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Il vero “record mondiale” di Rousseau: è un sistema di voto che non vale niente

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«Con 56.127 voti e l’80% di consensi, su Rousseau abbiamo segnato il record assoluto di partecipazione a una votazione per il MoVimento 5 Stelle. Ed è anche il record mondiale per una votazione online in un singolo giorno per una forza politica». Non si può certo dire che Luigi Di Maio non sia uno che vede il bicchiere mezzo pieno. Dopo aver perso le elezioni europee (e le regionali in Piemonte, Abruzzo, Sardegna e Basilicata) il Capo Politico del M5S ha finalmente vinto qualcosa. Poco importa che per vincere sia dovuto andare su Rousseau, ovvero la piattaforma informatica gestita all’associazione che controlla il suo partito.

Perché Di Maio festeggia di aver preso 44mila voti virtuali quando ne ha persi sei milioni reali?

Scrive Di Maio che la “mozione di fiducia” – perché non si è certo trattato di un voto per sfiduciarlo visto che le regole del M5S prevedono tutt’altra procedura – ha ottenuto l’80% dei consensi pari a 44.849 voti su un totale di 56.127 votanti  (più o meno alla popolazione di Avellino). Significa però che un buon 20% di elettori del M5S – che quindi sono rimasti nel partito e non hanno votato Lega o PD – hanno votato contro Di Maio. Dopo i milioni di voti persi alle europee il vicepremier ha “perso” anche 11mila click.

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Ma niente paura perché non solo è una vittoria personale è anche «il record mondiale per una votazione online in un singolo giorno per una forza politica». Poco importa che si tratti di un record solo perché il M5S è l’unico partito politico a fare queste cose. Probabilmente scrivere che era il record mondiale di voti presi online da una persona che si chiama Luigi Di Maio se pur realistica come affermazione avrebbe ristretto troppo i margini di questa gara dei record. Chissà forse dal M5S chiederanno la certificazione di quelli del Guinnes World of Record. Se pensate poi che 44mila click valgano più del risultato emerso dalle urne durante una consultazione democratica allora forse avete un serio problema con la democrazia.

Ma se il M5S non funziona la colpa non è del Capo Politico?

Di Maio non è certo uno che si siede sugli allori. Come aveva promesso prima delle cliccarie garantisce che presto, tra qualche settimana, conosceremo la nuova struttura organizzativa «che per me deve prevedere compiti ben precisi in capo a persone individuate dal Movimento, penso a deleghe sull’economia, i territori, le liste civiche, le imprese, il lavoro, l’ambiente, la sanità, la tanto discussa comunicazione, tutte questioni che sono sempre state in capo a me, vista l’assenza di una struttura interna». I meno distratti ricorderanno che una stessa identica promessa era stata fatta quando Di Maio era riemerso dopo la batosta elettorale in Abruzzo. Era il febbraio del 2019.

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Qualcuno potrebbe anche chiedersi come mai nulla è cambiato. E potrebbe chiedersi se questa mancanza di cambiamento sia la causa delle sconfitte elettorali del M5S. I più ardimentosi potrebbero addirittura giungere alla conclusione che la responsabilità di questa mancanza di struttura interna sia dovuta al Capo Politico. Il quale però si è fatto (auto)assolvere dai click quindi non può essere criticato.

Tutti i buchi di Rousseau

Battuto ogni record scrivono sul Blog delle Stelle. Ma tutto questo puntare sulla votazione record online non fa altro che mettere in luce come non ci sia nessun ente terzo in grado di certificare l’esito del voto. Sarebbe un po’ come se un atleta dicesse di aver battuto il record mondiale sui 100 metri piani in uno stadio vuoto senza telecamere e osservatori esterni a cronometrare e certificare la performance. Quello che succede su Rousseau è esattamente la stessa cosa.

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E al di là della buona fede di motivi per dubitare della correttezza dello svolgimento delle operazioni di voto sulla creatura di Davide Casaleggio ce ne sono. Il primo appunto è l’assenza di un ente certificatore. Il secondo sono i continui attacchi informatici (ieri il M5S ha fatto sapere di averne sventati tre del tipo DDoS). Poi ci sono gli utenti che non riescono a votare perché il sistema “si incarta” oppure che votano cinque volte di fila. Per tacere degli hacker che sono penetrati all’interno votando al posto di altri utenti. Il Garante della Privacy ha comminato 50mila euro di multa (e prima ancora un’altra da 32 mila euro) alla piattaforma/sistema operativo perché il gestore non ha ottemperato alle richieste di messa in sicurezza dei dati personali degli utenti. Il Garante rilevava inoltre «l’esistenza di credenziali di autenticazione, con privilegi amministrativi, condivise da più soggetti», in pratica non ci sarebbe un solo amministratore il quale – lo ricordiamo – ha il potere di modificare l’esito del voto. Dulcis in fundo Il Giornale oggi rivela che da un’ispezione dell’Autorithy per la privacy è emerso che «La piattaforma Rousseau non gode delle proprietà richieste a un sistema di evoting». Insomma, mentre Di Maio festeggia il record mondiale di fatto tutti gli stanno dicendo che il suo sistema operativo non vale nulla. E se il voto su Rousseau non vale nulla sapete cosa se ne può fare Di Maio di quell’80% che lo conferma Capo Politico?

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