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A Salvini non va proprio giù che non esista il “sistema Bibbiano”

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Matteo Salvini va in giro per l’Emilia Romagna a fare video per la sua campagna elettorale imitando l’accento locale e invitando i leghisti lombardi a riempire il Paladozza di Bologna. Ma c’è qualcos’altro che tormenta i pensieri del senatore della Lega: la sorte dei bambini di Bibbiano. Perché Salvini ha un legame particolare con quei bimbi, al punto di aver fatto credere di averne portata una sul palco a Pontida. Con un certo ritardo ieri il capo della Lega ha appreso che il cosiddetto “sistema Bibbiano non esiste nemmeno per la commissione tecnica di indagine.

La differenza tra Angeli e Demoni e il “sistema Bibbiano”

Su Bibbiano c’è un’inchiesta della magistratura in corso, è quella della Procura di Reggio Emilia denominata Angeli e Demoni. A differenza di quella su Savoini e sul Metropol, che Salvini non commenta mai dicendo appunto che «c’è un’inchiesta in corso» per quanto riguarda Bibbiano il Segretario della Lega non si tira mica indietro. E così denuncia sui social che «per la sinistra» Bibbiano sarebbe “un raffreddore”. Un caso da manuale di tentativo di insabbiamento perché «tante famiglie emiliane chiedono giustizia». Quante? Salvini non lo dice, ma si intuisce che sono tante, molte più di quelle che sono direttamente coinvolti negli affidi oggetto delle indagini.

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Geniale l’utilizzo dell’emoji arrabbiato per la O di Bibbiano

Perché una cosa va detta: un conto è l’inchiesta sui presunti illeciti commessi a Bibbiano un altro è sostenere che quegli illeciti fossero la norma, un sistema comunemente adottato per stabilire gli affidi dei minori. Non è così. E a dirlo prima della commissione tecnica dell’Emilia Romagna è stato il Tribunale dei Minori di Bologna che ha esaminato cento fascicoli aperti in seguito a segnalazioni dei servizi sociali della Val d’Enza rilevando che l’allontanamento dei minori dalla famiglia è stato disposto solo in 15 casi. Di questi solo in 7 casi i genitori hanno fatto ricorso in Appello, dove la decisione è stata confermata. In quel caso Salvini era stato zitto. Non ha detto che il Tribunale dei Minori di Bologna stava insabbiando il caso. Così come non ha parlato di tentativi di insabbiamento da parte dell’associazione magistrati, che ha espresso un parere analogo. Dall’altra parte della barricata quelli che sostengono l’esistenza del “sistema” (non i magistrati di Reggio Emilia ma i politici) non sono stati in grado di portare prove che lo dimostrino. Per la cronaca “sistema” significa che tutti gli affidi vengono gestiti come gli otto oggetto dell’inchiesta di Bibbiano e che operatori ed assistenti sociali sono in grado di condizionare con le loro “menzogne” sulle famiglie la maggior parte delle decisioni dei tribunali dei minori. Cosa che non risulta essere avvenuta.

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Parla ora, dopo che la bufala era già stata raccontata da Giorgia Meloni. Ed è una bufala perché quella dichiarazione sul “raffreddore” rappresentato dal caso Bibbiano in  un sistema sostanzialmente sano è stata pronunciata dal presidente della commissione tecnica, il dottor Giuliano Limonta, che oltre ad essere un neuropsichiatra infantile è un tecnico indipendente che nulla ha a che fare con il PD o con la politica. Evidentemente per la Lega e per Fratelli d’Italia è inaccettabile la non esistenza del “Sistema Bibbiano”. E non si capisce se stanno sperando che il sistema esista solo per poter avere ragione o per poter continuare a fare campagna elettorale sulla pelle dei bambini. Non solamente quelli i cui fascicoli sono oggetto dell’inchiesta ma anche tutti gli altri che – come Greta, la bambina portata a Pontida – vengono utilizzati per far passare l’idea che in tutta Italia (non solo in Emila Romagna) il “sistema” degli affidi sia “malato” o “sbagliato”. Un’affermazione che non è suffragata da nessuna inchiesta e nessuna sentenza. Ma ormai Salvini e la Meloni (e pure il M5S) hanno deciso che a Bibbiano un sistema c’è. Solo che non sono loro a deciderlo, ma i giudici.  Con buona pace di quella senatrice leghista che vede complotti su Bibbiano ovunque.

 

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