Politica

Cosa c’è dietro la rissa tra Marino e Raggi sulla raccolta differenziata

Quando le cose non vanno come previsto oppure le promesse fatte in campagna elettorale vengono puntualmente disattese Virginia Raggi e i suoi ripetono che la colpa è “delle amministrazioni precedenti”. La raccolta differenziata a Roma non cresce come previsto ed è ferma al palo? La colpa è di Ignazio Marino, dicono nel MoVimento 5 Stelle. Ma a mettere il naso nella monnezza romana ci si è messa anche la Corte dei Conti che ha aperto un’indagine per danno erariale. L’amministrazione Raggi però questa volta ha deciso di chiedere all’ex sindaco e ai dirigenti comunali che tra il 2013 e il 2015 si sono succeduti alla guida del dipartimento Ambiente 37 milioni di euro di risarcimento.

La raccolta differenziata a Roma è ferma

Ignazio Marino ha deciso di rispondere via Facebook alle accuse di aver provocato un danno erariale alla Capitale, spiegando in un lungo post cosa è stato fatto durante il breve periodo in cui è stato sindaco di Roma. Prima di passare alle ragioni di Marino ricordiamo però qual è la situazione attuale e come si è evoluta l’estensione della raccolta differenziata da quando il M5S si è insediato a Palazzo Senatorio. A dicembre scorso l’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale ha pubblicato la sua “Relazione annuale sullo stato dei servizi pubblici locali e sull’attività svolta nel 2017 nella quale viene mostrato come la tanto vituperata precedente amministrazione di Marino fosse riuscita a far salire la raccolta differenziata dal 31% del 2013 al 41% del 2015. Da quando il MoVimento 5 Stelle è alla guida della Capitale invece il progresso si è arrestato. Inoltre il dossier pubblicato da Legambiente Lazio ad inizio giugno 2018 evidenziava come nel corso del 2017 la differenziata fosse cresciuta solo dell’1,45% rispetto all’anno precedente.

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Prima che qualcuno se ne esca fuori con la storia che chi ha fatto quei calcoli “rema contro” il cambiamento della Capitale, è bene ricordare che i vertici dell’Agenzia – che è un ente del Comune di Roma – sono stati nominati dal MoVimento 5 Stelle. Cosa ha scritto Marino su Facebook? Sostanzialmente la stessa cosa, spiegando che «durante i mesi dell’Amministrazione Marino, dal 2013 a fine 2015, la percentuale di raccolta differenziata crebbe dal 31,1 % (Bilancio AMA 2013) al 41,2% (Bilancio AMA 2015): un incremento di oltre il 10% in uno spazio temporale assai ridotto».

Cosa aveva fatto Marino per la gestione dei rifiuti

Sempre in quel periodo Marino fece chiudere la discarica di Malagrotta, la più grande pattumiera d’Europa, gestita dal consorzio Co.La.Ri. di Manlio Cerroni. Si può fare un interessante confronto tra i progressi compiuti dalla giunta Marino nei 28 mesi in cui il sindaco del PD è rimasto in carica e quanto fatto dalla Raggi in un analogo periodo di tempo dal suo insediamento nel giugno del 2016. Marino lo scrive chiaramente: «nel 2016 la raccolta differenziata passa dal 41,2% al 42,88%: solo 1,7% di incremento. Nel 2017, dal 42,88% al 44,33%: solo il 3,4% di incremento». In quasi 28 mesi di mandato l’amministrazione a 5 Stelle ha aumentato la raccolta differenziata del 5,1%.

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Come si può vedere dal grafico i dati mostrati da Marino sono gli stessi della rilevazione effettuata dall’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale quindi non si può accusare l’ex sindaco di stare inventando numeri e percentuali, perché un ente del Comune di Roma il cui presidente è stato nominato dal MoVimento 5 Stelle ha detto esattamente le stesse cose.

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L’amministrazione Marino aveva poi posto degli obiettivi da raggiungere per gli anni seguenti. Non possiamo sapere se l’ex sindaco sarebbe riuscito a rispettare gli impegni presi con la delibera 52/2015 o se invece erano troppo ambiziosi per AMA o per Roma. Quello che è certo è che né Tronca né la Raggi sono riusciti ad avvicinarvicisi. C’è da chiedersi quindi se la richiesta di restituire soldi alle casse Capitoline verrà inoltrata anche alla stessa sindaca Raggi, visto che la raccolta differenziata non sta crescendo affatto. Sempre in quella delibera veniva fissata il piano per la partenza degli ecodistretti, in grado di gestire il gestire il totale della produzione rifiuti della città di Roma (400mila tonnellate ciascuno) il primo ecodistretto, quello di Rocca Cencia, avrebbe dovuto entrare in funzione nel 2016, il secondo ed il terzo nel 2018 ed il quarto nel 2019. Nel 2017  il M5S ha presentato (e poi ritirato) una delibera per fermare l’avvio dell’ecodistretto di Rocca Cencia. Il progetto è stato fermato definitivamente a maggio scorso dopo che la Regione Lazio ha rifiutato l’autorizzazione e l’Amministrazione Comunale aveva espresso parere negativo.

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Riguardo la richiesta di risarcimento da 37 milioni Marino ha anche voluto smentire un virgolettato riportato da Repubblica che attribuisce all’ex sindaco la frase «Richiesta ridicola quei 37 milioni. Colpe anche sue» che Marino dice di non aver mai pronunciato. A chiedersi invece se sarà anche la Raggi a dover pagare è l’ex assessora all’Ambiente Estella Marino che su Facebook ha scritto «se la Raggi se la prende con noi che abbiamo fatto quei risultati, la sua amministrazione allora quanto dovrà pagare?».

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Cassonetti strabordanti in Via Statilia (fonte: Facebook.com)

L’ex assessora precisa che la “notifica di costituzione in mora” è arrivata anche a lei e che vi si legge che è stata inviata «per l’interruzione dei termini di prescrizione» ovvero per interrompere il decorso della prescrizione in merito al presunto “debito” Roma Capitale potrebbe vantare nei confronti di Ignazio Marino e dei i suoi ex dirigenti e che «viene specificato che ancora devono essere valutate nel dettaglio responsabilità e corresponsabilità ed eventuali danni». Insomma allo stato attuale la notifica con la restituzione dei 37 milioni di euro serve solo a consentire al Comune di poter eventualmente fare in seguito la richiesta qualora venissero accertate le effettive responsabilità. Secondo Estella Marino potrebbe trattarsi di un diversivo del M5S «per distogliere l’attenzione dal fallimento ormai evidente della sua amministrazione sui rifiuti».

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