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I veri numeri del “sistema Bibbiano”

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Sull’inchiesta che indaga sulle modalità con cui venivano decisi gli affidi dei minori di Bibbiano si è scritto molto, spesso a sproposito. Ma c’è un elemento che più di tutti lascia perplessi: i numeri dei cosiddetti “bambini rubati” o strappati. Nel gran parlare “di Bibbiano” il dato relativo ai casi oggetto dell’inchiesta Angeli e Demoni viene spesso confuso con il numero di affidi totali nei comuni che fanno parte dell’Unione della Val D’Enza o di tutta la provincia di Reggio Emilia.

Quanti sono i bambini in affido a Bibbiano e nella Provincia di Reggio Emilia?

Non è così. L’inchiesta della Procura di Reggio Emilia riguarda a vario titolo gli affidamenti (e in alcuni caso le richieste di affidamento) di una decina di minori – di cui la maggior parte non residenti a Bibbiano – avvenuti a partire dal 2015. Di questi si vedrà al termine del processo, quando inizierà, se e come gli operatori (psicologi e assistenti sociali) abbiano manipolato le testimonianze dei minori al fine di ottenere l’allontanamento dal nucleo familiare. Ma torniamo ai numeri. Nel 2016 un articolo della Stampa ripreso di recente dal Secolo XIX parlava di 1.900 minori in carico ai servizi sociali dell’Unione, un territorio che ha una popolazione di quasi sessantatremila abitanti (62.958) di cui dodicimila minori. Cifra che in base ai dati del rendiconto di gestione del 2018 va ridimensionata: nel 2016 i minori presi in carico erano 980, nel 2017 880 in circa cinquecento nuclei familiari.

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Presa in carico non significa affido: significa che il minore e il nucleo familiare sono seguiti dai servizi sociali. Gli affidi (con le varie modalità) sono solo una parte della gestione delle problematiche sociali e familiari. Nel 2017 nella Val D’Enza erano circa 300 i minori in Affidamento al Servizio Sociale con decreto tribunale dei minori. Anche in questo caso non tutti sono stati allontanati dal nucleo familiare. Intervento quest’ultimo che viene deciso ad esempio in caso di violenza o maltrattamenti. Ci poi sono ad esempio gli affidi all’interno di strutture e comunità protette, dove i minori vanno assieme alla madre. Ed altre modalità come l’affido consensuale, dove la famiglia originaria acconsente ad un progetto di affido e non c’è un intervento del Tribunale. Ci sono poi gli affidi a tempo parziale, dove il minore trascorre solo alcune ore al giorno presso la famiglia affidataria. Nel 2017 i minori in affido nei comuni della Val D’Enza erano una sessantina (12 per il comune di Bibbiano). Anche per quanto riguarda i minori seguiti all’interno del progetto sperimentale “La Cura” (che compare nelle carte dell’inchiesta) non tutti provengono dal Comune di Bibbiano.

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Non si tratta quindi di migliaia di casi come racconta certa propaganda. In primo luogo perché l’inchiesta riguarda solo alcuni affidi, in secondo luogo perché il numero degli affidi totali non raggiunge nemmeno le cifre di cui si parla tanto sui social. A meno ovviamente di non tenere considerazione il nato nazionale. Ma allora non è possibile parlare di “sistema di Bibbiano” visto che gli attori coinvolti non operano certo in tutta Italia (del resto non esiste nemmeno un unico Tribunale dei Minori). Il punto è che al di là delle modalità con cui sono stati condotti i colloqui e le intercettazioni che sono state mandate in onda in televisione le cifre del “problema” sono state di molto gonfiate. Ad esempio ieri alla Commissione speciale d’inchiesta sul sistema di tutela dei minori in Emilia-Romagna è stata ascoltata Daniela Scrittorefunzionaria del Comune di Reggio Emilia per le politiche familiari che ha fornito i dati per gli affidi della provincia di Reggio Emilia (532.872 abitanti). «Parliamo, infatti, per il 2017, di 133 casi di affidi a tempo parziale consensuale, 13 di tempo parziale giudiziale, 26 di tempo pieno consensuale e 180 di tempo pieno giudiziale» ha detto la funzionaria del Comune che ha commentato i dati dicendo che non sono “anomali”. Con le varie modalità (a tempo pieno e parziale, consensuale e giudiziale) si arriva a 352 casi: «se qui ci sono più affidi è perché li preferiamo agli inserimenti in comunità, pensiamo che la famiglia sia sempre una soluzione migliore per i bambini», ha spiegato la dottoressa Scrittore precisando che la questione del ricorso a centri privati è dovuta anche alla carenza di risorse del Servizio Sanitario Nazionale. Se vogliamo parlare “di Bibbiano” possiamo farlo, nel rispetto dei minori coinvolti, della presunzione d’innocenza degli indagati e dell’eventuale verità giudiziaria che emergerà dal processo. Se invece vogliamo parlare di una riforma del sistema degli affidi dovremmo lasciar da parte l’idea che esista un “sistema Bibbiano” a livello nazionale e smettere di criminalizzare a prescindere famiglie affidatarie, psicologi e servizi sociali. Perché non aiuta quei minori che realmente si trovano in difficoltà.

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