare argomento – parlando del suo sogno di avere “fiumi balneabili” oppure dicendo che il contratto con i concessionari delle tratte autostradali era segreto anche se non è vero – e fare promozione del prodotto?

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