Politica

Ecco a voi il fondo per il sostegno del MoVimento 5 Stelle (coi soldi dei rimborsi ai parlamentari)

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Il MoVimento 5 Stelle ha risolto ieri l’annoso problema dei vitalizi dei parlamentari. O meglio: ha presentato una delibera alla Camera che se approvata porterà dal primo novembre al ricalcolo dei vitalizi dei parlamentari eletti prima del 2011. Il risparmio generato non è certo da capogiro: circa 40 milioni di euro all’anno. La macchina della propaganda del MoVimento però non può fermarsi a riposare sugli allori. Anche perché ora che c’è un governo e che sono state formate le commissioni parlamentari anche Camera e Senato (e di conseguenza deputati e senatori) inizieranno a lavorare.

La ridicola lotta del M5S ai privilegi della casta

Qualcuno si sarà forse accorto che da qualche tempo sul sito TiRendiconto?? non vengono più pubblicati gli aggiornamenti relativi alle restituzioni. L’ultimo mese rendicontato – dai parlamentari della scorsa legislatura – è quello di dicembre 2017. Mancano quindi i rendiconti per gli stipendi, le spese e le restituzioni relativi al periodo gennaio – 22 marzo 2018. In questi tre mesi inoltre nessuno nel M5S ha inserito i nominativi dei parlamentari eletti per la XVIII legislatura, sul sito tutto è fermo al 2017. Ne consegue che né i vecchi portavoce pentastellati né quelli di “recente” elezione abbiano rendicontato le proprie spese e adempiuto all’obbligo della restituzione.

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In ossequi al principio della trasparenza quannocepare il M5S ha pubblicato oggi, a tre mesi dall’insediamento del nuovo Parlamento il nuovo regolamento che naturalmente si chiama Regolamento contro i privilegi della Politica. Subito l’ex deputata Roberta Lombardi si è lanciata su Facebook in sperticate lodi del metodo e della trasparenza a 5 Stelle ricordando come durante il quinquennio 2013-2018 il M5S abbia donato agli italiani “oltre 90 milioni di euro” (la cifra aumenta continuamente).

I parlamentari del M5S sono dei privilegiati, come tutti gli altri

Alla fine della scorsa legislatura però era saltato fuori lo scandalo “rimborsopoli“, con diversi deputati senatori beccati a truccare i conti delle restituzioni. Il M5S questa volta non vuole commettere errori e quindi probabilmente non assisteremo a scene patetiche come quelle di Roberto Fico che ci spiega in televisione quanto è difficile vivere a Roma con tremila euro al mese. Oppure Alfonso Bonafede che racconta di prendere solo 2.500 euro al mese mentre Di Battista scrive a sua mamma per spiegarle che non era vero che si metteva in tasca diecimila euro di rimborsi forfetari al mese.

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Da oggi le cose saranno ancora più trasparenti di prima, promette il M5S. Ed ecco che scopriamo che quelli che “si dimezzano lo stipendio” in realtà potranno percepire uno stipendio massimo di 3.250,00 euro netti mensili (che è un po’ di più della metà di cinquemila, come è noto). Quanto andrà al fondo per il microcredito? Il regolamento stabilisce che deputati e senatori dovranno restituire un importo minimo pari a duemila euro al mese. Ovvero in linea con quello che restituivano senza troppi sforzi durante la scorsa legislatura. Viene poi posto un tetto massimo alle spese per la diaria (trasporti, vitto, alloggio e spese telefoniche) voci dove i parlamentari a 5 Stelle avevano dato prova di saper spendere e spandere senza troppo problemi (ad esempio il pauperista Di Battista a dicembre 2017 ha speso 1.814,52 euro per pranzi cene e spesa al supermercato). Chi viene da fuori Roma non dovrà spendere più di tremila euro per il proprio mantenimento, chi vive in provincia o a Roma al massimo potrà spenderne duemila. I comuni mortali, quelli non privilegiati dalla politica invece i soldi per l’affitto e per il vitto li devono far saltare fuori dallo stipendio.

Come il MoVimento 5 Stelle e Rousseau si arricchiscono grazie alla casta

Un parlamentare riceve tra i settemila e i diecimila euro al mese di rimborsi forfettari. Tolti i tremila per il “sostentamento” nella Capitale e i duemila da restituire ogni mese restano dai duemila ai cinquemila euro da poter spendere per i collaboratori. Ma non solo. Perché il regolamento prevede che ogni eletto versi mensilmente trecento euro all’Associazione Rousseau. La regola vale per i consiglieri regionali. Solo dai versamenti dei 346 parlamentari nel corso della legislatura Rousseau, un’associazione privata che formalmente non ha alcun ruolo all’interno del M5S, incasserà sei milioni di euro (1 milione e 245 mila euro ogni anno). Dal momento che dal 23 marzo al 30 giugno il regolamento non era in vigore è previsto che i nuovi parlamentari versino per i tre mesi di mandato già effettuati 950 euro (ma 300 per tre fa 900…).

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E non finisce qui perché è previsto che una parte dei rimborsi forfetari debba essere spesa «per l’organizzazione e la partecipazione ad eventi ufficiali del MoVimento 5 Stelle». Questa quota parte è calcolata in 1.000,00 al mese, che qualora non venissero spesi ogni mese dovranno essere inseriti all’interno del bonifico di restituzione. Questo però significa che il M5S – proprio come tutti gli altri partiti – prevede che i propri parlamentari possano destinare complessivamente fino a 346mila euro al mese per eventi ufficiali del partito. Soldi pubblici si intende. Che si vanno a sommare ai già generosi – e milionari – contributi che Camera e Senato versano ai gruppi parlamentari. In buona sostanza il regolamento consente ad un singolo parlamentare di devolvere 1.300 euro dei rimborsi alle attività di Rousseau e del M5S contro i 2.000 obbligatori al fondo per le PMI. Non sembra esserci molta proporzione. Non male per il partito che rifiuta i finanziamenti pubblici. E se questa è l’idea di una politica a costo zero che ha il MoVimento 5 Stelle siamo di fronte ad una farsa.

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