Politica

Tutti gli stipendi del sontuoso staff di Luigi Di Maio

Dev’essere difficile avere tre cariche, specialmente nel MoVimento che ha combattuto il cumulo di cariche. Per questo Luigi Di Maio ha bisogno di uno staff adeguato per la vicepresidenza del Consiglio che ha accettato con spirito di servizio per risollevare le sorti (e soprattutto lo spread) del Paese, così come per il ministero dello Sviluppo e per quello del Lavoro. E oggi Il Fatto Quotidiano ci racconta il triplo incarico di Di Maio con conseguente triplicazione delle poltrone degli staff, e ci spiega di come Giggetto “recluta la sua classe dirigente tra gli ex collaboratori in Parlamento, l’orbita di Casaleggio, gli amici di Pomigliano d’Arco (Napoli) e dintorni. Nei palazzi romani del potere c’è il ritorno dei campani come in epoca democristiana con gli irpini di Ciriaco De Mita”. Questa è la stagione del “cerchio vesuviano”: trattandosi di incarichi fiduciari, niente concorsi. Per la meritocrazia sarà buona la prossima volta.

Il cerchio vesuviano di Luigi Di Maio

Tommaso Rodano e Carlo Tecce ci spiegano che a Di Maio manca il capo di gabinetto a Palazzo Chigi, ma intanto nella squadra ci sono Massimo Bugani e Pietro Dettori, che portano a casa rispettivamente 80mila e 130mila euro in quanto vicecapo della segreteria particolare e stratega della comunicazione. Certo, c’è il piccolo dettaglio che in questo momento Bugani ha un doppio incarico, visto che è ancora consigliere comunale a Bologna, e il numero arriva a tre se si considera che è anche consigliere di Rousseau: ma in realtà non è vero niente, vi spiegherebbe un attivista 5 Stelle, perché il doppio incarico dipende dalla supercazzola prematurata con scappellamento a destra e quindi è tutto in regola. Con loro c’è Marco Bellezza, consigliere giuridico con compenso da 100mila euro l’anno, e proviene dallo studio Portolano Cavallo, citato come esempio di lungimiranza per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale in un rapporto della Casaleggio Associati.

pietro dettori

Il superiore di Bugani è Dario De Falco (100.000 euro), che ha studiato con Di Maio – in classe diversa, lui è dell’84 e Luigi dell’86 –al liceo classico “Imbriani” di Pomigliano d’Arco. Sara Mangieri (100.000), invece, è l’addetto stampa. Poi c’è anche Alessio Festa, funzionario di Montecitorio, prima distaccato presso lo staff del premier Giuseppe Conte (che neanche lo conosceva) e adesso nella formazione di Luigi. Al ministero dello Sviluppo c’è invece Vito Cozzoli, che era capo di gabinetto di Federica Guidi prima di essere mandato via da Carlo Calenda.  Con lui, scrive ancora il Fatto, ci sono Giancarlo Carmelo Pezzuto (consigliere fuori ruolo della Corte dei Conti). Elena Lorenzini (anche lei Corte dei Conti) e Giorgio Sorial (110.000 euro, ex deputato M5S che ha bucato la rielezione).

Il grande ritorno dei campani (come ai tempi di De Mita)

Ovviamente non finisce qui. Sempre al MISE lavora Cristina Belotti (130mila euro di stipendio) che arriva dallo staff M5S al Parlamento Europeo, quello che in tempi recenti è stato protagonista di un’epica figura di palta con Dijsselbloem. Con lei ci sono Giorgio Chiesa (ancora senza emolumenti) e Luigi Falco al ministero del Lavoro: ex collaboratore di Di Maio, anche lui napoletano. Vicecapo dell’ufficio legislativo è Enrico Esposito, quello che scriveva tweet sessisti perché stava recitando il ruolo di un personaggio da lui inventato senza però firmarli con il nome del personaggio, perché evidentemente è un ragazzo a cui piacciono le sorprese, gli enigmi e le scuse improbabili. 65mila euro di stipendio per lui, e vista la velocità con cui ha sospeso il profilo Twitter appena è scoppiata la buriana dei tweet c’è da dire che se li merita tutti. Daniel De Vito è invece capo della segreteria tecnica: anche lui è campano (di Avellino) e porta a casa 130mila euro. Di Maio ha arruolato al Mise anche Elvira Raviele (36.000), una giovane avvocata, esperta di diritto amministrativo e di contrattualistica pubblica.

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E ancora: Carmine America (36.000 euro), anch’egli studente al liceo classico di Pomigliano d’Arco, è consulente per l’estero, Sergio Bramini è consulente a 48mila euro; Francesca Mattiaci (24.000), già assistente della deputata pentastellata Marta Grande, si occupa dell’agenda del superministro; Salvatore Barca (149.000 euro) – napoletano di Volla –è stato promosso segretario generale del Mise. La sua fidanzata  Assunta “Assia” Montanino di Pomigliano d’Arco dopo qualche articolo di giornale non è più segretaria particolare al Mise, ma al Lavoro: nel passaggio ci ha guadagnato circa 400 euro all’anno, per un ingaggio totale di 72.881. Infine Giovanni Capizzuto (100.000 euro) è responsabile della segreteria tecnica di Di Maio mentre il professor Pasquale Tridico era nel governo lanciato da Di Maio prima del voto del 4 marzo, al momento è coordina i consulenti economici del pluriministro Luigi con un compenso di 35.000 euro. Anche Francesco Vanin è “esperto del ministro ” per 100.000 euro all’anno.

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